La missione di Blinken e il messaggio di Biden a Netanyahu: “I civili di Gaza vanno protetti”
dal nostro corrispondente Paolo MastrolilliNEW YORK — A giudicare dalle dichiarazioni pubbliche, Netanyahu ha respinto la richiesta di Biden di pause nelle operazioni a Gaza. Lo scambio avvenuto ieri col segretario di Stato Blinken però potrebbe essere solo una faccia della medaglia, che impone alle parti di giocare ruoli diversi. Il messaggio infatti resta che gli Usa hanno ormai affiancato al sostegno per lo Stato ebraico contro Hamas la sollecitazione affinché non ripeta gli errori commessi da Washington dopo l’11 settembre, in Afghanistan e Iraq. Perché quando una democrazia combatte il terrorismo deve farlo in maniera diversa dai terroristi, a partire dall’obbligo di proteggere i civili. In pubblico il premier israeliano non può mostrare cedimenti, ma resta da vedere quanto peseranno le sollecitazioni nella pratica.
Dopo l’incontro con Netanyahu, Blinken ha ribadito che «Israele non rimarrà mai solo, e ha il diritto e il dovere di difendersi, per evitare che il 7 ottobre si ripeta. Nessun paese può tollerare un mas…
NEW YORK — A giudicare dalle dichiarazioni pubbliche, Netanyahu ha respinto la richiesta di Biden di pause nelle operazioni a Gaza. Lo scambio avvenuto ieri col segretario di Stato Blinken però potrebbe essere solo una faccia della medaglia, che impone alle parti di giocare ruoli diversi. Il messaggio infatti resta che gli Usa hanno ormai affiancato al sostegno per lo Stato ebraico contro Hamas la sollecitazione affinché non ripeta gli errori commessi da Washington dopo l’11 settembre, in Afghanistan e Iraq. Perché quando una democrazia combatte il terrorismo deve farlo in maniera diversa dai terroristi, a partire dall’obbligo di proteggere i civili. In pubblico il premier israeliano non può mostrare cedimenti, ma resta da vedere quanto peseranno le sollecitazioni nella pratica.
Dopo l’incontro con Netanyahu, Blinken ha ribadito che «Israele non rimarrà mai solo, e ha il diritto e il dovere di difendersi, per evitare che il 7 ottobre si ripeta. Nessun paese può tollerare un massacro di innocenti». Poi però ha aggiunto: «Il modo in cui conduce la campagna per sconfiggere Hamas è importante. È la cosa giusta e lecita da fare, altrimenti farebbe il gioco di Hamas e altri gruppi terroristici. Il come però conta». Il segretario di Stato ha confermato che «con Netanyahu abbiamo discussodi pause umanitarie. Dobbiamo fare di più per proteggere i civili palestinesi». Quindi ha ammonito: «Gli Usa hanno risposto, e continueranno a farlo, agli alleati dell’Iran nella regione. Faremo tutto il necessario per arginare e rispondere ad altri attacchi. Per quanto riguarda Libano, Hezbollah e Iran, siamo stati molto chiari: siamo determinati a non aprire un secondo o terzo fronte del conflitto».
Guardando al futuro, Blinken ha ribadito che «non si può tornare alla situazione prima del 7 ottobre. L’idea che Hamas resti responsabile a Gaza non è accettabile. Abbiamo discusso con i partner diverse possibilità: occorre una visione di pace e sicurezza nella regione. La strada da imboccare resta due Stati per due popoli». La linea è chiara: Israele ha il diritto e il dovere di difendersi, ma deve farlo puntando Hamas e risparmiando i civili, altrimenti danneggerà la sua causa come gli Usa dopo l’11 settembre. Se l’Iran allargherà il conflitto, pagherà un prezzo che non gli conviene rischiare. Una volta eliminato Hamas, bisognerà dare a Gaza e ai palestinesi un futuro, ristabilendo il governo e rilanciando il negoziato per i due Stati.
Netanyahu ha risposto con fermezza: «Non ci sarà alcun cessate il fuoco senza prima il ritorno degli ostaggi». Sembra una bocciatura netta, ma bisogna andare oltre la superficie. Il primo punto è la differenza semantica, non irrilevante: Biden ha chiesto pause umanitarie, Netanyahu ha rifiutato il cessate il fuoco. Gli analisti americani si chiedono se lo abbia fatto apposta, perché sono due cose diverse: la prima è una sosta temporanea unilaterale dei combattimenti, mentre il secondo sarebbe un accordo definito nel tempo e negoziato con Hamas. Le pause sono già avvenute, per facilitare la liberazione degli ostaggi, ma non vengono annunciate in conferenza stampa. Quando accadono sul terreno, però, le parti e i civili se ne accorgono.
Per Washington poi era fondamentale indicare al mondo un cambio di tono, per evitare l’allargamento della guerra, salvare gli Accordi di Abramo, tenere in vita la trattativa per estenderli all’Arabia Saudita, e contrastare la deriva anti occidentale del sud globale. Una necessità che ha anche risvolti di politica interna, perché in Michigan, stato chiave per le presidenziali del prossimo anno, gli elettori di origine araba sono il 5% della popolazione e quindi possono condannare Biden alla sconfitta. Per tutti questi motivi Blinken, dopo Tel Aviv, continua oggi a tessere la sua tela in Giordania.