Afghanistan, la rivincita del cricket: la nazionale ai quarti di finale del mondiale. Una speranza laica nel paese stretto dai Talebani
di Enrico FranceschiniIl giocatore afgano Rahmanullah Gurbaz
(afp)LONDRA – Giocatori che esultano in campo. Tifosi che si sbracciano sugli spalti. Caroselli di auto nelle città per festeggiare ogni vittoria. Sarebbero scene abituali, in qualunque sport, in qualunque Paese del mondo. Ma sono insolite, inattese, sorprendenti, se a celebrare sono i giocatori e i sostenitori della nazionale di cricket dell’Afghanistan, che è diventata la “Cenerentola” dei Mondiali in corso in India, sconfiggendo l’Inghilterra detentrice del titolo e avanzando fino ai quarti di finale. Se oggi vincesse contro il Sudafrica, avrebbe una chance di qualificarsi addirittura per le semifinali.
Qualcuno potrebbe chiedersi: uno sport in Afghanistan? Ma attività ludiche di questo tipo non erano state messe al bando dai Talebani? La risposta è sì, furono messe al bando dai Talebani rimasti al potere fino all’invasione americana del 2001, che rispondeva all’attacco all’America di Al Qaeda, basata a Kabul. Quando i militanti islamici sono tornati al potere nel 2021, dopo vent’anni d…
LONDRA – Giocatori che esultano in campo. Tifosi che si sbracciano sugli spalti. Caroselli di auto nelle città per festeggiare ogni vittoria. Sarebbero scene abituali, in qualunque sport, in qualunque Paese del mondo. Ma sono insolite, inattese, sorprendenti, se a celebrare sono i giocatori e i sostenitori della nazionale di cricket dell’Afghanistan, che è diventata la “Cenerentola” dei Mondiali in corso in India, sconfiggendo l’Inghilterra detentrice del titolo e avanzando fino ai quarti di finale. Se oggi vincesse contro il Sudafrica, avrebbe una chance di qualificarsi addirittura per le semifinali.
Qualcuno potrebbe chiedersi: uno sport in Afghanistan? Ma attività ludiche di questo tipo non erano state messe al bando dai Talebani? La risposta è sì, furono messe al bando dai Talebani rimasti al potere fino all’invasione americana del 2001, che rispondeva all’attacco all’America di Al Qaeda, basata a Kabul. Quando i militanti islamici sono tornati al potere nel 2021, dopo vent’anni di guerra, hanno ripristinato il divieto per tutti gli sport femminili, consentendo tuttavia il cricket maschile.
Questo sport dal regolamento per certi versi astruso (in alcune competizioni una partita può durare vari giorni, ma nel formato più diffuso, adottato anche dai Mondiali, durano al massimo tre ore), per altri molto simile al baseball (c’è un lanciatore che deve eliminare i battitori avversari: in fondo è tutto qui), è relativamente nuovo in Afghanistan: lo hanno importato negli ultimi due decenni i profughi afghani di ritorno dal Pakistan, dove è popolarissimo.
Nato in Inghilterra tre secoli fa, il cricket è tra gli sport più seguiti in una dozzina di ex-colonie britanniche, in particolare in Oriente e nel Pacifico, dall’India all’Australia. Fra gli inglesi è lo sport tipico delle costose scuole private. Nelle ex-colonie suscita passioni anche fra classi meno privilegiate.
Ma in Afghanistan rappresenta molto più di una passione sportiva: è una visione del mondo laica e liberale, in una nazione che i Talebani hanno chiuso in una morsa di fondamentalismo religioso e di repressione politica. Un raro faro di speranza e di gioia in un Paese ricaduto nel Medio Evo, reduce da quattro decenni di guerra (prima contro i sovietici, poi contro gli americani e i loro alleati occidentali) e da catastrofi naturali come il recente terremoto.
La contraddizione fra il regime islamico e il cricket non è immune da polemiche. La nazionale gioca con i colori del governo insediato dopo l’invasione americana del 2001, poi caduto nel 2021. I giocatori più forti militano in squadre all’estero, in particolare nella Premier League indiana, il campionato più seguito in Asia. E non tutti i Talebani hanno accettato questo sport, come dimostra l’attentato che ha ucciso otto tifosi nel 2018, quando una bomba è esplosa allo stadio durante un torneo a Jalalabad, quinta maggiore città afgana.
Ciononostante, in Afghanistan continua a crescere il tifo per il cricket e i successi senza precedenti della nazionale ai Mondiali lasciano aperta la speranza che, prima o poi, questo sfortunato Paese possa godere della libertà anche negli altri settori della vita pubblica. “Sono quarant’anni che soffriamo”, dice un ex-giocatore di cricket afghano al Financial Times. “Il cricket è la nostra unica felicità, significa molto per noi”. Ma al quotidiano britannico preferisce dare soltanto il suo nome di battesimo: Umar. Con i Talebani non si sa mai.