Se Hezbollah spinge gli sciiti ad attaccare gli Stati Uniti
di Gianluca Di FeoIl lungo discorso di Nasrallah è sembrato spostare il baricentro dell’alleanza sciita da Gaza alla campagna contro gli Stati Uniti. Una minaccia che non è soltanto teorica: dal 18 ottobre ci sono già stati 44 attacchi contro le basi americane in Siria e in Iraq. L’ultimo è avvenuto ieri sera, poche ore dopo il discorso del leader di Hezbollah. Sono incursioni condotte con droni e razzi, spesso intercettati dalla contraerea, che hanno provocato danni minori: si contano una trentina di feriti, tutti lievi, colpiti da schegge o dall’onda d’urto delle esplosioni. La situazione resta preoccupante per il Pentagono perché queste installazioni, costruite per dare la caccia agli ultimi nuclei dell’Isis, sono tutte isolate: vengono rifornite e protette soltanto dagli aerei. E sono sostanzialmente circondate da forze ostili: non solo le formazioni sciite, ma anche l’esercito siriano, i mercenari russi, gruppi terroristici vicini a Daesh o ad Al Qaeda. Lo scorso 30 ottobre l’Us Air Force per rapp…
Il lungo discorso di Nasrallah è sembrato spostare il baricentro dell’alleanza sciita da Gaza alla campagna contro gli Stati Uniti. Una minaccia che non è soltanto teorica: dal 18 ottobre ci sono già stati 44 attacchi contro le basi americane in Siria e in Iraq. L’ultimo è avvenuto ieri sera, poche ore dopo il discorso del leader di Hezbollah. Sono incursioni condotte con droni e razzi, spesso intercettati dalla contraerea, che hanno provocato danni minori: si contano una trentina di feriti, tutti lievi, colpiti da schegge o dall’onda d’urto delle esplosioni. La situazione resta preoccupante per il Pentagono perché queste installazioni, costruite per dare la caccia agli ultimi nuclei dell’Isis, sono tutte isolate: vengono rifornite e protette soltanto dagli aerei. E sono sostanzialmente circondate da forze ostili: non solo le formazioni sciite, ma anche l’esercito siriano, i mercenari russi, gruppi terroristici vicini a Daesh o ad Al Qaeda. Lo scorso 30 ottobre l’Us Air Force per rappresaglia ha bombardato due postazioni delle milizie filo-iraniane, in particolare la “zona verde” sulla frontiera tra Iraq e Siria dove avverrebbe lo smistamento degli aiuti bellici di Teheran. Ma neppure il raid ha rallentato le incursioni.
Il timore è che nei prossimi giorni l’Asse della Resistenza sciita possa spingere alcuni dei guerriglieri ad alzare il tiro contro le ambasciate statunitensi o aumentare la potenza degli assalti contro le strutture militari. Ci sono preoccupazioni pure per il Bahrein, dove si trova il comando della V Flotta e la metà della popolazione è di osservanza sciita.
Ieri le due portaerei Eisenhower e Ford si sono affiancate a largo di Cipro per mostrare le manovre dei loro jet e lanciare un messaggio agli alleati dell’Iran. Inoltre una task force dei marines a bordo di due grandi navi portaelicotteri, con la scorta di un incrociatore dotato di batterie antimissile, ha preso posizione a sud del Sinai: una mossa deterrente contro gli Houthi yemeniti che finora sono stati i più attivi nel lanciare sciami di ordigni contro Israele e potrebbero minacciare tutte le installazioni americane nel Medio Oriente, dagli aeroporti sauditi a quelli emiratini, incluso il caposaldo di Gibuti.