✕

In azione Arrow, il grande scudo contro i missili iraniani

Ecco come funziona la tecnologia di protezione più avanzata al mondo usata dall’esercito israeliano per abbattere gli ordigni che vengono da Yemen e Iran. Il grande interrogativo: come fronteggiare uno “sciame” di dardi supersonici
3 minuti di lettura

Nel vortice di notizie drammatiche che arrivano dal Medio Oriente, il comunicato israeliano che ieri annunciava l’esordio in azione del sistema Arrow è passato quasi inosservato. Eppure si tratta di una rivoluzione, non soltanto tecnologica, ma anche strategica perché può influire sugli equilibri di potere dell’intera regione. L’Arrow usato dalle Israeli Defence Forces per abbattere uno degli ordigni scagliati dagli Houthi yemeniti è infatti il più avanzato scudo anti-missile esistente al mondo, finora mai utilizzato contro un bersaglio reale. E questo per la prima volta offre a Israele una concreta protezione contro l’arsenale di ordigni a lungo raggio accumulato dall’Iran e dai suoi alleati: teoricamente, da ieri sono tutte lance spuntate.

Oltre la Cupola di Ferro

Da anni si parla di Iron Dome, la “Cupola” che distrugge i razzi sparati da Hamas o da Hezbollah. Arrow ha una missione infinitamente più complessa. Deve misurarsi con armi balistiche che viaggiano fuori dall’atm…

Nel vortice di notizie drammatiche che arrivano dal Medio Oriente, il comunicato israeliano che ieri annunciava l’esordio in azione del sistema Arrow è passato quasi inosservato. Eppure si tratta di una rivoluzione, non soltanto tecnologica, ma anche strategica perché può influire sugli equilibri di potere dell’intera regione. L’Arrow usato dalle Israeli Defence Forces per abbattere uno degli ordigni scagliati dagli Houthi yemeniti è infatti il più avanzato scudo anti-missile esistente al mondo, finora mai utilizzato contro un bersaglio reale. E questo per la prima volta offre a Israele una concreta protezione contro l’arsenale di ordigni a lungo raggio accumulato dall’Iran e dai suoi alleati: teoricamente, da ieri sono tutte lance spuntate.

Oltre la Cupola di Ferro

Da anni si parla di Iron Dome, la “Cupola” che distrugge i razzi sparati da Hamas o da Hezbollah. Arrow ha una missione infinitamente più complessa. Deve misurarsi con armi balistiche che viaggiano fuori dall’atmosfera e poi piovono a terra a oltre diecimila chilometri l’ora. Deve bloccare missili e non razzi: apparati che hanno un sistema di guida e, in alcuni casi, la capacità di compiere manovre per sottrarsi alle difese. Deve colpirli molto lontano, preferibilmente ad altissime quote, perché potrebbero avere ogive con veleni chimici e - in futuro - testate atomiche.
La “Freccia” progettata dalla Iai (Israeli Aerospace Industries) fa tutto questo, con prestazioni straordinarie e costi altrettanto elevati. L’ultima versione “Arrow 3” può intercettare missili fino a 100 chilometri di altezza; tanto in su da riuscire a distruggere persino i satelliti in orbita. E lo fa correndo a nove volte la velocità del suono a una distanza di quasi 200 chilometri: l’obiettivo viene raggiunto dopo una manciata di secondi e poi inseguito grazie a un sensore all’infrarosso che ne vede il calore. Il vecchio modello aveva una carica di esplosivo che crivellava di schegge l’ordigno nemico anche a 40-50 metri di distanza; il nuovo invece spezza i bersagli con l’energia cinetica della velocità. Il radar che gestisce i lanci è in grado di avvistare gli incursori fino a 900 chilometri di distanza, molto oltre i confini dello Stato ebraico.

Il prezzo è enorme, tanto che Israele ha comprato solo due batterie della “Arrow 2” e una della sua evoluzione. La Germania ne ha appena ordinata una: la pagherà quattro miliardi di euro. Ogni missile viene tre milioni. “Il sistema è stato concepito proprio per stroncare minacce come i missili lanciati ieri dallo Yemen - ha detto Uzi Rubin, capo dello staff di progettisti - . Ma la buona notizia è che adesso possiamo mettere l’Iran e il resto della regione di fronte a una difesa pienamente operativa contro i missili balistici”.

