Barack, ufficiale dell’Idf: “Prenderemo Sinwar, ma la cosa più importante per noi è riportare a casa gli ostaggi”
dal nostro inviato Fabio TonacciCONFINE CON LA STRISCIA DI GAZA - “Noi non combattiamo contro Gaza, combattiamo contro Hamas”. Il tenente colonnello Barack ripete questa frase più volte, durante l’intervista con Repubblica. Anche quando il tema della discussione si allontana dall’enorme numero di vittime dei bombardamenti israeliani e vira sul campo, sulle tattiche di combattimento dei terroristi, sui tunnel, sui droni. Segno, questo, che Barack, 45 anni di cui 25 sotto le armi, è consapevole delle critiche rivolte all’esercito israeliano dal segretario generale delle Nazioni Unite. “Noi però vediamo Hamas usare i civili come scudi umani, nascondersi nelle scuole, negli ospedali e persino nelle strutture dell’Unrwa (l’Agenzia Onu per il soccorso dei rifugiati palestinesi, ndr)”.
Barack è il braccio destro del comandante della 188 esima Brigata. Siede al tavolo polveroso di una tenda della base più vicina al muro della Striscia. Chiede di non rivelarne la posizione per motivi di sicurezza. “Da qui partono i nostri m…
CONFINE CON LA STRISCIA DI GAZA - “Noi non combattiamo contro Gaza, combattiamo contro Hamas”. Il tenente colonnello Barack ripete questa frase più volte, durante l’intervista con Repubblica. Anche quando il tema della discussione si allontana dall’enorme numero di vittime dei bombardamenti israeliani e vira sul campo, sulle tattiche di combattimento dei terroristi, sui tunnel, sui droni. Segno, questo, che Barack, 45 anni di cui 25 sotto le armi, è consapevole delle critiche rivolte all’esercito israeliano dal segretario generale delle Nazioni Unite. “Noi però vediamo Hamas usare i civili come scudi umani, nascondersi nelle scuole, negli ospedali e persino nelle strutture dell’Unrwa (l’Agenzia Onu per il soccorso dei rifugiati palestinesi, ndr)”.
Barack è il braccio destro del comandante della 188 esima Brigata. Siede al tavolo polveroso di una tenda della base più vicina al muro della Striscia. Chiede di non rivelarne la posizione per motivi di sicurezza. “Da qui partono i nostri mezzi che entrano a Gaza”. L’artiglieria è in funzione, sulla nostra testa un paio di esplosioni di razzi intercettati dalla contraerea. Prima del 7 ottobre il tenente colonnello aveva cominciato il suo primo anno da riservista. Si era messo a insegnare. “Storia, la bibbia, l’Iran”. Suo nonno, Josef Cherni, sopravvissuto all’Olocausto, ha testimoniato al processo contro Ivan Demjanjuk, il militare ucraino condannato in Germania per 28 mila omicidi nel campo di sterminio di Sobibor.
Come combattono i miliziani di Hamas?
“Su tre livelli. Sul terreno, sotto il terreno usando i tunnel, e in cielo con i droni. Hanno il vantaggio di conoscere i luoghi meglio di noi, hanno messo barriere e ostacoli lungo le vie di accesso a Gaza City. Si erano preparati da molto tempo a questa guerra. Il pericolo maggiore per noi è cadere in un’imboscata… a volte sbucano all’improvviso dalla terra e ci attaccano”.
Qual è la vostra tattica?
“Cerchiamo di non affrontarli frontalmente, di sorprenderli alle spalle. Di più non posso dire”.
Come fate a neutralizzare i tunnel?
“Li facciamo esplodere. Sono talmente estesi, e alcuni costruiti vicino alle fondamenta, che talvolta la loro distruzione provoca il crollo dei palazzi nei dintorni”.
In quei cunicoli dicono che si nasconda Yahia Sinwar, il leader di Hamas nella Striscia e mente dell’attacco del 7 ottobre.
“Prima o poi prenderemo il cattivo, come nei finali dei film americani. Ma come comandante per me è più importante riportare a casa gli ostaggi. Sinwar è solo un simbolo. Per eliminare Hamas dobbiamo distruggerne l’ideologia terrorista”.
Qatar ed Egitto stanno mediando con Hamas per il rilascio di un gruppo di ostaggi in cambio di un cessate il fuoco temporaneo. Da un punto di vista militare, una tregua cosa comporta?
“Serve ad Hamas. La userà per riorganizzarsi e recuperare energie”.
Dalla Striscia arrivano foto e video drammatici delle conseguenze sulla popolazione civile dei bombardamenti israeliani.
“So che stanno morendo anche i civili e sono dispiaciuto per ogni vittima, mi creda. Prima di bombardare un palazzo dove si nascondono i terroristi, aspettiamo sempre che una certa percentuale dei suoi abitanti esca”.
Quanto è questa percentuale?
“Non sono autorizzato a rivelarlo…senta, ieri notte avevamo individuato un’ambulanza con dentro dei miliziani…”
Come fate ad esserne sicuri che erano dentro?
“Lo sapevamo, al cento per cento. Ma poiché temevo che a bordo ci fossero anche civili, ho dato l’ordine di non sparare. Perché siamo soldati, abbiamo un codice d’onore”.
Però di civili ne stanno morendo a migliaia nella Striscia. E una parte dell’opinione pubblica internazionale non vi sostiene più.
“Lo so e questo mi ferisce, come uomo e come padre di tre bambine. Molta gente ragiona non conosce la storia di questa terra, ignora cosa è successo qui negli ultimi 75 anni. Lo ripeto ancora una volta: noi non combattiamo contro Gaza, combattiamo contro Hamas, un’organizzazione terroristica che non si fa problemi ad uccidere la propria gente e la nostra gente. Non abbiamo scelta, stiamo difendendo la vita dei nostri figli”.
Quanto durerà il conflitto?
“Non posso fare previsioni, noi siamo pronti ad affrontare un lungo periodo. Le dico una cosa, però: i miliziani di Hamas non sono combattenti per la libertà, hanno un loro obiettivo politico. E se non li fermiamo qui arriveranno anche nei vostri Paesi”.