Brasile, caldo record: arriva “el Niño”, a Rio de Janeiro percepiti 58 gradi
di Daniele MastrogiacomoGiorni di caldo infernale in Brasile. Le temperature oscillano tra i 39 e i 42 gradi, con una punta di 42,5 a Rio de Janeiro. Ma a causa dell’elevato tasso di umidità si è percepito molto più caldo, tanto che nella capitale carioca, domenica, la sensazione termica ha raggiunto i 58,5 gradi. La gente non sapeva più come refrigerarsi. Qualsiasi cosa si facesse sembrava di impazzire. Le telefonate che ci hanno raggiunto raccontavano di scene quasi apocalittiche.
Centinaia di migliaia di persone si sono riversate sulle spiagge di Copacabana e di Ipanema, spingendosi fino a Barra da Tijuca, alla ricerca di un po’ di fresco. Ma anche l’acqua dell’Atlantico sembrava bollente. Bisognava stare all’ombra, sotto i piccoli ombrelloni che punteggiano la sabbia dorata della costa e bere molta acqua per evitare di disidratarsi. Nelle ore centrali, con il sole a picco, c’erano poche alternative.
Non restava che fuggire e tornare a casa. Solo l’aria condizionata portava sollievo anche se spesso non …
Giorni di caldo infernale in Brasile. Le temperature oscillano tra i 39 e i 42 gradi, con una punta di 42,5 a Rio de Janeiro. Ma a causa dell’elevato tasso di umidità si è percepito molto più caldo, tanto che nella capitale carioca, domenica, la sensazione termica ha raggiunto i 58,5 gradi. La gente non sapeva più come refrigerarsi. Qualsiasi cosa si facesse sembrava di impazzire. Le telefonate che ci hanno raggiunto raccontavano di scene quasi apocalittiche.
Centinaia di migliaia di persone si sono riversate sulle spiagge di Copacabana e di Ipanema, spingendosi fino a Barra da Tijuca, alla ricerca di un po’ di fresco. Ma anche l’acqua dell’Atlantico sembrava bollente. Bisognava stare all’ombra, sotto i piccoli ombrelloni che punteggiano la sabbia dorata della costa e bere molta acqua per evitare di disidratarsi. Nelle ore centrali, con il sole a picco, c’erano poche alternative.
Non restava che fuggire e tornare a casa. Solo l’aria condizionata portava sollievo anche se spesso non bastava. Il problema a quel punto era uscire di nuovo per strada: il contrasto tra le temperature poteva essere anche fatale. “Sono esausto”, raccontava all’agenzia Ap Riquelme da Silva, 22 anni. “Non ce la faccio più. veramente dura. Torno a casa e mi metto sotto la doccia che è tiepida, neanche fredda. Ma almeno riesce a scuotermi. Sono stravolto, non riesco nemmeno ad alzarmi la mattina per andare al lavoro. Mi sento svuotato, stanchissimo. Fatico a fare qualsiasi cosa. La notte, poi, è un incubo: ti rigiri sul letto e non riesci dormire”.
L’ondata di calore colpisce 3 mila città e paesi del Brasile. Questo significa che almeno 100 milioni di abitanti devono fare i conti con temperature eccezionali per questo periodo. L’estate australe non è ancora iniziata, manca ancora un mese. Le previsioni dicono che il caldo aumenterà e questo flusso durerà per altri cinque giorni. A soffrire di più, oltre a Rio, sono Victoria, la capitale dello Stato di Espírito Santo, Curitiba, nel centro Sud, e San Paolo. Ma il record spetta a Cuiabá, nel Mato Grosso: la colonnina di mercurio ieri segnava 44,2 gradi. L’indice di umidità era al minimo, al 20 per cento. Il suo clima è tropicale ma nella maggior parte del tempo gli abitanti devono convivere con masse d’aria secca che sostano sul Sertão e si irradiano in tutto il centro del Brasile.
Oltre alla sua particolare posizione orografica, Cuiabá ha iniziato da alcuni anni a soffrire della presenza di isole di aria calda. Secondo delle ricerche questo è dovuto all’elevata densità di edifici e all’assenza di aree verdi nel centro. Le case e i grattacieli favoriscono un effetto a valanga nella concentrazione del calore urbano. L’aria che respiri sembra quella che ti colpisce quando apri un forno: toglie il respiro.
In undici Stati è stato diramato l’allerta di “pericolo” e in altri cinque di “grande pericolo”. In questi casi c’è il rischio di incendi autoalimentati e danni per la salute. Le persone più fragili e gli anziani sono invitati a restare in luoghi freschi. I più affollati nello scorso fine settimana erano infatti i grandi centri commerciali e i supermercati. L’alta richiesta di corrente elettrica ha messo in crisi le centrali e la rete di distribuzione. Si sa che il caldo anomalo degli ultimi mesi ha prosciugato bacini e fiumi. Persino in Amazzonia il Rio Negro, il principale affluente del Rio delle Amazzoni, è in secca e questo impedisce la navigazione, i collegamenti, il commercio, i rifornimenti.
Navigare è il solo sistema per andare sul posto di lavoro e trovare del cibo. Intere aree sono isolate, le autorità locali hanno dovuto ricorrere agli aerei per rifocillare decine di migliaia di persone. Solo gli Stati del sud, come Rio Grande do Sul, al confine con l’Argentina, sfugge a questo inferno di calore. Ne subisce un altro, contrario: piove a dirotto, con una tale violenza da provocare smottamenti, frane, allagamenti. Il fango invade le strade, s’infila nella case, distrugge i raccolti, stermina le mandrie. Fa freddo, oltre le minime stagionali.
Le cause sono note. Gli esperti concordano sul fatto che si tratta della conseguenza del cambiamento climatico. Continuiamo a scaricare gas nell’atmosfera, le foreste, già ridotte dai tagli selvaggi, non sono in grado di assorbirli perché hanno i loro serbatoi pieni e finiscono per espellerli piuttosto che trasformarli in ossigeno. Siamo al punto di non ritorno. Forse è già stato superato. A tutto questo si aggiunge l’arrivo del Niño, il fenomeno meteorologico che appare ogni 7-10 anni e regola le correnti lungo la costa del Pacifico. La sua spinta, alterata da un clima squilibrato, provoca eventi naturali estremi: il caldo diventa torrido, la pioggia è torrenziale. Siccità prolungate e bombe d’acqua. Le avvertiamo persino in Europa. Anche l'Italia paga il suo prezzo. In futuro dovremo abitarci a questa alternanza slegata dalle stagioni. Lo dicono chiaramente gli esperti: le ondate di caldo stanno diventando più lunghe e intense; le piogge delle cascate di acqua che ci sommergono.