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Chiapas, il subcomandante Marcos esce di scena con una poesia: “Continuate a combattere”

Il Subcomandante Marcos

 
Nel 2014, il celebre leader del movimento zapatista lasciò le redini dell’Ezln e assunse il nome di sub comandante Galeano. Ora, con una poesia, si è liberato anche di questa identità. Un passaggio di testimone alle nuove generazioni di guerriglieri, in una terra minacciata dai cartelli del narcotraffico
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Dopo quasi dieci anni di silenzio, il subcomandante Marcos, anima e guida del movimento zapatista in Chiapas, Messico, torna a farsi vivo con una lettera nella quale annuncia la morte del suo alter ego, il sub comandante Galeano. È un nome che aveva assunto dopo aver ceduto le redini dell’Ezln nel 2014 al subcomandante Moisés, primo sostituto della nuova generazione. Un gesto importante. Ironico e polemico al tempo stesso, è spiegato in una delle tante poesie piene di doppi sensi e significati che ha scritto in tutti questi anni. Racchiude il suo lascito. Definitivo.

Anche l’ultima volta, l’uomo di cui si è a lungo favoleggiata l’identità (sebbene più fonti lo indichino come Rafael Sebastián Guillén Vincente, ex docente di Filosofia, 57 anni il prossimo 19 giugno, sempre coperto da un passamontagna e dalla fedele pipa in bocca) aveva decretato la sua “morte” prendendo le distanze dal movimento di resistenza indigeno. Lo fa di nuovo, con una lettera in cui chiede che il nome di Galeano,…

Dopo quasi dieci anni di silenzio, il subcomandante Marcos, anima e guida del movimento zapatista in Chiapas, Messico, torna a farsi vivo con una lettera nella quale annuncia la morte del suo alter ego, il sub comandante Galeano. È un nome che aveva assunto dopo aver ceduto le redini dell’Ezln nel 2014 al subcomandante Moisés, primo sostituto della nuova generazione. Un gesto importante. Ironico e polemico al tempo stesso, è spiegato in una delle tante poesie piene di doppi sensi e significati che ha scritto in tutti questi anni. Racchiude il suo lascito. Definitivo.

Anche l’ultima volta, l’uomo di cui si è a lungo favoleggiata l’identità (sebbene più fonti lo indichino come Rafael Sebastián Guillén Vincente, ex docente di Filosofia, 57 anni il prossimo 19 giugno, sempre coperto da un passamontagna e dalla fedele pipa in bocca) aveva decretato la sua “morte” prendendo le distanze dal movimento di resistenza indigeno. Lo fa di nuovo, con una lettera in cui chiede che il nome di Galeano, da lui preso in prestito da un guerrigliero ucciso il 2 maggio del 2014 in un’imboscata tesa da un gruppo contadino rivale, continui a restare vivo.

Lo scritto, una sorta di poesia che esprime l’indole intellettuale e spesso teatrale del subcomandante Marcos, arriva alla vigilia dei 40 anni dalla nascita dell’Ezln e a 30 dall’inizio della lotta armata. Segna un passaggio di mano verso le nuove generazioni anche se il comando, come dicono molti, appare destinato alle donne, sulla falsa riga di quello che è accaduto con i curdi a cui il movimento zapatista si sono spesso ispirati.

“Il Sub Galeano è morto. È morto come ha vissuto: infelice”, inizia la lettera pubblicata sul portale dell’organizzazione e riportata da El Pais. Un incipit che ricalca lo stile acido e paradossale tipico degli scritti di Marcos sin dagli anni ‘90 del secolo scorso. La firma è del “Capitan Insurgente Marcos”, carica di ex vicecomandante che l’icona della battaglia zapatista aveva autoassunto quando nel 1994 aveva lasciato la guida del movimento in polemica con il nuovo corso assunto dall’Ezln. “Certo”, continua, “ho avuto cura, prima di morire, di restituire il nome all’uomo che lo aveva ereditato dal maestro Galeano. Raccomando di tenerlo in vita, cioè di combattere. Questo significa che Galeano continuerà a camminare su queste montagne”.

Il nuovo “decesso”, simbolico più che reale, sancisce il passaggio di consegne che era già nell’aria. Ma lo ribadisce con un gesto che vuole essere una firma autografa. L’uscita di scena, forse legata a non buone condizioni di salute, spesso smentite, apre le porte ai figli e alle figlie dei guerriglieri insorti trent’anni fa: generazioni di ragazzi cresciuti nelle loro comunità indipendenti, isolati dal resto del mondo, pronti adesso a ridare vita a un’organizzazione asfittica.

Ci sono molti segnali in questo senso. Nel maggio scorso, dopo l’ennesimo attacco da parte di un gruppo paramilitare contro una delle comunità della zona, l’Ezln diffuse un comunicato con termini da ultimatum. Lanciava l’allarme su cosa era diventato il Chiapas, preda dei Cartelli che lo avevano trasformato nel nuovo hub del narcotraffico. “La nostra terra”, dicevano gli zapatisti, “è sull’orlo di una guerra civile, con paramilitari e sicari dei vari Cartelli che combattono per la piazza e gruppi di autodifesa, con la complicità dei governi Rutilio Cadenas (il governatore del Chiapas) e Obrador”.

Il 22 ottobre il sito del movimento aveva pubblicato un testo sotto forma di allegoria. Si intitolava “I motivi del lupo” e riprendeva una poesia scritta nel 1913 dal nicaraguense Rubén Dario: la favola di un animale affamato, odiato e maltrattato dagli abitanti del paese che cerca di avvicinarsi agli esseri umani ma finisce per isolarsi tra le montagne vicine in fuga dall’odio e dalla violenza. Anche questa è considerata opera del guerrigliero.

Il subcomandante lascia lo scettro ma non i suoi scritti. Non parlerà più, non apparirà in pubblico, non detterà la linea. Resta nell’ombra, come ha fatto negli ultimi 10 anni. Questa volta liberandosi dei nomi presi in prestito da altri eroi. La metamorfosi si è conclusa. Adesso il destino del popolo indigeno a cui ha dato una storia, un’immagine e un riscatto passa di mano. Alcuni pensano con una linea più radicale, imposta dalla violenza e dal caos che regnano in Chiapas. Bisognerà vedere con quale risultato.

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