Abu Mazen apre al piano Usa: “Pronti a un nuovo ruolo nella Striscia di Gaza”
dal nostro corrispondente Paolo MastrolilliNEW YORK - Abu Mazen ha accettato di svolgere un ruolo di responsabilità nell’amministrazione di Gaza, ma nel quadro di una «soluzione politica complessiva» che includa anche Cisgiordania e Gerusalemme Est. È forse il risultato più importante per il futuro della regione raggiunto dal segretario di Stato americano Blinken, durante la missione in Medio Oriente che ieri lo ha portato a sorpresa in Iraq, e domani lo vedrà insieme al presidente turco Erdogan. Prima però bisogna trovare il modo di eliminare Hamas e terminare le operazioni israeliane nella Striscia, mentre il Wall Street Journal sottolinea che un ostacolo alle soluzioni di lungo termine potrebbe venire dalla divergenza negli obiettivi del presidente Biden e del premier Netanyahu.
Ieri Blinken ha iniziato la giornata con una tappa non prevista a Ramallah, dove ha incontrato il leader dell’Autorità palestinese. Abu Mazen finora ha avuto un ruolo chiave nell’evitare l’apertura di un secondo fronte in Cisgiordania, nonostan…
NEW YORK - Abu Mazen ha accettato di svolgere un ruolo di responsabilità nell’amministrazione di Gaza, ma nel quadro di una «soluzione politica complessiva» che includa anche Cisgiordania e Gerusalemme Est. È forse il risultato più importante per il futuro della regione raggiunto dal segretario di Stato americano Blinken, durante la missione in Medio Oriente che ieri lo ha portato a sorpresa in Iraq, e domani lo vedrà insieme al presidente turco Erdogan. Prima però bisogna trovare il modo di eliminare Hamas e terminare le operazioni israeliane nella Striscia, mentre il Wall Street Journal sottolinea che un ostacolo alle soluzioni di lungo termine potrebbe venire dalla divergenza negli obiettivi del presidente Biden e del premier Netanyahu.
Ieri Blinken ha iniziato la giornata con una tappa non prevista a Ramallah, dove ha incontrato il leader dell’Autorità palestinese. Abu Mazen finora ha avuto un ruolo chiave nell’evitare l’apertura di un secondo fronte in Cisgiordania, nonostante gli attacchi lanciati da alcuni coloni israeliani. Quindi ha chiesto «un immediato alt alla devastante guerra di Israele a Gaza, e sollecitato l’urgente fornitura di aiuti umanitari». Non ha condannato apertamente Hamas, per non compromettere la sua già precaria popolarità tra i palestinesi, ma ha cercato di seguire una linea responsabile. Gli Usa vorrebbero che l’Autorità palestinese governasse la Striscia, quando le operazioni militari dello Stato ebraico finiranno, lasciando un vuoto di potere. Abu Mazen, secondo il comunicato pubblicato dall’agenzia Wafa, ha risposto che la sua istituzione «assumerà piene responsabilità, all’interno del quadro di una soluzione politica complessiva, che includa tutta la Cisgiordania, Gerusalemme Est e Gaza». Dunque lo Stato palestinese, che anche secondo l’amministrazione Biden deve far parte del pacchetto per il futuro della regione, come hanno ribadito tutti i leader arabi e ripeterà oggi Erdogan.
Subito dopo Blinken è volato a sorpresa a Baghdad, per un colloquio di ottanta minuti col premier Shia al Sudani. L’obiettivo principale qui era Teheran, e le sue milizie che da giorni attaccano i soldati americani nel paese. Il segretario ha lanciato un nuovo avvertimento, dicendo che “non vogliamo un conflitto con l’Iran, ma faremo tutto il necessario per proteggere i nostri cittadini”. Blinken ha sollecitato Sudani ad assumersi le proprie responsabilità, per fermare le milizie che operano nel suo territorio nazionale, oltre ad informarlo degli sviluppi in corso per trovare una soluzione alla crisi di Gaza, affinché anche Baghdad sia dalla parte di chi la vuole.
Il problema ora diventa come gestire le operazioni israeliane militari, per raggiungere l’obiettivo di eliminare Hamas senza condannare a morte gli ostaggi, provocare una guerra regionale, mettere fine alle trattative in corso per la normalizzazione dei rapporti con l’Arabia Saudita, e in generale deragliare i piani per il dopo e la futura stabilizzazione del Medio Oriente. Il primo punto resta convincere Netanyahu ad accettare pause umanitarie degli attacchi, allo scopo di facilitare i negoziati tuttora in corso per la liberazione degli ostaggi. Il ministero degli Esteri del Qatar, che conduce le trattative, ha detto che «serve un momento di calma» affinché possano andare a buon fine. Lo Stato ebraico non vuole un cessate il fuoco, sostenuto da Washington, perché aiuterebbe Hamas, ma le pause temporanee unilaterali e non negoziate con i terroristi sono un discorso diverso, ancora aperto, secondo Blinken.
Una volta raggiunto questo obiettivo, ed espulso Hamas da Gaza, si pone il problema di come colmare il vuoto di potere. Il piano americano prevede una forza multinazionale di sicurezza autorizzata dall’Onu, che gestirebbe i servizi essenziali immediati. Ricostruzione e governo futuro toccherebbero invece all’Autorità palestinese, che però è debole e non può permettersi di tornare a Gaza sulle ali dell’offensiva israeliana. Per evitare questa impressione, Abu Mazen ha bisogno che riprenda il negoziato di pace e il ritorno avvenga nel quadro della creazione dello Stato palestinese.