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Elezioni Argentina: Massa vince il dibattito, Milei resta in vantaggio ma entra in gioco il calcio

A pochi giorni dal ballottaggio presidenziale di domenica, il ministro peronista ha puntato in tv sull’esperienza. Lo sfidante di estrema destra è ancora avanti nei sondaggi, ma rischia di pagare la sua proposta di privatizzare i club
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All’Università di Buenos Aires c’è stato ieri l’ultimo dibattito televisivo tra i due candidati che si contenderanno la presidenza dell’Argentina al ballottaggio di domenica prossima, il 19 novembre.
Sergio Massa, attuale ministro dell’Economia che corre per la coalizione di sinistra Unión por la Patria, è andato meglio dello sfidante Javier Milei, anarco-capitalista di estrema destra che alle urne sarà sostenuto anche dalla destra tradizionale facente capo all’ex presidente Mauricio Macri.

Argentina al bivio

L’esperienza di Sergio Massa

Massa, identificato da Milei come parte della “casta” perché in politica con i peronisti da decenni, ha saputo sfruttare proprio la sua maggiore abitudine ai dibattiti elettora…

All’Università di Buenos Aires c’è stato ieri l’ultimo dibattito televisivo tra i due candidati che si contenderanno la presidenza dell’Argentina al ballottaggio di domenica prossima, il 19 novembre.
Sergio Massa, attuale ministro dell’Economia che corre per la coalizione di sinistra Unión por la Patria, è andato meglio dello sfidante Javier Milei, anarco-capitalista di estrema destra che alle urne sarà sostenuto anche dalla destra tradizionale facente capo all’ex presidente Mauricio Macri.

Argentina al bivio

L’esperienza di Sergio Massa

Massa, identificato da Milei come parte della “casta” perché in politica con i peronisti da decenni, ha saputo sfruttare proprio la sua maggiore abitudine ai dibattiti elettorali. È arrivato preparato non solo sulle proposte ma anche sul curriculum del rivale, che prima di fondare il partito La Libertad Avanza nel 2021 era un economista e un opinionista televisivo. Quest’ultimo è stato colto in contropiede già all’inizio del dibattito, apparendo spesso aggressivo e incapace di andare oltre l’insulto.

Gli attacchi di Massa

Senza perdere la calma, Massa è andato all’attacco delle idee più controverse di Milei, dal taglio dei sussidi al trasporto pubblico all’estensione del porto d’armi, e ne ha sottolineato i ripensamenti, divenuti più frequenti dopo il primo turno (vinto dal candidato governativo con quasi 7 punti di scarto).
Massa ha avuto modo di ricordare in diretta tv le difficoltà accademiche dello sfidante - “Parli di università pubblica ma hai studiato alla Belgrano [che è privata, ndr] e ci hai messo vent’anni” - e ha collegato la sua proposta di eliminare la Banca centrale a un’esperienza lavorativa fallimentare risalente agli anni Novanta: “Racconta agli argentini cos’è successo quando hai fatto il tirocinio alla Banca centrale e perché non te l’hanno rinnovato”, ha detto a Milei.

I punti deboli di Milei

Il candidato di governo è stato inoltre capace di tenere testa al suo sfidante su uno dei temi che più hanno contribuito all’ascesa di Milei: quello della sicurezza. Pur essendo ministro di un esecutivo incapace di dare risposte valide all’aumento della violenza degli ultimi anni, Massa ha ribadito la sua attenzione all’argomento e ha sottolineato i successi riscontrati a Tigre, la città di cui è stato sindaco prima di entrare in parlamento nel 2013.
Milei dal canto suo non è riuscito a colpire Massa nei suoi punti deboli: l’economia e l’appartenenza al kirchnerismo, il sistema di potere legato all’attuale vicepresidente della Repubblica Cristina Kirchner (già presidente dal 2007 al 2015 e vedova di Néstor, a sua volta capo di Stato tra il 2003 e il 2007).
L’Argentina è in recessione, l’inflazione ha superato il 100% su base annua e gli scandali di corruzione hanno coinvolto anche la vicepresidente. Massa è ministro dell’Economia e un militante ormai storico del peronismo kirchnerista, eppure Milei non è stato in grado di inchiodarlo su questi temi, alternando insulti (“corrotti”, “ladri”, “bugiardi”) a proposte come la dollarizzazione, che il suo sfidante ha cercato di smontare.

L’economia preoccupa gli esperti internazionali

Massa non ha offerto però ricette convincenti per uscire dalla crisi economica. Una crisi che preoccupa e divide anche gli esperti internazionali: nel giro di pochi giorni, oltre cento economisti di tutto il mondo (dal francese Thomas Piketty all’ex ministro colombiano delle Finanze Antonio Ocampo) hanno firmato una lettera aperta contro le ricette di Milei, mentre l’Economist - augurandosi che Milei vinca, moderi la sua retorica e cerchi di creare una coalizione riformista - ha scritto che in caso di vittoria peronista l’Argentina continuerà a precipitare nel caos.

La polemica con il Papa

Quando il dibattito si è spostato sulla politica internazionale, Milei ha fatto un parziale passo indietro sul Papa, precedentemente definito “il rappresentante del male in terra”. Il candidato di La Libertad Avanza si è detto pronto a scusarsi e ha invitato Francesco a ritornare in patria da pontefice per una visita. Per il resto Milei ha confermato le sue linee guida: alleanza con Stati Uniti e Israele, ostilità nei confronti di Cina e Brasile - che però, come non ha mancato di far notare Massa, sono i due principali soci commerciali di Buenos Aires.

Il ministro dell’Economia esce dunque vincitore dell’ultimo dibattito prima del voto, più per demeriti del suo sfidante che per meriti propri.
Rimane da vedere se l’approccio “presidenziale” e da veterano della politica mostrato ieri da Massa convincerà abbastanza indecisi. La maggior parte degli ultimi sondaggi dà infatti Milei in vantaggio di qualche punto, anche perché al ballottaggio il candidato di estrema destra potrà contare sul sostegno della destra tradizionale dell’ex presidente Mauricio Macri, che al primo turno aveva proposto l’ex ministra della Patricia Bullrich (finita terza).

La proposta sul calcio

Più della debole performance al dibattito televisivo, Milei potrebbe pagare una proposta che riguarda uno degli argomenti più sentiti in Argentina, ossia il calcio. In un’intervista dell’ottobre 2022, Milei ha proposto di privatizzare le società sportive, trasformandole in società per azioni sul modello inglese (attualmente sono associazioni civili senza fini di lucro). La Federazione argentina di calcio aveva già espresso parere contrario a marzo, ma a pochi giorni dal ballottaggio si stanno facendo sentire i club. Alcuni hanno esplicitato anche sui social il loro appoggio a Massa, altri si sono limitati a criticare la proposta di Milei.
Tra questi ultimi spicca il Boca Juniors, che tra i suoi presidenti ha avuto proprio uno dei principali sostenitori di Milei al ballottaggio, ossia Mauricio Macri.

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