Gli ucraini stanchi dell’ottimismo: “Parlateci di guerra in modo adulto”
dal nostro inviato Paolo BreraKIEV — Ancora in giacca e cravatta, rivolto «al popolo russo» la notte dell’invasione: 1,8 milioni di visualizzazioni sul suo Youtube da 1,1 milioni di abbonati. Negli ultimi dieci video il presidente Zelensky non supera i diecimila. L’Ucraina ottimista e sorridente, “slava Ukraini!” sotto le bombe russe, pare evaporata nel clima cupo per la controffensiva fallita e l’incertezza sulla guerra.
Non piace più, la lieta e felice propaganda del «vinceremo» a prescindere. Il Telethon tv nato a inizio invasione accorpando i tg in un unico programma a reti unificate (appaltato all’ufficio presidenziale e a commentatori allineati) non gracchia più, non lo guarda nessuno. “Dalla popolarità all’odio”, titolano i patrioti di 7dniv di Rivne secondo cui «era nato per contrastare la propaganda russa, ma ora solleva solo dubbi di rilevanza e opportunità». L’audience, per il ministro della Cultura Tkachenko, è «al 13-15%».
Per capire il flop dell’ottimismo zelenskyano il Telegraf scatena gli ps…
KIEV — Ancora in giacca e cravatta, rivolto «al popolo russo» la notte dell’invasione: 1,8 milioni di visualizzazioni sul suo Youtube da 1,1 milioni di abbonati. Negli ultimi dieci video il presidente Zelensky non supera i diecimila. L’Ucraina ottimista e sorridente, “slava Ukraini!” sotto le bombe russe, pare evaporata nel clima cupo per la controffensiva fallita e l’incertezza sulla guerra.
Non piace più, la lieta e felice propaganda del «vinceremo» a prescindere. Il Telethon tv nato a inizio invasione accorpando i tg in un unico programma a reti unificate (appaltato all’ufficio presidenziale e a commentatori allineati) non gracchia più, non lo guarda nessuno. “Dalla popolarità all’odio”, titolano i patrioti di 7dniv di Rivne secondo cui «era nato per contrastare la propaganda russa, ma ora solleva solo dubbi di rilevanza e opportunità». L’audience, per il ministro della Cultura Tkachenko, è «al 13-15%».
Per capire il flop dell’ottimismo zelenskyano il Telegraf scatena gli psicologi: «A inizio guerra erano necessari battute, meme e previsioni ottimistiche per superare shock e orrore. Ma le emozioni paradossali non durano per sempre. Umorismo e ottimismo non possono essere l’unico modo di interagire con la guerra», risponde la psicologa politica Svitlana Chunikhina. «I discorsi su grandi conquiste politiche, economiche o militari hanno successo se supportati da risultati reali», aggiunge il collega Valentyn Kim.
«Vinceremo nel 2023, li ricacceremo ai confini del 1991», prometteva a maggio il governatore di Mikolaiv, Vitalij Kim. «Mettiamo sistematicamente ko il nemico, cacceremo i russi coi piedi in avanti», assicurava l’ex consigliere presidenziale Arestovich. Oggi, candidato contro Zelensky, sentite: «Una significativa responsabilità per la fede nella vittoria rapida e bella ricade su di me. Ho creato un’illusione perché potessimo sopravvivere. Oggi la distruggo per lo stesso motivo. Altri sei mesi di politica ‘di successo’ e potremo dimenticarcela, la Nato».
Il Truman Show sorridente non tira più, la gente cerca verità. Per questo sono diventate così popolari le critiche del generale Zaluzhny all’Economist: «Hanno iniziato a trattarci da adulti — dice lo psicologo Kim al Telegraf — chiamando le cose per nome, ammettendo problemi e colpe personali. Questo piace». Anche a costo di ascoltare quello che non vorrebbero sentirsi dire: «L’affermazione “il governo e l’esercito sono in conflitto” un anno fa era al 14%, ora è al 32%» — scrive Roman Shrike di Glavicom — e “l’Occidente è stanco dell’Ucraina e impone concessioni” era al 15%, ora è al 30%. Sembra guardino la tv russa. Tra agosto e settembre è subentrata una svolta nella coscienza pubblica: è arrivata la “stanchezza della guerra”».