L’assedio agli ospedali di Gaza per la caccia al capo di Hamas
dal nostro inviato Daniele RaineriTEL AVIV – Dopo un’avanzata rapida i soldati israeliani sono arrivati al complesso ospedaliero di Al Shifa, che loro considerano la facciata che nasconde il centro di comando di Hamas dentro Gaza City. Pur se fosse vero, è anche l’ospedale funzionante più grande della Striscia di Gaza nel mezzo di una crisi umanitaria senza precedenti persino per quella zona e ospita migliaia di sfollati, oltre che ovviamente tutti i pazienti – molti dei quali non si possono muovere – e lo staff medico. Secondo fonti palestinesi ci sono combattimenti pesanti lungo il perimetro fra israeliani e gruppi palestinesi, colpi israeliani sono finiti anche nel cortile dell’ospedale e contro un edificio che fa parte del complesso, ci sono stati feriti e morti: «Cadaveri a terra – testimonia Msf – Una scena orribile». Nella notte sono piovuti anche flares, ordigni illuminanti lanciati dagli aerei.
Al Shifa e altri tre ospedali – Al Rantisi, Al Quds e l’Indonesiano – sono diventati i punti finali di resist…
TEL AVIV – Dopo un’avanzata rapida i soldati israeliani sono arrivati al complesso ospedaliero di Al Shifa, che loro considerano la facciata che nasconde il centro di comando di Hamas dentro Gaza City. Pur se fosse vero, è anche l’ospedale funzionante più grande della Striscia di Gaza nel mezzo di una crisi umanitaria senza precedenti persino per quella zona e ospita migliaia di sfollati, oltre che ovviamente tutti i pazienti – molti dei quali non si possono muovere – e lo staff medico. Secondo fonti palestinesi ci sono combattimenti pesanti lungo il perimetro fra israeliani e gruppi palestinesi, colpi israeliani sono finiti anche nel cortile dell’ospedale e contro un edificio che fa parte del complesso, ci sono stati feriti e morti: «Cadaveri a terra – testimonia Msf – Una scena orribile». Nella notte sono piovuti anche flares, ordigni illuminanti lanciati dagli aerei.
Al Shifa e altri tre ospedali – Al Rantisi, Al Quds e l’Indonesiano – sono diventati i punti finali di resistenza nella battaglia urbana a Gaza City fra i soldati israeliani e Hamas, o i penultimi se vogliamo contare l’intricato reticolo di tunnel che attraversa il sottosuolo della Striscia. Se oggi la battaglia arriva alle porte degli ospedali succede per un disegno preciso di Hamas, perché il gruppo da anni fa affidamento sul fatto che i luoghi di cura e soccorso pieni di civili sono bersagli che frenano – più di altri – i cacciabombardieri alla ricerca di basi del gruppo da distruggere. Al Shifa, ex casermone inglese trasformato in ospedale e rifatto dagli israeliani negli anni Ottanta con un progetto postmodernista che doveva celebrare la convivenza possibile fra arabi e israeliani, è l’esempio perfetto di questa scelta deliberata. Durante la prima guerra tra Hamas e Israele nel 2008 i suoi tetti divennero il luogo preferito delle grandi tv internazionali, che potevano trasmettere in diretta le immagini dei bombardamenti su Gaza contando sulla tacita garanzia che Al Shifa non sarebbe stato toccato e la cosa deve essere sembrata interessante.
Nel 2014 un rapporto scandaloso di Amnesty International rivelò che Hamas usava i sotterranei dell’ospedale come base per l’unità che si occupa di scovare, interrogare, torturare e uccidere i palestinesi che collaborano con Israele. Vale la pena ricordare che proprio Yahya Sinwar, oggi capo di Hamas, costruì la sua ascesa a partire da quel tipo di attività, che conduceva con modi spietati – non è possibile sostenere un rapporto antico e diretto tra lui e i sotterranei di Al Shifa ma nemmeno escluderlo. Negli anni gli inviati del Washington Post e del New York Times hanno raccontato la presenza di Hamas dentro il complesso. L’esercito israeliano a ottobre ha dichiarato che sotto l’ospedale ci sono i bunker del centro di comando di Hamas e ha portato a suffragio le confessioni ottenute da un paio di terroristi catturati il 7 ottobre. I due dicono che Sinwar si nascondebbe lì sotto e le ambulanze sarebbero usate a volte per trasportare i capi.
Le confessioni sono ormai vecchie e può essere che Sinwar sia sparito da lì sotto nel frattempo e abbia cambiato nascondiglio, ma i soldati israeliani considerano Al Shifa un obiettivo prioritario e si prepara quella che potrebbe essere la fase più dura della guerra, questa notte o domani notte. A questo punto la decisione diventa politica e la responsabilità passa a Israele: entrare o aspettare? E con quanta velocità entrare? Oppure bombardare come è successo in altri luoghi dove c’erano molti civili? Una settimana fa un’ambulanza davanti ai cancelli di Al Shifa è stata colpita da un missile di potenza minore perché i soldati israeliani sospettavano che fosse usata per trasportare una cellula di Hamas, sono morti quindici passanti. C’è il rischio di una carneficina e l’unica speranza per adesso è affidata all’esodo di decine di migliaia di palestinesi da Gaza City e anche dagli ospedali verso Sud. Più il complesso ospedaliero si svuota e meglio è, in queste circostanze, e secondo voci non confermate il processo di progressiva evacuazione sarebbe già molto avanti.
In un altro ospedale al centro dei combattimenti, quello pediatrico di Al Rantissi, i civili hanno provato a uscire in massa da un viale laterale con molte bandiere bianche bene in vista, ma sono stati fermati da raffiche di mitra. Hamas dichiara che sono stati i soldati israeliani, i soldati sostengono che sia stata Hamas che vuole rallentare il più possibile l’evacuazione dei palestinesi.
Ieri i soldati israeliani sono entrati in una base controllata dal fratello di Yahya Sinwar, Mohamed Sinwar. Era un centro dei servizi di sicurezza di Hamas, secondo il comunicato dell’esercito. A due settimane dall’inizio dell’invasione, le posizioni dei carri armati dentro Gaza City, molto in profondità e da tutte le direzioni, fanno pensare che le capacità di Hamas stiano calando più in fretta del previsto.