Colombia, il caso degli ippopotami di Pablo Escobar: diventati una specie invasiva, verranno eliminati
di Daniele MastrogiacomoPoveri ippopotami. Orfani di Pablo Escobar, fatto fuori sui tetti di Medellín il 2 dicembre del 1993 mentre tentava di fuggire al bloque de búsqueda che lo inseguiva da anni, sono stati condannati all'estinzione. Certo, non ci sarà una caccia. Si procederà all’eutanasia per una decina, ma per il resto si procederà a trasferirli altrove, all’estero, magari in qualche bioparco disposto ad accoglierli oppure a sterilizzarli per evitare che si riproducano ancora.
I venti mammiferi accolti dall’ex re mondiale della cocaina nel suo zoo privato che aveva creato all’interno dell’Hacienda Nápoles sono diventati un problema di Stato in Colombia. Dopo la scomparsa del capo del più potente Cartello di narcotrafficanti degli Anni 80 del secolo scorso, si crearono un varco nei recinti dove erano rinchiusi e iniziarono a vagare nella foresta circostante. L’habitat era ideale. La regione di Antioquia, nel Nord del paese andino, è immersa in fitte foreste pluviali che la rendono particolarmente umida.…
Poveri ippopotami. Orfani di Pablo Escobar, fatto fuori sui tetti di Medellín il 2 dicembre del 1993 mentre tentava di fuggire al bloque de búsqueda che lo inseguiva da anni, sono stati condannati all'estinzione. Certo, non ci sarà una caccia. Si procederà all’eutanasia per una decina, ma per il resto si procederà a trasferirli altrove, all’estero, magari in qualche bioparco disposto ad accoglierli oppure a sterilizzarli per evitare che si riproducano ancora.
I venti mammiferi accolti dall’ex re mondiale della cocaina nel suo zoo privato che aveva creato all’interno dell’Hacienda Nápoles sono diventati un problema di Stato in Colombia. Dopo la scomparsa del capo del più potente Cartello di narcotrafficanti degli Anni 80 del secolo scorso, si crearono un varco nei recinti dove erano rinchiusi e iniziarono a vagare nella foresta circostante. L’habitat era ideale. La regione di Antioquia, nel Nord del paese andino, è immersa in fitte foreste pluviali che la rendono particolarmente umida. È attraversata dal fiume Magdalena dove questi bestioni potevano abbeverarsi e immergersi come fanno nei loro ambienti naturali. Così nel giro di 30 anni di sono moltiplicati raggiungendo 166 unità.
Gli abitanti del posto, e nella stessa Medellín, si erano abituati a vederli scorrazzare liberi. Soprattutto per i bambini erano diventati delle sorte di mascotte. Si divertivano a osservarli tra emozioni e paure. I genitori li accompagnavano, cedevano alle insistenze dei figli che nei giorni di festa supplicavano di portarli a vedere quei colossi. Le autorità non si sono opposte. Quando sono cresciuti di numero e davanti alle loro reazioni imprevedibili hanno però deciso di intervenire. Si è pensato subito ad eliminarli. Erano troppo pericolosi. Gli ambientalisti e gli animalisti sono insorti, c’è stata battaglia e alla fine il governo centrale ha sospeso ogni provvedimento.
La cosa è continuata senza troppi scossoni. Gli ippopotami avevano preso il largo, si erano trovati i loro territori, sembravano scomparsi. Sono invece riapparsi nei villaggi e nei centri abitati più numerosi di prima. Il tema è diventato urgente, sono stati coinvolti veterinari ed esperti. Si è pensato a sterilizzarli per evitare che continuassero a figliare. Ma non era un’operazione semplice. Bisognava sedarli, a distanza, con dosi massicce e poi capire se l’esemplare era maschio o femmina. E qui è sorta una seconda difficoltà. L’ippopotamo ha un pene retrattile; lo nasconde in una fessura che resta chiusa e si apre solo nel periodo della fecondazione. Scoprire il sesso significava renderli innocui, avvicinarsi, ispezionarli e poi procedere alla vasectomia. Un impegno troppo gravoso. Per i soldi da spendere e il personale da impiegare.
Nel 2022 il governo ha fatto approvare una legge che ha dichiarato i mammiferi una specie invasiva. È stata la strada per prendere una decisione definitiva e liberarsi di un problema che era diventato una minaccia alla sicurezza della popolazione. È stato messo a punto un protocollo per esportarli. “Ma lo faremo”, ha assicurato la ministra dell’Ambiente Susana Muhamad, “solo con il consenso dell’autorità ambientale del Paese cui saranno destinati”. Tuttavia, davanti a obiettive difficoltà a piazzare 166 animali che arrivano a pesare fino a tre tonnellate si è pensato anche all’eutanasia. Le stime degli esperti suggeriscono che potrebbero raggiungere anche 1000 esemplari entro il 2035 se non si interviene. Gli animalisti restano contrari alla sterilizzazione. Sostengono che comporta sofferenza per chi la subisce e serio pericolo per chi deve bloccarli e intervenire.
La decisione finale è salomonica: una parte sarà uccisa con l’eutanasia, la maggioranza trasferita all’estero, il resto verrà sterilizzato. Lasciarli liberi e farli riprodurre senza alcun controllo sarebbe una follia. Gli ippopotami sono considerati tra gli animali più pericolosi al mondo: uccidono 500 persone all’anno. Lo sanno bene i contadini di Antioquia che si sono ritrovati spesso davanti a questi bestioni e sono dovuti fuggire. Incarnano lo spirito di Pablo Escobar. Dopo aver scatenato una guerra con lo Stato, con migliaia di vittime, il vecchio patrón continua a far sentire la sua presenza.