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Gaza City accerchiata. L’esercito israeliano di fronte al dilemma degli ospedali stipati

Scontro nel governo tra Gantz e Natanyahu dopo che il premier aveva indicato nella protesta dei riservisti una causa del 7 ottobre
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TEL AVIV — L’esercito israeliano è davanti a un dilemma atroce. Gaza City è ora accerchiata e per continuare l’attacco e la guerra contro Hamas nel settore Nord della Striscia deve passare per quattro grandi ospedali, che in questi giorni sono diventati il rifugio di decine di migliaia di palestinesi sfollati che non hanno altri posti sicuri dove andare. Se avanza e sposta la linea dei combattimenti vicino e dentro agli ospedali gli effetti saranno catastrofici per i civili e si sommeranno al bilancio già pesantissimo delle prime quattro settimane di guerra, che ormai è arrivato a diecimila morti secondo i dati del ministero della Sanità palestinese – e un terzo di loro erano bambini. Una decisione del genere produrrebbe anche effetti politici e militari fuori dalla Striscia, perché in potenza potrebbe provocare la sollevazione della Cisgiordania, rivolte e disordini nel mondo arabo, l’entrata in guerra di Hezbollah dal Libano e altri effetti a cascata che toccano l’amministrazione Bi…

TEL AVIV — L’esercito israeliano è davanti a un dilemma atroce. Gaza City è ora accerchiata e per continuare l’attacco e la guerra contro Hamas nel settore Nord della Striscia deve passare per quattro grandi ospedali, che in questi giorni sono diventati il rifugio di decine di migliaia di palestinesi sfollati che non hanno altri posti sicuri dove andare. Se avanza e sposta la linea dei combattimenti vicino e dentro agli ospedali gli effetti saranno catastrofici per i civili e si sommeranno al bilancio già pesantissimo delle prime quattro settimane di guerra, che ormai è arrivato a diecimila morti secondo i dati del ministero della Sanità palestinese – e un terzo di loro erano bambini. Una decisione del genere produrrebbe anche effetti politici e militari fuori dalla Striscia, perché in potenza potrebbe provocare la sollevazione della Cisgiordania, rivolte e disordini nel mondo arabo, l’entrata in guerra di Hezbollah dal Libano e altri effetti a cascata che toccano l’amministrazione Biden e i governi dell’Europa. Se questa crisi appare già adesso straziante e intollerabile, c’è ancora spazio per un peggioramento.

Ieri il portavoce dell’esercito, Daniel Hagari, ha detto che secondo informazioni d’intelligence l’ospedale indonesiano (perché finanziato da benefattori di Jakarta) a Beit Lahia, Nord della Striscia, nasconde una rete di tunnel – «è stato costruito apposta sopra i tunnel» – e cede il suo carburante a Hamas. E l’ospedale Sheik Hamad, finanziato dal Qatar, sempre a Nord ma sulla costa, sarebbe usato da Hamas per entrare e uscire dalla rete di tunnel e sparare contro i soldati israeliani. Otto giorni fa c’era stata una presentazione simile da parte di Hagari che riguardava il complesso ospedaliero al Shifa, il più grande della Striscia, nella parte sud di Gaza City. In questi giorni secondo i dati delle Nazioni Unite ospita cinquantamila sfollati, ma per l’esercito israeliano al Shifa nasconderebbe nel suo sottosuolo la base più importante di Hamas. Sono spiegazioni che puntano a costruire una legittimità in anticipo per attacchi contro gli ospedali e sono verosimili, perché Hamas è da sempre molto abile a sfruttare la presenza di luoghi protetti e di scudi umani. Ma questo non risolve il problema.

Durante l’operazione “Spade di ferro” le forze israeliane hanno dato la priorità massima al bombardamento – «su una scala senza precedenti», come disse un portavoce dell’Aeronautica militare Omer Tishler – delle posizioni di Hamas e all’uccisione dei leader del gruppo anche nel mezzo della popolazione civile. Questa scelta spiega il bilancio dei morti. Due giorni fa c’è stato un assaggio di quello che potrebbe succedere: un drone ha sparato un missile contro un’ambulanza appena fuori dal cancello di al Shifa perché secondo l’Idf trasportava una squadra di Hamas, ma il missile ha ucciso tredici passanti davanti agli occhi di centinaia di persone che in quel momento erano nello spiazzo dell’ospedale.

Nella tensione che percorre il governo israeliano, ieri il leader di Unità Nazionale Benny Gantz ha accusato il primo ministro Netanyahu di insultare i riservisti, perché ha detto che il rifiuto di alcuni di loro di prestare servizio avrebbe facilitato l’attacco di Hamas del 7 ottobre. «È una calunnia, ha detto Gantz, deve ritrattare».

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