L’incubo nato con Saddam

In apparenza, è la fine di un incubo cominciato nel 1991, quando Saddam Hussein rispose alla campagna internazionale per liberare il Kuwait attaccando Tel Aviv e altre città con gli Scud. Gli americani trasferirono in Israele i loro missili contraerei Patriot, la cui efficacia venne molto gonfiata dalla propaganda: ci fu una pubblica esaltazione del presidente Bush, che parlò di 47 Scud spazzati via. In realtà, i risultati furono scarsi: i 24 ordigni iracheni caduti nell’area di Tel Aviv ferirono 323 persone e danneggiarono oltre 10 mila appartamenti.

Oggi Teheran ha una santabarbara più potente, per quantità e qualità, di quella del dittatore di Bagdad: un anno fa il generale Kenneth McKenzie, comandante delle forze Usa in Medio Oriente, ha detto che l’Iran dispone di tremila missili balistici, più un numero crescente di cruise. Solo una parte è in grado di colpire Israele, ma finora non c’era stata alcuna dimostrazione concreta sulla possibilità di intercettarli.

Gli sciami di dardi supersonici

Il successo di Arrow è di sicuro un punto di svolta. Il rischio però di allargamento del conflitto potrebbe aprire scenari che gli ingegneri israeliani non avevano previsto. Gli Houthi infatti stanno cercando di superare le protezioni con la tattica dello sciame: un’ondata di missili balistici, cruise e droni lanciata contemporaneamente dallo Yemen. Ieri ne hanno scagliati una raffica verso il porto di Eilat sul Mar Rosso ma negli stessi minuti almeno una bomba volante è passata sopra l’Arabia Saudita puntando verso la centrale nucleare israeliana di Dimona: è stata abbattuta, non si sa da chi, sopra la Giordania.

Cosa accadrebbe se nello stesso istante una pioggia di missili e droni partisse verso Israele da tre o più direzioni diverse? Se Iran, Hezbollah e Houthi sincronizzassero una tempesta perfetta di dardi supersonici, cercando di ripetere nell’aria lo schema dell’offensiva jihadista del 7 ottobre?

Israele ha una quadrupla falange protettiva rivolta al cielo: conta sull’Arrow 3, sull’Arrow 2, sui missili “Fionda di Davide” che hanno rimpiazzato i Patriot e infine su Iron Dome. Ma persino questo muro potrebbe non bastare: c’è il timore che gli incursori da fermare possano essere troppi e troppo distanti da loro, tanto da svuotare la faretra della difesa.

Lo schermo americano

Ed ecco che gli Stati Uniti hanno schierato anche il loro ombrello: missili antimissile Thaad piazzati nel deserto saudita, gli Standard SM6 con caratteristiche simili sugli incrociatori dell’Us Navy nel Mediterraneo e nel Mar Rosso, batterie di Patriot nuovo modello in dieci basi della regione. Inoltre gli unici due sistemi Iron Dome comprati dal Pentagono sono stati riconsegnati a Israele. E’ un mantello che copre dal Kuwait al Qatar, dagli Emirati al Kurdistan. Lo scopo è mostrare all’Iran che non esiste speranza di bucare il doppio scudo intorno a Israele. E il messaggio è stato reso reale il 27 ottobre, quando una nave statunitense ha buttato giù sul Mar Rosso nove tra droni e cruise yemeniti. Un avvertimento che non è stato ripetuto, visto che le barriere israeliane finora non hanno avuto problemi nel fronteggiare gli assalti degli Houthi. Ma che non ha convinto gli alleati dell’Iran a desistere dagli attacchi: anche questa notte due cruise sono arrivati davanti a Eilat. E la sfida missilistica rischia di proseguire, portando ogni giorno il Medio Oriente sull’orlo di un’escalation terrificante.

Leggi i commenti