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L’accerchiamento delle corazzate israeliane che prepara la battaglia di Gaza

Un veicolo corazzato israeliano in una località vicina alla Striscia di Gaza

 
I mezzi dell’Idf aprono i percorsi dell’offensiva di terra: i generali temono che Hamas si comporti come Hezbollah in Libano nel 2006
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Come in un assedio d’altri tempi, le colonne corazzate israeliane stanno chiudendo gli accessi alla parte Nord di Gaza e costruiscono strade destinate ad alimentare la macchina bellica per settimane. Scavano il terreno in profondità, non soltanto per rendere solide le piste dove passano i Merkava da sessanta tonnellate: vogliono la certezza che il suolo non nasconda ordigni e uscite dei tunnel.

I generali infatti temono che i miliziani di Hamas si comporteranno come Hezbollah in Libano nel 2006: lasceranno passare i tank per colpirli alle spalle in un secondo momento, con mine che esplodono sotto i cingoli e squadre suicide che sbucano all’improvviso dai cunicoli. I bulldozer blindati D9 sono onnipresenti nei filmati diffusi dai due schieramenti.

Aprono i percorsi da cui i carri armati tengono sotto tiro i palazzi in modo da coprire i movimenti del resto delle truppe; spianano le case per realizzare depositi di munizioni e zone di riposo per i soldati; accumulano terrapieni per l…

Come in un assedio d’altri tempi, le colonne corazzate israeliane stanno chiudendo gli accessi alla parte Nord di Gaza e costruiscono strade destinate ad alimentare la macchina bellica per settimane. Scavano il terreno in profondità, non soltanto per rendere solide le piste dove passano i Merkava da sessanta tonnellate: vogliono la certezza che il suolo non nasconda ordigni e uscite dei tunnel.

I generali infatti temono che i miliziani di Hamas si comporteranno come Hezbollah in Libano nel 2006: lasceranno passare i tank per colpirli alle spalle in un secondo momento, con mine che esplodono sotto i cingoli e squadre suicide che sbucano all’improvviso dai cunicoli. I bulldozer blindati D9 sono onnipresenti nei filmati diffusi dai due schieramenti.

Aprono i percorsi da cui i carri armati tengono sotto tiro i palazzi in modo da coprire i movimenti del resto delle truppe; spianano le case per realizzare depositi di munizioni e zone di riposo per i soldati; accumulano terrapieni per le batterie dei cannoni semoventi. Un reticolo di opere mostrate nei video delle Israeli Defence Forces per rendere chiaro che l’attacco sarà lungo e devastante. Il doppio viale parallelo costruito sulla spiaggia trasforma anche il litorale in un avamposto israeliano e ieri mattina i tank sono sbucati sulla Salah ad-Din, la lunga arteria che taglia la Striscia da nord a sud. Il filmato di un giornalista palestinese mostra un Merkava sparare contro una vettura civile che cercava di fare inversione.

Accanto c’era una ruspa: stavano costruendo uno sbarramento con blocchi di cemento per chiudere ogni via di fuga da Gaza City. Le immagini sono state riprese a sei chilometri dalla frontiera: entro oggi l’accerchiamento sarà completato, a pochi chilometri dal fosso del Wadi Gaza indicato da Israele come il limite dell’offensiva per cancellare “l’organizzazione di Hamas”. Tra poche ore gli abitanti che non sono riusciti ad andare via – decine se non centinaia di migliaia - saranno prigionieri di un gigantesco campo di battaglia.

I combattenti jihadisti hanno cercato di contrastare le avanguardie con i missili Dehlavieh, la copia iraniana dei Kornet russi: a due uomini addestrati basta un minuto per montare un lanciatore, capace di forare qualsiasi corazza a oltre tre chilometri di distanza. Sono la prima linea della difesa e in queste ore la caccia ai Dehlavieh è la priorità dei comandi israeliani: il bollettino di guerra tra i nemici uccisi cita due capi delle unità anti-tank del Battaglione Tafah, l’unità scelta che presidia Gaza City. Appena i droni individuano l’accensione dei puntatori laser scatta l’allarme.

Alcune postazioni sono state affrontate con scontri diretti: si vedono terrazzi crivellati dalle raffiche delle mitragliere e finestre centrate dai razzi portatili dei commandos. In altri casi il compito è stato affidato agli elicotteri Apache: la notte è stata squarciata dal suono dei cannoni a tiro rapido. Spesso interviene l’aviazione: si vedono aerei colpire nell’oscurità a soli quattro metri dai veicoli israeliani. Di giorno, soldati e mezzi che si muovono nelle pianure creano una barriera con fumogeni che distorcono il raggio laser della guida dei missili. I bombardamenti proseguono in tutta la Striscia e Hamas dichiara che domenica sono state uccise 304 persone, portando il totale a oltre ottomila, tra cui 3.457 bambini.

Delle perdite israeliane si sa pochissimo: si parla di un ufficiale ferito da un ordigno Ied e di un altro colpito da un cecchino. Gli scontri più duri però sono attesi nei prossimi giorni, quando i miliziani usciranno dai loro rifugi. Per questo l’attacco viene condotto solo da tank e da fanti chiusi nei gusci d’acciaio cingolati dei Nemer e dei Puma: «In una situazione in cui le sorprese sono altamente probabili – ha scritto il generale australiano Mick Ryan -, è sempre preferibile mettere molte corazze tra i soldati e la fonte delle sorprese».

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