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Se Hezbollah spinge gli sciiti ad attaccare gli Stati Uniti

(afp)
Lo scenario che si apre dopo il discorso del leader di Hezbollah fa temere che nei prossimi giorni l’Asse della Resistenza possa spingere alcuni dei suoi guerriglieri ad aumentare gli assalti contro le strutture militari statunitensi
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Il lungo discorso di Nasrallah è sembrato spostare il baricentro dell’alleanza sciita da Gaza alla campagna contro gli Stati Uniti. Una minaccia che non è soltanto teorica: dal 18 ottobre ci sono già stati 44 attacchi contro le basi americane in Siria e in Iraq. L’ultimo è avvenuto ieri sera, poche ore dopo il discorso del leader di Hezbollah. Sono incursioni condotte con droni e razzi, spesso intercettati dalla contraerea, che hanno provocato danni minori: si contano una trentina di feriti, tutti lievi, colpiti da schegge o dall’onda d’urto delle esplosioni. La situazione resta preoccupante per il Pentagono perché queste installazioni, costruite per dare la caccia agli ultimi nuclei dell’Isis, sono tutte isolate: vengono rifornite e protette soltanto dagli aerei. E sono sostanzialmente circondate da forze ostili: non solo le formazioni sciite, ma anche l’esercito siriano, i mercenari russi, gruppi terroristici vicini a Daesh o ad Al Qaeda. Lo scorso 30 ottobre l’Us Air Force per rapp…

Il lungo discorso di Nasrallah è sembrato spostare il baricentro dell’alleanza sciita da Gaza alla campagna contro gli Stati Uniti. Una minaccia che non è soltanto teorica: dal 18 ottobre ci sono già stati 44 attacchi contro le basi americane in Siria e in Iraq. L’ultimo è avvenuto ieri sera, poche ore dopo il discorso del leader di Hezbollah. Sono incursioni condotte con droni e razzi, spesso intercettati dalla contraerea, che hanno provocato danni minori: si contano una trentina di feriti, tutti lievi, colpiti da schegge o dall’onda d’urto delle esplosioni. La situazione resta preoccupante per il Pentagono perché queste installazioni, costruite per dare la caccia agli ultimi nuclei dell’Isis, sono tutte isolate: vengono rifornite e protette soltanto dagli aerei. E sono sostanzialmente circondate da forze ostili: non solo le formazioni sciite, ma anche l’esercito siriano, i mercenari russi, gruppi terroristici vicini a Daesh o ad Al Qaeda. Lo scorso 30 ottobre l’Us Air Force per rappresaglia ha bombardato due postazioni delle milizie filo-iraniane, in particolare la “zona verde” sulla frontiera tra Iraq e Siria dove avverrebbe lo smistamento degli aiuti bellici di Teheran. Ma neppure il raid ha rallentato le incursioni.

Il timore è che nei prossimi giorni l’Asse della Resistenza sciita possa spingere alcuni dei guerriglieri ad alzare il tiro contro le ambasciate statunitensi o aumentare la potenza degli assalti contro le strutture militari. Ci sono preoccupazioni pure per il Bahrein, dove si trova il comando della V Flotta e la metà della popolazione è di osservanza sciita.

Ieri le due portaerei Eisenhower e Ford si sono affiancate a largo di Cipro per mostrare le manovre dei loro jet e lanciare un messaggio agli alleati dell’Iran. Inoltre una task force dei marines a bordo di due grandi navi portaelicotteri, con la scorta di un incrociatore dotato di batterie antimissile, ha preso posizione a sud del Sinai: una mossa deterrente contro gli Houthi yemeniti che finora sono stati i più attivi nel lanciare sciami di ordigni contro Israele e potrebbero minacciare tutte le installazioni americane nel Medio Oriente, dagli aeroporti sauditi a quelli emiratini, incluso il caposaldo di Gibuti.

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