Scontro Biden-Netanyahu su Gaza: “No all’occupazione israeliana”
dal nostro corrispondente Paolo MastrolilliNEW YORK – Il premier israeliano Benjamin Netanyahu preannuncia che lo Stato ebraico conserverà a Gaza una funzione di sicurezza «a tempo indeterminato», e la Casa Bianca risponde a stretto giro che non appoggia il ritorno all’occupazione della Striscia. Ma dietro alle differenze semantiche che servono ad entrambi per conservare spazio di manovra, tipo quelle tra il cessate il fuoco e le pause umanitarie, è cominciata la partita per definire gli assetti dopo la guerra.
Il sito Axios rivela invece che nella telefonata avuta ieri, Biden ha chiesto a Netanyahu una pausa di tre giorni nei combattimenti, che servirebbe a consentire la liberazione di 10 o 15 ostaggi negoziata dal Qatar. Il premier però ha frenato perché non si fida di Hamas, e teme di perdere la spinta per l’attacco.
Intervistato dalla Abc, Netanyahu ha detto due cose. Primo, anche dopo le operazioni militari Israele conserverà un ruolo per la sicurezza di Gaza, perché «abbiamo visto cosa succede quando non lo abbiamo».…
NEW YORK – Il premier israeliano Benjamin Netanyahu preannuncia che lo Stato ebraico conserverà a Gaza una funzione di sicurezza «a tempo indeterminato», e la Casa Bianca risponde a stretto giro che non appoggia il ritorno all’occupazione della Striscia. Ma dietro alle differenze semantiche che servono ad entrambi per conservare spazio di manovra, tipo quelle tra il cessate il fuoco e le pause umanitarie, è cominciata la partita per definire gli assetti dopo la guerra.
Il sito Axios rivela invece che nella telefonata avuta ieri, Biden ha chiesto a Netanyahu una pausa di tre giorni nei combattimenti, che servirebbe a consentire la liberazione di 10 o 15 ostaggi negoziata dal Qatar. Il premier però ha frenato perché non si fida di Hamas, e teme di perdere la spinta per l’attacco.
Intervistato dalla Abc, Netanyahu ha detto due cose. Primo, anche dopo le operazioni militari Israele conserverà un ruolo per la sicurezza di Gaza, perché «abbiamo visto cosa succede quando non lo abbiamo». Ma non ha parlato di occupazione. Secondo, le pause tattiche sono già avvenute e potrebbero ripetersi, però il cessate il fuoco avverrà solo per il rilascio di tutti gli ostaggi.
Parlando con il Wall Street Journal, il ministro degli Esteri Eli Cohen ha dato altri dettagli, dicendo che la responsabilità di governare la Striscia dovrebbe andare ad una coalizione internazionale composta da Usa, Ue, paesi islamici o anche leader locali: «Non vogliamo governare Gaza. Non intendiamo gestire le loro vite. Vogliamo solo proteggere il nostro popolo». A questo scopo sarà necessario conservare un ruolo di sicurezza: «Dovremo verificare che le armi non entrino a Gaza, da qualsiasi confine, incluso l’Egitto, e riservarci il diritto di agire contro qualunque terrorista che voglia costruire basi nella Striscia».
In pubblico i Paesi arabi criticano Israele, ma in privato tifano per l’eliminazione Hamas. Tutti i civili evacuati potranno rientrare. Cohen non ha detto quando, ma l’Autorità palestinese è debole e difficilmente vorrà tornare ad avere il controllo civile di Gaza sulla spinta dell’offensiva militare, con lo Stato ebraico che controlla ancora la sicurezza. Un discorso che vale anche per i paesi arabi e l’Onu, e quindi richiede una soluzione più sofisticata. «Nessuno - ha detto al Journal l’ex ministra Tzipi Livni - vuole venire».
La Casa Bianca ha risposto per bocca del portavoce Kirby: «Il presidente Biden ritiene che la rioccupazione di Gaza da parte di Israele non sia la cosa giusta da fare». Però ha ammesso che ci sono discussioni in corso con Israele sul futuro della Striscia dopo il conflitto, ribadendo che Hamas non ne farà parte: «Questi due leader si conoscono da anni, e non hanno la stessa posizione su diverse cose. Però sulle questioni fondamentali la pensano allo stesso modo: Israele ha il diritto di esistere e difendersi, e a Gaza non si potrà tornare alla situazione del 6 ottobre».
Il vice portavoce del Dipartimento di Stato, Vedant Patel, ha allargato il discorso così: «Il nostro punto di vista è che i palestinesi devono essere in prima linea in queste decisioni. Gaza è terra palestinese e rimarrà terra palestinese. In generale, noi non sosteniamo la rioccupazione di Gaza, e nemmeno Israele». Quindi ha aggiunto: «Non sosteniamo nessuna riallocazione forzata dei palestinesi fuori da Gaza».
Dunque ci sono divergenze, e Biden ha dovuto prendere atto della riduzione della sua influenza, che potrebbe costargli cara nelle presidenziali del prossimo anno. Però in molti casi sono soprattutto semantiche. Entrambi sono contro il cessate il fuoco, perché aiuterebbe Hamas. L’apertura di Netanyahu alle pause umanitarie è molto tiepida, ma non le esclude, e ciò dimostra come si renda conto che le operazioni militari dovranno avere un orizzonte limitato. Il presidente dice che è contro l’occupazione, ma il premier parla solo di ruolo di sicurezza, evitando la parola contestata.
Dietro le quinte dunque si guarda al dopo, e al momento ci sono due posizioni di partenza. Quella del segretario di Stato Blinken per riportare l’Autorità palestinese a Gaza come era fino al 2007, e quella di Netanyahu, che vuole omologare la Striscia alle aree dei Territori previste dall’accordo di Oslo dove i palestinesi hanno l’amministrazione civile, mentre Israele ha il controllo della sicurezza. Sono le posizioni di partenza del negoziato, su cui ora dovranno schierarsi anche l’Anp e i Paesi arabi. Ma possono essere l’inizio del processo che porterà alla soluzione politica.