Zelensky contro il generale. E in Ucraina è resa dei conti con vista sulle presidenziali
dal nostro inviato Paolo BreraKIEV — La politica lo incalzava da settimane: e le elezioni, signor presidente? Nel consueto video della sera, lunedì il presidente Volodymyr Zelensky ha estratto la sentenza dal suo umore, cupo come mai: «Non è il momento giusto. In guerra, con le sfide che fronteggiamo, sarebbe irresponsabile». Il pericolo non sono solo i carri armati russi, ma il terremoto tra lui e il capo delle forze armate, il molto amato generale Valery Zaluzhny. Lo scontro improvviso tra le due cariche più potenti dello Stato ha sgretolato l’unità di questi 21 mesi di resistenza. Ne è esploso un verminaio di licenziamenti e dimissioni, veleni, fango e persino un assurdo «incidente» che odora forte di attentato.
Il guanto di sfida lo ha lanciato il generale sull’Economist, facendo traballare l’architrave della strategia bellica del presidente: la guerra non si vincerà, dice, perché manca la superiorità tecnologica e per l’inefficienza nel reclutamento e formazione, che spetta alla politica. Ora, accusa, è s…
KIEV — La politica lo incalzava da settimane: e le elezioni, signor presidente? Nel consueto video della sera, lunedì il presidente Volodymyr Zelensky ha estratto la sentenza dal suo umore, cupo come mai: «Non è il momento giusto. In guerra, con le sfide che fronteggiamo, sarebbe irresponsabile». Il pericolo non sono solo i carri armati russi, ma il terremoto tra lui e il capo delle forze armate, il molto amato generale Valery Zaluzhny. Lo scontro improvviso tra le due cariche più potenti dello Stato ha sgretolato l’unità di questi 21 mesi di resistenza. Ne è esploso un verminaio di licenziamenti e dimissioni, veleni, fango e persino un assurdo «incidente» che odora forte di attentato.
Il guanto di sfida lo ha lanciato il generale sull’Economist, facendo traballare l’architrave della strategia bellica del presidente: la guerra non si vincerà, dice, perché manca la superiorità tecnologica e per l’inefficienza nel reclutamento e formazione, che spetta alla politica. Ora, accusa, è subentrato «lo stallo»: si combatte «in trincea come nella prima guerra mondiale». Già Zelensky aveva le gomme a terra per la copertina di Time, che lo aveva descritto isolato dai suoi stessi collaboratori che non credono più nelle sue promesse di vittoria. I media internazionali — da Nbc News alla CNN, dal Washington Post al New York Times — hanno riportato ricostruzioni e testimonianze secondo cui la linea oltranzista del presidente, il dogma del “non si tratta” fino alla riconquista di tutti i territori occupati compresa la Crimea, si scontra con la nuova situazione internazionale e con l’insuccesso della controffensiva. E le opinioni di alti ufficiali occidentali e «stretti collaboratori» di Zelensky secondo cui è l’ora di abbandonare speranze e propaganda per cercare una via d’uscita realista.
Dopo la copertina di Time, negli uffici presidenziali è scattata la caccia alla talpa. Ma a far tremare i muri di via Bankova è Zaluzhny sull’Economist: è troppo prudente, sanno, per esporsi senza robusti appoggi dentro e fuori dell’Ucraina. «Non è lotta tra loro, è competizione — dice il politologo Ruslan Bortnik — il generale è secondo nei sondaggi e hanno visioni opposte su come continuare la guerra: per Zaluzhny dobbiamo concentrarci sulla difesa in trincea, Zelensky insiste sulla controffensiva perché perderebbe consensi, non può permettersi svolte sulla riconquista».
Ma i toni non sono da dibattito politico. Zelensky ha licenziato il capo delle Forze per le operazioni speciali, Viktor Khorenko, senza informare Zaluzhny né lo stesso Khorenko. Al suo posto ha nominato lo sconosciuto colonnello Sergej Lupanchuk a dirigere un corpo delicatissimo delle forze armate di Zaluzhny. Unità coinvolte nelle operazioni difficili, politicamente sensibili e pericolose come i sabotaggi e controinformazione, un’arma ora in moto tra vertici politici e militari.
Lunedì sera nella sua dacia è morto il maggiore Gennady Chastyakov, 39enne assistente e «grande amico» di Zaluzhny. La polizia dice che festeggiava il compleanno con amici, moglie e i 4 bambini ed è morto facendo esplodere una delle granate che gli avevano regalato in ufficio con il suo whisky preferito. Una ricostruzione così assurda da far parlare di «attentato» e «vendetta».
Ora tra un appello all’unità di Zelensky e una conferma che la controffensiva «va avanti», ecco fango e veleni: «Le persone che non credono nella Vittoria non hanno posto nel potere e nel comando», dice il presidente del Consiglio di sicurezza Danilov mentre il deputato Ariev annuncia, e poi ritratta, che il ministro della Difesa Umerov abbia chiesto la rimozione di Zaluzhny. «Lo ha salvato, le dimissioni erano vere ma le hanno dovute ritirare», scrive il giornalista investigativo (ex Azov) Moseichuk. Girano voci di altri siluramenti, e i giornali riportano accuse secondo cui Zaluzhny ha presentato una tesi di dottorato falsa all’Accademia giuridica di Odessa, scritta per lui «dal rettore, «una creatura di Yanukovic». Il generale non replica. C’è chi teme scenari in cui le parole non contano.