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Il creatore di Fauda: “Nessuna serie avrebbe potuto immaginare una tragedia come questa”

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A colloquio con Avi Issacharoff: “Nel nostro film ci sono molti eventi ispirati alla realtà, ma mai avremmo pensato che Hamas sarebbe riuscita a infiltrare migliaia di persone in Israele”
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La prima cosa che milioni di persone in tutto il mondo hanno pensato la mattina del 7 ottobre è stata una parola. “Fauda”. “Fauda” in arabo significa caos, ma è soprattutto il titolo della serie di maggior successo prodotta in Israele: la storia dell’unità speciale dell’esercito israeliano incaricata di infiltrarsi tra i palestinesi per portare a termine le operazioni più delicate. Avi Issacharoff - che di “Fauda” è, insieme al protagonista Lior Raz, il creatore e la mente – invece no: “Quello che è successo il 7 ottobre è bel al di là di qualunque cosa io avessi pensato: nessuno avrebbe mai potuto immaginare che Hamas fosse capace di mandare fra la e1.500 e le 3mila persone in Israele: né che quelle persone avrebbero potuto agire con tanta ferocia” dice, mentre di ritorno da Kfar Aza si collega all’incontro con i giornalisti stranieri organizzato dall’ufficio stampa del governo per rispondere alle centinaia di richieste di parlare con lui. Issacharoff non è solo un autore tv: un plur…

La prima cosa che milioni di persone in tutto il mondo hanno pensato la mattina del 7 ottobre è stata una parola. “Fauda”. “Fauda” in arabo significa caos, ma è soprattutto il titolo della serie di maggior successo prodotta in Israele: la storia dell’unità speciale dell’esercito israeliano incaricata di infiltrarsi tra i palestinesi per portare a termine le operazioni più delicate. Avi Issacharoff - che di “Fauda” è, insieme al protagonista Lior Raz, il creatore e la mente – invece no: “Quello che è successo il 7 ottobre è bel al di là di qualunque cosa io avessi pensato: nessuno avrebbe mai potuto immaginare che Hamas fosse capace di mandare fra la e1.500 e le 3mila persone in Israele: né che quelle persone avrebbero potuto agire con tanta ferocia” dice, mentre di ritorno da Kfar Aza si collega all’incontro con i giornalisti stranieri organizzato dall’ufficio stampa del governo per rispondere alle centinaia di richieste di parlare con lui. Issacharoff non è solo un autore tv: un pluripremiato giornalista che per anni ha seguito la questione palestinese sul campo. Nonché un ex membro di quella stessa unità speciale che ha reso famosa con “Fauda". Quella che segue è una trascrizione editata dell’incontro.

Issacharoff, dov’è il confine fra realtà e fantasia?
“Quando abbiamo scritto la terza stagione di “Fauda” era il 2018: allora scrivemmo che Hamas aveva il suo centro di comando sotto l’ospedale Al Shifa. Lo sapevamo noi, lo sapevano i palestinesi, lo sapeva l’Idf, lo sapeva ogni bambino di Gaza. Israele non può più permettere che questo accada. Quello che sta accadendo non è più un’operazione chirurgica, è una guerra in cui il nemico si nasconde fra la sua popolazione sperando che l’Idf uccida più civili possibile, in modo da far apparire Israele come un criminale di guerra”.

Parliamo di ostaggi: nella serie 3 di "Fauda” i protagonisti entrano a Gaza per liberare due ostaggi. Oggi sono 240: cosa pensa di questa situazione?
“So che gli ostaggi dovrebbero essere una priorità ma Israele deve rispondere alla minaccia che rappresenta Hamas e dopo di questo, in qualche modo, cercare di risolvere la situazione degli ostaggi”.

Cosa pensa dell’opzione della tregua?

“Se ci fosse una tregua più lunga di qualche ora l’opinione pubblica crocifiggerebbe il governo. Questa è una cosa che ha sorpreso Hamas: l’opinione pubblica è unita di fronte alla necessità di distruggerli. Lo stesso pubblico che per anni ha voluto evitare operazioni di terra ora dice che bisogna fare tutto ciò che è necessario per liberarci di questa gente una volte per tutte. Compresa l’operazione di terra”.

In Fauda si vede che la voglia di vendetta di alcuni protagonisti palestinesi è alimentata dalla violenza di alcune operazioni israeliane: non teme che da questa operazione Hamas possa uscire più forte?
“Non lo sappiamo. Il mio sogno è che l’Autorità nazionale palestinese possa fare a Gaza ciò che ha fatto in Cisgiordania quando Arafat ordinò di distruggere Hamas, e dopo una seria riforma dei suoi sistemi di sicurezza l’Autorità palestinese riuscì a riprendere terreno. Nel lungo periodo, credo che la sentenza di morte per Hamas sarebbe un processo di pace fra Israele e i palestinesi e che la più grande minaccia per Hamas sia un ritorno dell’Autorità palestinese a Gaza. Perderebbero tutto ciò che hanno costruito”.

Se dovesse dire, quale potrebbe essere la foto della vittoria in questa vicenda?

“Non credo che possa esserci una foto della vittoria dopo il punto da cui siamo partiti, dopo il 7 ottobre”.

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