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Scontri e proteste in Cisgiordania, dieci morti a Jenin in un raid dell’Idf

(agf)

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Arrestato a Nazareth l’attivista Barakeh: aveva organizzato una marcia per la pace ma manifestare per Gaza è illegale
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RAMALLAH — Si infiamma la Cisgiordania. Ieri la caccia a uno dei più ricercati di Hamas si è trasformata in un lungo giorno di scontri strada a Jenin, con 10 morti e decine di feriti. Il raid è stato improvviso, con sparatorie anche in centro città.

Dal 7 ottobre, Jenin è completamente circondata dall’Idf, e isolata, e Israele ha intensificato le sue operazioni: Jenin è l’unica città che viene regolarmente bombardata. Ma anche in questo ultimo raid, il ruolo maggiore in realtà è stato delle ruspe, più che di droni e carrarmati. Sono state ulteriormente spianate, e allargate, le vie di accesso al campo profughi, che ora è in larga parte in macerie. Israele sta preparando il terreno per la battaglia vera: che non è ancora iniziata.

Nonostante scene simili a quelle di Gaza, infatti, il raid è durato così a lungo, e ha causato così tanti morti, solo perché un blindato dell’Idf è rimasto in trappola nei vicoli sotto il fuoco incrociato. Né, finora, sono passate all’attacco le Brigat…

RAMALLAH — Si infiamma la Cisgiordania. Ieri la caccia a uno dei più ricercati di Hamas si è trasformata in un lungo giorno di scontri strada a Jenin, con 10 morti e decine di feriti. Il raid è stato improvviso, con sparatorie anche in centro città.

Dal 7 ottobre, Jenin è completamente circondata dall’Idf, e isolata, e Israele ha intensificato le sue operazioni: Jenin è l’unica città che viene regolarmente bombardata. Ma anche in questo ultimo raid, il ruolo maggiore in realtà è stato delle ruspe, più che di droni e carrarmati. Sono state ulteriormente spianate, e allargate, le vie di accesso al campo profughi, che ora è in larga parte in macerie. Israele sta preparando il terreno per la battaglia vera: che non è ancora iniziata.

Nonostante scene simili a quelle di Gaza, infatti, il raid è durato così a lungo, e ha causato così tanti morti, solo perché un blindato dell’Idf è rimasto in trappola nei vicoli sotto il fuoco incrociato. Né, finora, sono passate all’attacco le Brigate Jenin, che sono il più strutturato, e il meglio equipaggiato, dei molti gruppi armati palestinesi. E sono ancora più radicali di Hamas: sono guidate dalla Jihad Islamica. E specializzate in attentati suicidi. Ma sono ferme in attesa di capire come coordinarsi con Gaza.

Proseguono le retate di Israele, che ha nel mirino chiunque sia legato a Hamas. Dal 7 ottobre, gli arrestati sono oltre 2mila, e in tutto, i detenuti sono adesso 10mila. I minorenni sono uno su quattro. L’ultimo a finire in cronaca è stato Mohammed Barakeh: originario di Nazareth, a lungo deputato della Knesset, è una figura di primo piano della minoranza araba, e soprattutto, degli ambienti pacifisti. Ha studiato a Tel Aviv: ed è nella sua casa degli anni dell’università che è stato fondato il movimento Peace Now contro la guerra in Libano. Aveva organizzato una fiaccolata per la pace. E manifestare per Gaza è illegale.

Nelle ultime 24 ore, inoltre l’Idf è entrato a Nablus, e a Balata, il suo campo profughi. Il più ampio dei 19 della Cisgiordania. A Balata vengono fabbricate le mine: e Israele teme che la Cisgiordania diventi un nuovo Afghanistan. Ci sono state incursioni anche a Tulkarem e Tuba, due città minori, che non hanno rilevanza in sé, ma in quanto retrovia di Nablus e Jenin: sono un obiettivo perché sono il rifugio dei ricercati. Ma resta invece tranquilla Ramallah. Dopo alcuni tentati assalti alla Muqata, la sede dell’Autorità Palestinese, nei primi giorni di guerra, non si sono più avute manifestazioni.

Se infatti Israele stenta a individuare ed eliminare i più ricercati, c’è stallo anche di là dal Muro. Per il futuro di Gaza, la comunità internazionale punta tutto sull’Autorità Palestinese: che quindi, per migliorarsi la reputazione, ha sospeso le sue retate.

L’incognita sono i coloni. Che sono concentrati essenzialmente a Hebron e Nablus. Dopo giorni di violenza nelle colline a sud di Hebron, con l’omicidio a sangue freddo di due pastori, e due comunità assediate e costrette alla fuga, e nelle colline intorno a Nablus, in cui invece sono stati i palestinesi a sparare, e i coloni, in risposta, hanno incendiato campi e case, non si sono registrati incidenti significativi. Ma dal 7 ottobre, il ministro alla Sicurezza continua a distribuire armi negli insediamenti. E nei suoi briefing quotidiani sull’andamento della guerra, Netanyahu ora indica come prossimo passo la Giudea e Samaria - il nome ebraico della Cisgiordania. Ha preannunciato imminenti operazioni su larga scala contro gli estremisti che danneggiano Israele. E non si riferiva a Hamas.

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