Usa: “Troppi morti a Gaza” Il piano della Lega Araba: Anp ed Egitto dopo Hamas
dalla nostra inviata Gabriella Colarusso , dal nostro corrispondente Paolo MastrolilliBEIRUT – NEW YORK – Gli Usa richiamano Israele alla necessità di limitare le vittime civili e avvertono che il tempo delle operazioni militari a Gaza è limitato, alla vigilia di vertici chiave tra le potenze della regione finalizzati a definire il dopoguerra.
Il segretario di Stato Antony Blinken ha detto che «troppi palestinesi sono stati uccisi», mentre la sua assistente per il Medio Oriente Barbara Leaf ha avvertito il Congresso che «il numero reale potrebbe essere più elevato delle cifre ufficiali». Un alto funzionario dell’amministrazione ha spiegato al New York Times che il tempo per condurre le operazioni militari a Gaza «è limitato». Confermando il bilaterale tra Biden e il collega cinese Xi, in programma mercoledì a San Francisco, un’autorevole fonte della Casa Bianca ha aggiunto che «il presidente sottolineerà il nostro desiderio che Pechino chiarisca, nelle sue fiorenti relazioni con l’Iran, come sia essenziale che Teheran non cerchi di intensificare o diffondere la…
BEIRUT – NEW YORK – Gli Usa richiamano Israele alla necessità di limitare le vittime civili e avvertono che il tempo delle operazioni militari a Gaza è limitato, alla vigilia di vertici chiave tra le potenze della regione finalizzati a definire il dopoguerra.
Il segretario di Stato Antony Blinken ha detto che «troppi palestinesi sono stati uccisi», mentre la sua assistente per il Medio Oriente Barbara Leaf ha avvertito il Congresso che «il numero reale potrebbe essere più elevato delle cifre ufficiali». Un alto funzionario dell’amministrazione ha spiegato al New York Times che il tempo per condurre le operazioni militari a Gaza «è limitato». Confermando il bilaterale tra Biden e il collega cinese Xi, in programma mercoledì a San Francisco, un’autorevole fonte della Casa Bianca ha aggiunto che «il presidente sottolineerà il nostro desiderio che Pechino chiarisca, nelle sue fiorenti relazioni con l’Iran, come sia essenziale che Teheran non cerchi di intensificare o diffondere la violenza in Medio Oriente, e l’avverta chiaramente che se intraprenderà azioni provocatorie, gli Usa sono pronti a rispondere tempestivamente».
Partendo da queste premesse, Blinken ha elencato i punti chiave per il dopoguerra: stop all’uso di Gaza come base per attacchi, nessun trasferimento della popolazione o riduzione del territorio, costituzione di un governo palestinese unitario con la Cisgiordania, in vista della creazione dei due Stati. Quanto all’accenno del premier Benjamin Netanyahu a un ruolo «a tempo indeterminato» di Israele per la sicurezza, Washington apre all’ipotesi di un meccanismo temporaneo, basato sul modello già in parte adottato dagli accordi di Oslo. Quell’intesa divideva i Territori in area A, B e C. Per la seconda, che comprendeva circa il 22% dello spazio con quasi 3 milioni di abitanti palestinesi, prevedeva un’amministrazione condivisa. L’Anp si sarebbe occupata del controllo civile, mentre la sicurezza sarebbe stata affidata a una forza congiunta israelo-palestinese. Un modello simile potrebbe tornare utile a Gaza dopo la guerra.
A Riad intanto i negoziati sono serrati, proprio per definire le soluzioni di lungo termie. Oggi ci sarà il vertice della Lega Araba convocato d’emergenza da Mohammed Bin Salman per discutere di Gaza, domani il summit dell’organizzazione per la cooperazione islamica e il presidente iraniano Ebrahim Raisi incontrerà il principe erede al trono saudita per la prima volta da quando i due Paesi hanno ripreso le relazioni diplomatiche, un anno fa.
Il comunicato finale del vertice della Lega Araba si chiuderà con un appello al cessato il fuoco immediato e alla necessità di rilanciare il processo di pace per la soluzione dei due Stati. «Ma è ancora una fase di discussioni, il vero piano verrà fuori al prossimo vertice della Lega Araba previsto al Cairo forse prima di Natale», dicono due fonti vicine ai negoziatori sauditi ed egiziani.
L’obiettivo è costruire una forza araba, in accordo con gli americani e legittimata da una risoluzione Onu, che gestisca il dopoguerra a Gaza con una amministrazione affidata al presidente dell’autorità nazionale palestinese Mahmoud Abbas. «Abu Mazen sarà una sorta di figura di rappresentanza ma l’autorità vera sarà nelle mani della Lega Araba», chiariscono le fonti, e del Paese che dovrebbe assumersi la guida della forza araba nella Striscia, l’Egitto, perché «è quello che ha più dimestichezza con i Fratelli Musulmani», il movimento a cui Hamas si ispira. Al Sisi però sta trattando, vuole delle contropartite in cambio: garanzie per la sicurezza economica del suo Paese sull’orlo del default, e avrebbe anche avanzato richieste su alcuni campi petroliferi in Libia al confine con l’Egitto. Sotto la presidenza di Abbas gli arabi immaginano un governo largo, che tenga dentro l’Olp ma anche parti di Hamas: «Vogliono separare l’ala militare da quella politica e includere la seconda». Le incognite sono molte, a cominciare dalla durata dell’operazione militare israeliana, ma il punto interrogativo vero per i sauditi è cosa deciderà di fare l’Iran: restare fuori dal piano, continuando a usare le milizie per boicottare gli accordi, o decidere di aderirvi ritagliandosi un ruolo verso la soluzione dei due Stati, che finora gli iraniani hanno sempre rifiutato.