Tampon tax, cosa succede nel resto del mondo
di Benedetta PerilliC’è chi, come la Catalogna, in tema di donne e diritto ai prodotti igienici ha fatto un passo talmente avanti da includere anche la tutela dell’ambiente garantendo la gratuità su tutti gli articoli riutilizzabili – coppette, assorbenti o slip – a partire dal terzo trimestre 2024. O chi, come la pioniera Scozia, dal 2022 ha applicato la legge sulla distribuzione degli assorbenti che rende un diritto averli gratuiti all’interno delle strutture pubbliche.
Anche l’Europa ci ha messo del suo nel tentativo di combattere quella che viene definita la povertà mestruale, o period poverty, ovvero quella condizione che colpisce chi non può gestire il ciclo mestruale con dignità per problemi economici o sanitari. Per la Banca Mondiale si tratta di un quarto delle donne e delle ragazze in età mestruale nel mondo, ovvero circa 500 milioni di persone.
(dati aggiornati al 2023)
La direttiva europea
Nell’aprile 2022 l'Unione Europea ha rivisto la direttiva che consentiva agli Stati membri di rid…
C’è chi, come la Catalogna, in tema di donne e diritto ai prodotti igienici ha fatto un passo talmente avanti da includere anche la tutela dell’ambiente garantendo la gratuità su tutti gli articoli riutilizzabili – coppette, assorbenti o slip – a partire dal terzo trimestre 2024. O chi, come la pioniera Scozia, dal 2022 ha applicato la legge sulla distribuzione degli assorbenti che rende un diritto averli gratuiti all’interno delle strutture pubbliche.
Anche l’Europa ci ha messo del suo nel tentativo di combattere quella che viene definita la povertà mestruale, o period poverty, ovvero quella condizione che colpisce chi non può gestire il ciclo mestruale con dignità per problemi economici o sanitari. Per la Banca Mondiale si tratta di un quarto delle donne e delle ragazze in età mestruale nel mondo, ovvero circa 500 milioni di persone.
(dati aggiornati al 2023)
La direttiva europea
Nell’aprile 2022 l'Unione Europea ha rivisto la direttiva che consentiva agli Stati membri di ridurre l'Iva sui prodotti sanitari soltanto del 5% permettendo così ai Paesi di azzerare completamente la tampon tax, ovvero l’imposta che la maggior parte dei Paesi applica ad articoli come assorbenti e coppette mestruali rendendoli di fatto prodotti non di prima necessità.
Il passo indietro dell’Italia
In Italia il governo Draghi aveva ridotto l’aliquota dal 22% al 10% e un ulteriore passo in avanti era stato fatto dalla legge di bilancio del governo Meloni che lo scorso anno l’aveva abbassata al 5%. Una misura che però, secondo quanto motivato dall’esecutivo, avrebbe mancato l’obiettivo di portate all’abbassamento del prezzo di questi prodotti. Di qui la decisione di riportare l’imposta al 10% contenuta nella nuova manovra.
Il Kenya pioniere della distribuzione gratuita
Nel 2004 il Kenya è stato il primo Paese al mondo ad abolire l'Iva sugli assorbenti, inoltre la distribuzione gratuita nelle scuole è inclusa nel bilancio annuale anche se secondo gli attivisti la fornitura è discontinua. In altri Paesi africani, come Sudafrica, Botswana e Zambia, gli assorbenti sono forniti gratuitamente nelle scuole. La Tanzania aveva eliminato l’imposta per poi reintrodurla nel 2019.
Quali Paesi hanno eliminato la tampon tax
Secondo una ricerca della Thomson Reuters Foundation, sull’esempio del Kenya almeno altri 17 Paesi hanno lavorato all’eliminazione della tampon tax. Tra gli ultimi ad approvare leggi per abolirla ci sono Messico, Gran Bretagna e Namibia. L’unico Paese europeo che l’ha azzerata è l’Irlanda.
Dal 27% dell’Ungheria al 3% del Lussemburgo
Lo spettro delle aliquote applicate in Europa ai prodotti igienici femminili varia da Paese in Paese. Si va dall’imposta massima dell’Ungheria, al 27%, passando a quelle che restano sopra il 20% come in Croazia, Danimarca, Svezia, Finlandia, Grecia, Bulgaria. Come l’Italia, ad applicarla al 10% è la Slovacchia, mentre Malta, Cipro, Francia, Polonia la tassano al 5%. La Spagna l’ha portata al 4% mentre la più bassa d’Europa, al 3%, è quella del Lussemburgo.
Cosa succede negli Stati Uniti
In ventidue stati americani i prodotti mestruali sono ancora soggetti a un'imposta generale sulle vendite (la Gst) simile all'Iva che viene applicata a tutti i beni e servizi di consumo. Il primo a eliminarla, nel 1981, è stato il Minnesota seguito dieci anni dopo dalla Pennsylvania. Negli anni successivi sono stati numerosi gli stati a azzerare la tassazione sugli assorbenti fino all’ultimo, il Texas, dove la legge è entrata in vigore lo scorso settembre.
L’assenza dei dati sulla povertà mestruale in Italia
“Il vero problema, almeno in Italia, rimane l’assenza dei dati senza i quali non riusciamo a capire qual è l’entità del problema e quindi non si possono attivare delle politiche efficace. Senza dati i fenomeni rimangono invisibili”, spiega Giulia Sudano, presidente e fondatrice del think tank femminista Period che si occupa di dati di genere.
E poi aggiunge: "In altri Paesi del mondo studiano il fenomeno della period poverty ma non in Italia: si stima a livello globale che una donna su dieci abbia difficoltà a reperire prodotti sanitari per il ciclo. Ma in Italia non ne abbiamo idea. D’altronde quello che si sceglie di rilevare è una scelta politica”.
Il congedo mestruale
Strettamente legate alle politiche sull’abolizione della tampon tax ci sono quelle per l’introduzione del congedo mestruale, ovvero il permesso di astensione dal lavoro sovvenzionato dallo Stato, con certificato medico, per chi soffre di mestruazioni dolorose e invalidanti. Una misura inedita in Europa che ha un precedente storico in Giappone, dove esiste dal 1947, e che è diventato legge in Spagna lo scorso febbraio nell’ambito della riforma sulla salute sessuale che prevede anche la distribuzione di assorbenti gratuiti nelle scuole, nelle carceri e nelle strutture pubbliche.
“Nonostante la patologia del ciclo mestruale doloroso interessi circa 3 milioni di donne in Italia, da noi il congedo mestruale rimane ancora un argomento tabù e non abbiamo dati specifici sulle conseguenze del ciclo mestruale sull'assenteismo a scuola e sui luoghi di lavoro”, aggiunge Sudano ricordando che sul tema, alla Camera, nel 2016 è stata presentata una proposta di legge da parte dei deputati Mura, Sbrollini, Iacono e Rubinato poi ripresa lo scorso febbraio.