Perché la foto del super sottomarino nucleare americano nel Canale di Suez è un messaggio per Teheran
di Gianluca Di FeoGli Stati Uniti concentrano il messaggio della deterrenza sull’Iran e sullo Yemen, mostrando come i timori di allargamento del conflitto siano ancora forti. Una missione affidata ai rinforzi della Us Navy fatti affluire alla massima velocità in Medio Oriente. Sia il sottomarino nucleare Uss Florida che la portaerei Eisenhower, dopo avere varcato Gibilterra e attraversato tutto il Mediterraneo, si sono infatti spostate nel Mar Rosso. Poche ore dopo, le ha seguite anche il caccia Gravely.
Queste navi si riuniranno a sud del Sinai con due caccia e con due portaelicotteri per operazioni anfibie – Bataan e Carter – che trasportano un contingente di 2200 marines con tutti i loro mezzi d’assalto. Altre unità statunitensi continuano ad arrivare dall’Atlantico e entro giovedì il Pentagono avrà completato lo schieramento di due “Strike Group”: uno a largo di Cipro guidato dalla portaerei Ford, l’altro intorno alla Eisenhower diretto verso il Corno d’Africa. Ciascuno disporrà di circa sessa…
Gli Stati Uniti concentrano il messaggio della deterrenza sull’Iran e sullo Yemen, mostrando come i timori di allargamento del conflitto siano ancora forti. Una missione affidata ai rinforzi della Us Navy fatti affluire alla massima velocità in Medio Oriente. Sia il sottomarino nucleare Uss Florida che la portaerei Eisenhower, dopo avere varcato Gibilterra e attraversato tutto il Mediterraneo, si sono infatti spostate nel Mar Rosso. Poche ore dopo, le ha seguite anche il caccia Gravely.
Queste navi si riuniranno a sud del Sinai con due caccia e con due portaelicotteri per operazioni anfibie – Bataan e Carter – che trasportano un contingente di 2200 marines con tutti i loro mezzi d’assalto. Altre unità statunitensi continuano ad arrivare dall’Atlantico e entro giovedì il Pentagono avrà completato lo schieramento di due “Strike Group”: uno a largo di Cipro guidato dalla portaerei Ford, l’altro intorno alla Eisenhower diretto verso il Corno d’Africa. Ciascuno disporrà di circa sessanta velivoli da combattimento e di un centinaio di missili cruise.
Che le preoccupazioni della Casa Bianca siano concentrate sull’Iran – e secondariamente sullo Yemen, da dove gli Houthi proseguono i lanci di droni e missili contro Israele – lo testimonia la decisione di mandare il sottomarino nucleare Florida sulla rotta per il Golfo Persico. Dal punto di vista militare, questo battello ha la stessa funzione che fino al 1992 è stata esercitata dalle gigantesche corazzate classe Iowa zeppe di cannoni e missili, mandate dall’Us Navy nelle zone di crisi per intimidire gli avversari: in Medio Oriente vennero usate a Beirut nel 1983 e durante la liberazione del Kuwait nel 1991. Il Florida invece imbarca 153 cruise Tomahawk, che può lanciare in raffiche di sei anche restando in immersione: una potenza bellica sufficiente a condurre un conflitto e ne ha dato prova durante la campagna contro il regime di Gheddafi, scagliando 90 missili contro la Libia.
Il fatto che gli Stati Uniti abbiano deciso di rivelare la posizione di un sottomarino nucleare, mostrandone la foto nel Canale di Suez, è alquanto straordinario: la principale dote di questi battelli è la possibilità di rimanere sott’acqua per mesi, senza mai tradire la propria posizione. Ma le esigenze militari di segretezza in questo caso sono passate in secondo piano rispetto agli obiettivi politici: il Pentagono vuole che Teheran sia consapevole dei rischi che correrebbe con un intervento diretto nel conflitto di Gaza.
Una pressione che ieri è stata sottolineata pure dal volo di una formazione di bombardieri B-1 nei cieli dell’Arabia Saudita: le immagini diffuse dal comando Usa evidenziano la presenza di un sistema di puntamento sotto il muso del jet che serve per guidare le bombe. Ogni B-1 può trasportare fino a 84 ordigni, ciascuno pesante 227 chili: una sola incursione potrebbe provocare danni terribili, soprattutto se usato contro le installazioni delle milizie sciite o degli Houthi che non dispongono di difese in grado di affrontare i bombardieri strategici americani.