Presidenziali Usa, la tentazione dem: trasformarle in un referendum su aborto e democrazia
dal nostro corrispondente Paolo MastrolilliIvanka Trump in tribunale a New York
(afp)NEW YORK – Trasformare le presidenziali del prossimo anno in una battaglia disperata per salvare le libertà americane, minacciate dall’estremismo autoritario del trumpismo. E quindi in un referendum sul portabandiera di questa offensiva reazionaria, che punta a minare la stessa Costituzione. Le elezioni locali che si sono tenute martedì in diversi Stati Usa hanno indicato questa strada, a chi vuole tenere Joe Biden alla Casa Bianca.
I risultati sono stati evidentemente favorevoli ai democratici, oltre le previsioni della vigilia. Tra le altre cose, hanno mantenuto la poltrona di governatore nello Stato conservatore del Kentucky con Andy Beshear; hanno impedito al governatore della Virginia Glenn Youngkin di conquistare la maggioranza nel Parlamento locale, mettendo fine alle speculazioni sulla possibilità che si candidasse per sfidare Trump; sono riusciti a far inserire il diritto all’aborto nella Costituzione dell’Ohio, ex Stato chiave che ormai da diversi turni elettorali è diventat…
NEW YORK – Trasformare le presidenziali del prossimo anno in una battaglia disperata per salvare le libertà americane, minacciate dall’estremismo autoritario del trumpismo. E quindi in un referendum sul portabandiera di questa offensiva reazionaria, che punta a minare la stessa Costituzione. Le elezioni locali che si sono tenute martedì in diversi Stati Usa hanno indicato questa strada, a chi vuole tenere Joe Biden alla Casa Bianca.
I risultati sono stati evidentemente favorevoli ai democratici, oltre le previsioni della vigilia. Tra le altre cose, hanno mantenuto la poltrona di governatore nello Stato conservatore del Kentucky con Andy Beshear; hanno impedito al governatore della Virginia Glenn Youngkin di conquistare la maggioranza nel Parlamento locale, mettendo fine alle speculazioni sulla possibilità che si candidasse per sfidare Trump; sono riusciti a far inserire il diritto all’aborto nella Costituzione dell’Ohio, ex Stato chiave che ormai da diversi turni elettorali è diventato fermamente repubblicano. Tutti segnali incoraggianti in vista del prossimo anno, perché come nelle elezioni midterm del 2022, il partito del presidente è andato meglio delle aspettative.
Alcuni analisti avvertono che non bisogna leggere troppo in questo voto locale, che per natura è diverso da quello nazionale, ha un’affluenza alle urne ridotta, e soprattutto non aveva sulla scheda i nomi di Biden e Trump. Poi ci sono divergenze fra gli stessi democratici sulla lezione da ricavarne. Secondo i suoi sostenitori ha ragione il capo della Casa Bianca ad esultare, perché questo verdetto lascia sperare che il 2024 finisca come il 2022, e alla fine lui nelle presidenziali andrà meglio di quanto prevedono i sondaggi. Secondo i suoi critici ha ragione chi invece gli chiede di farsi da parte, perché i democratici hanno dimostrato di avere la forza per vincere, ma con la sua impopolarità rischiano la sconfitta.
Questo dibattito resta aperto, ma non c’è dubbio invece che le elezioni di martedì abbiano indicato una possibile strategia vincente generale per il partito. Uno degli elementi che lo ha aiutato è stato l’aborto, perché ha motivato molti elettori ad andare alle urne, allo scopo di rispondere alla sentenza della Corte Suprema creata da Trump che lo ha reso illegale a livello federale. Gli attivisti già si preparano a replicare questa operazione alle presidenziali del prossimo anno, presentando referendum per la legalizzazione della pratica in molti stati chiave, dalla Pennsylvania all’Arizona, passando per Florida e Nevada. La speranza è che il tema aborto mobiliti gli elettori per spingerli alle urne, dove poi voteranno anche per Biden.
La questione però va oltre il tema specifico delle interruzioni di gravidanza, che è certamente importante, ma non è detto che basti a decidere una campagna nazionale come quella per la Casa Bianca. Allora l’idea è sommare la possibilità di abortire ad un ampio spettro di libertà concrete minacciate negli Stati Uniti, dall’offensiva reazionaria del trumpismo. In gioco c’è il futuro stesso della democrazia, come ha dimostrato l’assalto al Congresso del 6 gennaio 2022, cioè uno dei quattro processi penali in cui è stato incriminato Trump, oltre a quello civile per frode fiscale in corso a Manhattan, dove ieri è stata chiamata a testimoniare sua figlia Ivanka. Comunque vadano a finire questi procedimenti, è sicuro che l’ex presidente aveva incoraggiato i manifestanti prima della marcia, li ha difesi dopo, e ha promesso di perdonarli se verrà rieletto. Quindi ha quanto meno giustificato un’insurrezione, e molti temono che intenda usare il ritorno alla Casa Bianca per vendicarsi e demolire la democrazia americana.
Secondo il politologo Bill Schneider, "quando si candida un presidente in carica, le elezioni diventano sempre un referendum su di lui e i suoi risultati. In questo caso però abbiamo di fatto due ‘incumbent’ in corsa, perché Trump è uscito dalla Casa Bianca meno di quattro anni fa e sostiene di essere ancora il capo legittimo, perché le elezioni sarebbero state truccate. Il voto quindi verrà deciso da quale dei due "incumbent" diventerà l’oggetto del referendum. Se sarà su Biden, l’inflazione, le guerre e in generale i suoi risultati, è assai probabile che vinca Trump, vista l’impopolarità di Joe. Se invece i democratici riusciranno a trasformarlo in un referendum su Donald, il suo carattere, i suoi problemi giudiziari, la minaccia che rappresenta per il futuro della nostra democrazia e delle nostre libertà, allora Biden avrà la possibilità di ripetere la strategia e il successo del 2020".