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Von der Leyen: "Concedere alla Georgia lo status di candidato all’ingresso nella Ue”. Tblisi festeggia ma restano le condizioni

La presidente della Georgia Salomè Zourabichvili

 (reuters)
La raccomandazione della Commissione europea sull’allargamento dell’Unione potrebbe essere accolta a dicembre ma il cammino georgiano resta problematico. Sul tavolo i temi della democrazia a rischio e dei rapporti con la Russia
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TBILISI – La decisione finale arriverà a dicembre, ma in Georgia è già festa grande. La Commissione europea, nel suo report sull’allargamento dell’Ue pubblicato oggi, raccomanda al Consiglio di concederle il tanto agognato status di candidato all’ingresso nell’Unione. Se, e niente al momento fa pensare altrimenti, la scelta verrà confermata il mese prossimo dal voto degli Stati membri, la Georgia diventerà il Paese più a Est mai preso ufficialmente in considerazione per entrare a far parte della grande famiglia europea. Eppure, non si tratta affatto di un cammino in discesa. E tra tutti i pretendenti in lizza, Tbilisi rappresenta il più problematico.

Il giudizio positivo nei riguardi della Georgia, ha dichiarato la presidente della Comm…

TBILISI – La decisione finale arriverà a dicembre, ma in Georgia è già festa grande. La Commissione europea, nel suo report sull’allargamento dell’Ue pubblicato oggi, raccomanda al Consiglio di concederle il tanto agognato status di candidato all’ingresso nell’Unione. Se, e niente al momento fa pensare altrimenti, la scelta verrà confermata il mese prossimo dal voto degli Stati membri, la Georgia diventerà il Paese più a Est mai preso ufficialmente in considerazione per entrare a far parte della grande famiglia europea. Eppure, non si tratta affatto di un cammino in discesa. E tra tutti i pretendenti in lizza, Tbilisi rappresenta il più problematico.

Il giudizio positivo nei riguardi della Georgia, ha dichiarato la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, riflette le “reali aspirazioni della stragrande maggioranza dei suoi cittadini”. Queste ambizioni, ha però aggiunto, “richiedono di essere meglio rispecchiate dalle autorità, le quali dovrebbero impegnarsi di più nel confronto con l'opposizione e con la società civile”. Nelle parole di von der Leyen è evidente il dilemma di fronte a cui si sono trovati i partner europei in questi ultimi mesi: come relazionarsi con un governo che sta compiendo passi indietro in materia di democrazia e stato di diritto e flirta sempre più manifestamente con Mosca, seppur alla guida di un Paese i cui abitanti, con percentuali bulgare, intendono perseguire un avvicinamento alle strutture economiche e di sicurezza occidentali? Bruxelles ha regalato un assist fenomenale al partito al potere, Sogno georgiano, che senza alcun dubbio capitalizzerà questo successo in vista delle elezioni che si terranno il prossimo anno. Ma il rischio di alienarsi il favore della popolazione, già delusa dal mancato ottenimento dello status di candidato nel 2022, concesso invece all’Ucraina e alla Moldova, era troppo elevato.

Lasciare Tbilisi così indietro rispetto alle altre due componenti del cosiddetto “Association Trio”, che oggi hanno ricevuto la raccomandazione per il via libera all’apertura dei negoziati di adesione, avrebbe comportato la perdita definitiva della Georgia. A tutto vantaggio della Russia, che con il piccolo vicino del Caucaso meridionale, invaso e annesso prima dall’Impero zarista poi dall’Unione sovietica, in questa fase sta usando con notevole efficacia il metodo della carota.

“È chiaro, la scelta di Bruxelles è stata fortemente influenzata da considerazioni di tipo geopolitico”, concede Ivane Abramashvili, direttore esecutivo di Caucasian House, un think tank di base a Tbilisi. “Ma”, afferma, “l’Ue ha preso la decisione corretta, perché non è possibile limitarsi a chiedere le riforme senza tenere conto del contesto in cui si trova il Paese”. “È un momento epocale”, dice con voce che tradisce una profonda emozione. “Il popolo georgiano, lungo tutto il corso della sua storia, ha cercato di dimostrare di avere un’identità europea, di rimarcare che la Georgia è la parte più orientale dell’Europa, e non l’inizio dell’Asia. La decisione di oggi è la manifestazione più tangibile di questa aspirazione e, dal punto di vista della costruzione della nostra democrazia, rappresenta una luce alla fine del tunnel”.

A Tbilisi, Bruxelles chiede di impegnarsi nella lotta alla disinformazione e alle interferenze straniere (e non solo di Mosca, anche Pechino mostra un crescente appetito per la regione). Poi di lavorare a una distensione della polarizzazione politica: la madre di tutti i problemi del Paese. Tuttavia, il livello dello scontro promette al contrario di salire vertiginosamente nei dodici mesi che separano la Georgia dalle elezioni.

Lo indicano chiaramente le parole del primo ministro Irakli Garibashvili, che nel ringraziare l’Europa per una decisione “meritatissima”, ha poi rivendicato il successo ottenuto “nonostante numerosi ostacoli, resistenze, sabotaggi, provocazioni e azioni distruttive, azioni congiunte e coordinate portate avanti da nemici interni ed esterni”. Un evidente riferimento alla frammentata e agguerrita opposizione, invero tutt’altro che priva di responsabilità, accusata di remare contro gli interessi nazionali, dentro e fuori dal Paese.

Fondamentale, inoltre, accanto al perseguimento di una maggiore indipendenza del giudiziario dall’esecutivo, è la deoligarchizzazione. Bruxelles, senza mai farne il nome, punta al fondatore del partito al potere, il miliardario Bidzina Ivanishvili, che numerosi analisti ritengono essere il vero capo del governo nonostante da molti anni non ricopra incarichi pubblici. Ma adesso, per Tbilisi, è il momento di festeggiare. In serata, la presidente europeista Salomè Zourabichvili, scampata il mese scorso a un procedimento di impeachment ad opera della stessa maggioranza che aveva appoggiato la sua elezione, ha convocato una manifestazione di fronte alla sua residenza. Il futuro sarà accidentato, non c’è alcun dubbio, ma oggi il popolo georgiano ha ottenuto una grande vittoria. E di certo spera che non resti simbolica.

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