✕

L’Ucraina aspetta l’inverno con lo stallo al fronte: “Temiamo una pioggia di missili, Mosca seguirà la lezione di Hamas”

(Reuters)

 

Ascolta l'audio

Secondo gli analisti, sul terreno non cambierà molto in questi mesi. Ma la Russia sta risparmiando i razzi e tornerà a colpire massicciamente le infrastrutture energetiche, per lasciare gli ucraini al buio al gelo. Kiev però quest’anno ha una difesa aerea più potente
3 minuti di lettura

KIEV – Le brigate Dtek sono pronte alla guerra d’inverno. Non si tratta però di un nuovo battaglione creato da Kiev per fronteggiare l’offensiva russa. Sono gli ingegneri della più grande compagnia energetica ucraina, la Dtek, guidata da Rinat Akhmetov, l’oligarca dell’Azovstal e dello Shakhtar Donetsk.

L’anno scorso già a inizio ottobre il Cremlino lanciò un’ondata di attacchi contro le infrastrutture energetiche, provocando blackout, razionamenti e una corsa a comprare generatori. “Ricordo ancora il bombardamento russo del 23 novembre, fu uno dei più massicci e costrinse al buio l’80 per cento del Paese”, racconta a Repubblica Andriy Toyunda, 42 anni, capo del centro operativo delle reti di Dtek: “Accorremmo sul posto in 9, qui a Kiev, e in 6 ore riparammo quattro linee elettriche e idriche interconnesse. Non abbiamo mai paura. Dobbiamo riportare la corrente in ospedali, scuole e case e ci diciamo sempre ‘Chi altro, se non noi?’”.

…

KIEV – Le brigate Dtek sono pronte alla guerra d’inverno. Non si tratta però di un nuovo battaglione creato da Kiev per fronteggiare l’offensiva russa. Sono gli ingegneri della più grande compagnia energetica ucraina, la Dtek, guidata da Rinat Akhmetov, l’oligarca dell’Azovstal e dello Shakhtar Donetsk.

L’anno scorso già a inizio ottobre il Cremlino lanciò un’ondata di attacchi contro le infrastrutture energetiche, provocando blackout, razionamenti e una corsa a comprare generatori. “Ricordo ancora il bombardamento russo del 23 novembre, fu uno dei più massicci e costrinse al buio l’80 per cento del Paese”, racconta a Repubblica Andriy Toyunda, 42 anni, capo del centro operativo delle reti di Dtek: “Accorremmo sul posto in 9, qui a Kiev, e in 6 ore riparammo quattro linee elettriche e idriche interconnesse. Non abbiamo mai paura. Dobbiamo riportare la corrente in ospedali, scuole e case e ci diciamo sempre ‘Chi altro, se non noi?’”.

(afp)

Le infrastrutture energetiche

E quest’anno? Il 21 settembre le bombe russe hanno danneggiato una centrale termoelettrica, nei primi attacchi alle infrastrutture energetiche dopo oltre sei mesi. Due domeniche fa, mentre a Kiev suonava l’allerta aerea dopo molto tempo, veniva colpito un impianto della Dtek. Niente di più, finora. Forse i russi aspettano che si concluda questo caldo autunno, per fare ancora più male. O magari Putin vuole che ora tutta l’attenzione internazionale sia su altri missili, quelli che Israele, alleata degli Usa, lancia su Gaza, e pensa pure di rafforzare così la sua posizione di mediatore nella crisi mediorientale. Intanto il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha già avvertito: risponderemo colpendo anche noi le loro infrastrutture energetiche.


“La Russia ricorrerà al terrorismo energetico anche quest’inverno”, ci spiegano dalla Dtek, che genera un quarto dell’elettricità del Paese, gestisce il 40% della rete e dall’inizio dell’invasione è stata attaccata, nelle sue centrali, 288 volte: “Abbiamo speso 126 milioni di dollari per sistemare gli impianti, accumulato un milione di tonnellate di carbone e aiutato le Forze armate a sviluppare la difesa aerea”.

