Via Hamas e la Striscia all’Anp, il sì degli arabi al piano Blinken
dal nostro corrispondente Paolo MastrolilliNEW YORK — La Casa Bianca rivela che è in corso la trattativa per liberare molti ostaggi, e la pausa militare a Gaza chiesta dal presidente Joe Biden servirebbe proprio a finalizzarla. Quindi garantisce che la creazione di uno Stato palestinese faceva già parte dei colloqui con l’Arabia Saudita per la normalizzazione dei rapporti con Israele, e a maggior ragione rientrerà nei progetti per il dopo, che puntano a creare un governo unico tra la Striscia e la Cisgiordania guidato dall’Autorità palestinese. Questo però non basta a convincere gli alleati arabi, che ieri hanno pubblicamente contestato l’opposizione degli Stati Uniti al cessate il fuoco immediato, mentre il segretario di Stato Antony Blinken ha dovuto aggiungere una tappa in Turchia alla sua missione mediorientale, dopo che il presidente Recep Tayyip Erdogan ha ritirato il proprio ambasciatore da Israele, dicendo che il premier Benjamin Netanyahu «non è più una persona con cui si può parlare».
Durante un briefing con i…
NEW YORK — La Casa Bianca rivela che è in corso la trattativa per liberare molti ostaggi, e la pausa militare a Gaza chiesta dal presidente Joe Biden servirebbe proprio a finalizzarla. Quindi garantisce che la creazione di uno Stato palestinese faceva già parte dei colloqui con l’Arabia Saudita per la normalizzazione dei rapporti con Israele, e a maggior ragione rientrerà nei progetti per il dopo, che puntano a creare un governo unico tra la Striscia e la Cisgiordania guidato dall’Autorità palestinese. Questo però non basta a convincere gli alleati arabi, che ieri hanno pubblicamente contestato l’opposizione degli Stati Uniti al cessate il fuoco immediato, mentre il segretario di Stato Antony Blinken ha dovuto aggiungere una tappa in Turchia alla sua missione mediorientale, dopo che il presidente Recep Tayyip Erdogan ha ritirato il proprio ambasciatore da Israele, dicendo che il premier Benjamin Netanyahu «non è più una persona con cui si può parlare».
Durante un briefing con i giornalisti venerdì sera, un’autorevole fonte dell’amministrazione Usa ha rivelato tre cose. Primo, l’evacuazione di stranieri e civili feriti da Gaza è stata frenata, perché «Hamas ha inserito i suoi militanti nella lista. Un terzo dei nominativi erano terroristi, e questo era inaccettabile tanto per noi, quanto per Israele ed Egitto». Alcuni erano feriti, e spiega la convinzione dello Stato ebraico che le ambulanze vengono usate per spostare uomini di Hamas. Secondo, la liberazione delle due americane Judith e Natalie Raanan era in realtà «un progetto pilota», accettato da Israele, per verificare se il meccanismo per liberare gli ostaggi funzionava. Ora è in corso una trattativa ampia per il rilascio di un numero molto più alto, forse tutti i civili. Per finalizzarla però serve una pausa consistente delle operazioni militari, fino a cinque giorni, allo scopo di trasferire i prigionieri in sicurezza. Questo è stato il vero obiettivo di Blinken nei colloqui con Netanyahu, che si oppone perché Hamas vuole la tregua per sopravvivere all’incursione israeliana. Il premier ha detto che non ci sarà il cessate il fuoco senza il rilascio di tutti gli ostaggi, ma la pausa militare servirebbe proprio a finalizzare e consentire il rilascio in sicurezza. Su questo continua la discussione. Terzo, sostanziali concessioni ai palestinesi facevano parte della trattativa in corso per la normalizzazione dei rapporti tra Arabia Saudita e Israele, che forse è all’origine dell’attacco del 7 ottobre, voluto dall’Iran per boicottare un accordo che la isolerebbe in maniera definitiva. A maggior ragione, la creazione dello Stato palestinese sarà al centro dei progetti per il dopo, che puntano a tre obiettivi: eliminare Hamas da Gaza; formare una forza internazionale autorizzata dall’Onu, con militari arabi ma forse anche europei, per garantire sicurezza e gestione di Gaza dopo la fine del conflitto; affidare all’Autorità palestinese il governo della Striscia, con lo sblocco di tutti i finanziamenti previsti, aggiungendolo a quello della Cisgiordania. Ciò potrebbe costituire l’embrione dello Stato da realizzare attraverso il rilancio del negoziato di pace.
Con questo percorso in mano, Blinken ieri è andato ad Amman, dove ha incontrato i rappresentanti di Giordania, Egitto, Qatar, Arabia Saudita, Libano e Autorità palestinese. Alla fine dei colloqui, però, le divergenze sono emerse in pubblico durante la conferenza stampa. I ministri degli Esteri di Egitto e Giordania, Sameh Shoukry e Ayman Safadi, hanno chiesto il cessate il fuoco immediato: «Fermate questa follia. Ogni missile che cade allontana la pace e produce un’altra generazione di odio». Blinken ha risposto che «un cessate il fuoco ora aiuterebbe solo Hamas a riorganizzarsi e preparare altri 7 ottobre». Quindi il segretario è partito per la Turchia, membro della Nato dove Erdogan ha ritirato l’ambasciatore e, presentandosi come leader del mondo islamico nella lotta contro lo Stato ebraico, ha detto: «Israele, ti dichiareremo criminale di guerra davanti al mondo». Ricostruire una linea unitaria con gli alleati regionali, e convincere Netanyahu ad accettare una pausa per liberare gli ostaggi sono adesso gli obiettivi prioritari per evitare il peggio, anche se il Pentagono dichiara che per ora la deterrenza contro l’Iran ha prevenuto l’allargamento della guerra.