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Ondate di attacchi dagli Houthi contro Israele: ecco perché gli alleati yemeniti dell’Iran hanno alzato il tiro

Combattenti houthi a Sana'a 

 
Nel mirino la città di Eilat. Un drone ha centrato una scuola che per fortuna era chiusa. Ogni azione viene sostenuta con una massiccia propaganda in lingua araba. Distrutto un missile nel deserto giordano, si ritiene fosse diretto sulle installazioni nucleari di Dimona
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Gli Houthi yemeniti continuano ad alzare il tiro. Ieri sera hanno lanciato una nuova ondata di attacchi contro la città israeliana di Eilat, a quasi duemila chilometri dal loro territorio. Per la prima volta, un drone è riuscito a raggiungere indisturbato il centro abitato ed è esploso contro una scuola: i danni sono stati gravi, ma fortunatamente l’istituto era chiuso. L’incursione è avvenuta senza che scattasse alcun allarme. Poi è stata la volta di un missile balistico: per intercettarlo è stato usato il sistema Arrow, il più potente e costoso al mondo che era intervenuto già nove giorni fa. Le immagini filmate nel cielo dell’aeroporto Eilat fanno ipotizzare che la traiettoria fosse diretta più a nord. Sono circolate indiscrezioni su un altro ordigno, distrutto dalla contraerea sopra il Mar Rosso.

La milizia sciita yemenita si sta dimostrando l’alleato più aggressivo dell’Iran e soprattutto quello con maggiori capacità belliche. Ieri poco prima dell’alba è riuscita ad abbatter…

Gli Houthi yemeniti continuano ad alzare il tiro. Ieri sera hanno lanciato una nuova ondata di attacchi contro la città israeliana di Eilat, a quasi duemila chilometri dal loro territorio. Per la prima volta, un drone è riuscito a raggiungere indisturbato il centro abitato ed è esploso contro una scuola: i danni sono stati gravi, ma fortunatamente l’istituto era chiuso. L’incursione è avvenuta senza che scattasse alcun allarme. Poi è stata la volta di un missile balistico: per intercettarlo è stato usato il sistema Arrow, il più potente e costoso al mondo che era intervenuto già nove giorni fa. Le immagini filmate nel cielo dell’aeroporto Eilat fanno ipotizzare che la traiettoria fosse diretta più a nord. Sono circolate indiscrezioni su un altro ordigno, distrutto dalla contraerea sopra il Mar Rosso.

La milizia sciita yemenita si sta dimostrando l’alleato più aggressivo dell’Iran e soprattutto quello con maggiori capacità belliche. Ieri poco prima dell’alba è riuscita ad abbattere un drone Reaper americano, probabilmente decollato dalla base Usa di Gibuti. Il grande velivolo telecomandato, che può compiere missioni di ricognizione e bombardamenti, sarebbe stato centrato da una batteria semovente SA-6 Gainful. Secondo gli Houthi, il Reaper era entrato nello spazio aereo yemenita.

Quasi tutte le armi usate nei raid sono di concezione iraniana. La formazione yemenita ha dimostrato una sorprendente capacità non solo nell’utilizzarle ma anche nel produrle e perfezionarle. Questo sia per gli apparati offensivi, che per quelli destinati alla protezione contro incursioni dal cielo e dal mare. Nel corso del lungo conflitto civile, che ha provocato oltre centomila morti, la formazione fondamentalista ha affrontato le forze saudite ed emiratine, scagliando droni e missili contro città e impianti industriali: soltanto contro l’Arabia Saudita ne hanno lanciati quasi mille.

Dal 17 ottobre la milizia ha iniziato la campagna in sostegno di Hamas. Quasi sempre usa sciami, facendo partire in un arco di tempo limitato velivoli teleguidati e missili cruise. La prima ondata, composta da nove ordigni, è stata fermata da una nave dell’Us Navy. Le altre sono arrivate fino alle coste israeliane del Mar Rosso, provocando la reazione di caccia F35 e di batterie terrestri. Almeno un missile è stato distrutto nel deserto giordano: si ritiene che fosse diretto verso le installazioni nucleari israeliane di Dimona. Poi dieci giorni fa è stata la volta di un missile balistico, con una traiettoria esterna all’atmosfera e velocità di oltre seimila chilometri l’ora: Israele lo ha colpito con l’Arrow, nel primo episodio in assoluto di combattimento nello spazio.

Finora gli Houthi hanno impegnato una parte minuscola del loro arsenale nell’offensiva: hanno centomila soldati e almeno cinquemila tra razzi, droni e missili. Alcuni analisti ritengono che il loro obiettivo sia politico: vogliono imporre il ruolo di potenza regionale, sia ai nemici che agli alleati uniti nell’Asse della Resistenza che fa capo a Teheran. Ogni azione viene sostenuta con una massiccia attività di propaganda, diffondendo sui social video e proclami in lingua araba. Il loro attivismo bellico e la posizione strategica di controllo all’accesso al Mar Rosso però comincia a diventare un problema per gli Stati Uniti.

“Dio è grande, morte agli Usa, morte a Israele, maledizione agli ebrei e vittoria per l’Islam”, è il motto del movimento. L’amministrazione Trump l’aveva incluso tra le organizzazioni terroristiche nel gennaio 2021, ma il presidente Biden ha revocato il provvedimento per favorire i colloqui di pace in Yemen che hanno permesso di sospendere il conflitto civile. Adesso però gli attacchi contro Israele rischiano di modificare la linea della Casa Bianca e provocare una reazione.

Da alcuni giorni il Pentagono sta accumulando navi da guerra nell’aerea. Attualmente ci sono la portaerei Eisenhower, un incrociatore, tre caccia e due portaelicotteri con una task force di 2200 marines. In più, c’è il sottomarino nucleare Florida con a bordo 152 cruise. Una potenza di fuoco che non sembra avere spaventato gli Houthi, così sicuri delle loro difese da sfidare gli Usa con l’abbattimento del Reaper. «I nostri attacchi proseguiranno finché continuerà l’aggressione contro Gaza», ha dichiarato ieri sera il portavoce militare dell’organizzazione, rivendicando l’ultima bordata.

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