Come andò lo scorso inverno

L’anno scorso, tra ottobre e aprile, la Russia lanciò 1.200 attacchi al sistema energetico dell’Ucraina, costringendo una famiglia media, tra ottobre e dicembre, a cinque settimane senza elettricità. Tutte le centrali termoelettriche e idroelettriche vennero colpite, e il 50% del sistema fu distrutto o danneggiato, per danni complessivi di 11 miliardi di dollari, stima la Banca Mondiale. Ci sono però anche note positive: l’Ucraina ha ordinato cento nuovi trasformatori ad alta tensione e ha sincronizzato la propria rete con quella dell’Ue, così da importare energia in caso di bisogno. Ancora più importante, adesso ci sono i sistemi di difesa anti-aerea inviati dagli occidentale, che il 21 settembre hanno abbattuto quattro quinti delle minacce.

L’inverno in trincea

L’altro fronte invernale è quello del terreno, dove si assiste a un relativo stallo. Il capo dell’intelligence Kyrylo Budanov, però, ha assicurato che la controffensiva ucraina continuerà, “che sia al freddo, sul bagnato o nel fango”.


“I tank occidentali che sono arrivati nel frattempo non saranno utili, a causa dei campi minati e delle fortificazioni che i russi hanno saputo creare con maestria – ci dice Oleksiy Melnyk, esperto del Razumkov Centre – Molto più importanti sono i sistemi di difesa aerea, sebbene non siano sufficienti e la grande lezione del recente attacco di Hamas a Israele è che persino il sofisticato e mitico Iron Dome è vulnerabile, perdipiù con missili più semplici di quelli dei russi e in un territorio più ristretto rispetto all’Ucraina”.

Armi e munizioni: la situazione

“C’è poi un problema di carenza di munizioni, reso più grave dalla competizione cui potrebbe essere costretta l’Ucraina proprio con Israele”, aggiunge Melnyk, che ricorda come invece Mosca si stia rifornendo anche presso Iran e Corea del Nord e intanto, segnala il centro britannico Rusi, sarebbe ormai in grado di produrre oltre 100 missili a lungo raggio al mese, contro i 40 di un anno fa, senza parlare dei droni Shahed. Dal canto suo, invece, Kiev può contare però adesso sui missili Storm Shadows e sugli Atacms, che si sono già mostrati letali nel colpire Lugansk e Berdyansk una settimana fa.


Ma la priorità è dunque l’arrivo urgente di sistemi di difesa aerea, come i Patriot e i ricercatissimi Iris-T tedeschi. Nell’attesa, potrebbe accontentarsi degli Hawk e dei Rim-7 Sea Sparrow, che gli occidentali non usano più.

“Non penso che quest’inverno succederà molto nel conflitto, siamo nel pieno di una lunga guerra d’attrito – ci dice Taras Mokliak, analista militare ucraino – Il clima non permetterà offensive classiche, forse Kiev può avanzare sulla sponda sinistra del Dnipro, ma le due parti punteranno soprattutto sui lanci di missili, per colpire rispettivamente le infrastrutture energetiche ucraine e la flotta russo nel Mar Nero”.

Aspettando il 2024

Lo stallo può favorire alla lunga uno scenario coreano, con la divisione in due del Paese? Secondo Mokliak nessuna delle due parti è interessata a congelare il conflitto: “Questi mesi serviranno a preparare le offensive del 2024, in termini di addestramento e di produzione domestica di armi, e l’Ucraina deve stare attenta, ad Est farebbe bene a creare delle linee difensive sul modello di quelle russe di Surovikin. Mosca ha annunciato una nuova massiccia mobilitazione e può prendersi il lusso di perdere anche due milioni di soldati. Il Cremlino non può più sognare di installare un puppet regime, ma vuole ancora avanzare e distruggere l’Ucraina, renderla un posto invivibile per la popolazione, costringendola a fuggire”.

Per fare ciò, Mosca ha pronto il suo piano anche quest’inverno: “La Russia, la cui economia non è stata quasi toccata dalle sanzioni, sta accumulando un numero enorme di razzi da lanciare all’improvviso, tutti insieme, sulle infrastrutture energetiche ucraine. Avete visto che successo ha avuto Hamas il 7 ottobre? Penso che a Mosca abbiano preso nota”.

Leggi i commenti