Pechino, tra i clienti del ristorante preferito di Biden. “Speriamo nel dialogo tra Usa e Cina”
dal nostro corrispondente Gianluca ModoloPECHINO - “Vedete, qui alla vostra destra? Questo è un posto famoso qui a Pechino. Una volta venne a mangiarci Joe Biden”, spiega divertita una guida turistica mentre accompagna in questa gelida tarda mattinata di metà novembre un piccolo gruppetto di persone tra i vicoli che circondano la Torre del Tamburo.
Ora che è Xi Jinping a volare negli Stati Uniti per incontrare il presidente statunitense, i clienti del locale qui nel cuore della capitale cinese sperano in un riavvicinamento e un allentamento delle tensioni tra le due superpotenze. Con non poche perplessità sul futuro, però.
Diciotto agosto 2011. Biden arriva a Pechino per studiare da vicino il futuro leader comunista, all’epoca vicepresidente come lui. Si concede una pausa al Yaoji Chaogan, ristorante alla buona a conduzione familiare, assieme alla nipotina Naomi. Ordina zhajiangmian (i noodles con crema di fagioli neri), dieci baozi, panini ripieni cotti al vapore, e Coca Cola. Niente specialità della casa, lo chaogan appunto…
PECHINO - “Vedete, qui alla vostra destra? Questo è un posto famoso qui a Pechino. Una volta venne a mangiarci Joe Biden”, spiega divertita una guida turistica mentre accompagna in questa gelida tarda mattinata di metà novembre un piccolo gruppetto di persone tra i vicoli che circondano la Torre del Tamburo.
Ora che è Xi Jinping a volare negli Stati Uniti per incontrare il presidente statunitense, i clienti del locale qui nel cuore della capitale cinese sperano in un riavvicinamento e un allentamento delle tensioni tra le due superpotenze. Con non poche perplessità sul futuro, però.
Diciotto agosto 2011. Biden arriva a Pechino per studiare da vicino il futuro leader comunista, all’epoca vicepresidente come lui. Si concede una pausa al Yaoji Chaogan, ristorante alla buona a conduzione familiare, assieme alla nipotina Naomi. Ordina zhajiangmian (i noodles con crema di fagioli neri), dieci baozi, panini ripieni cotti al vapore, e Coca Cola. Niente specialità della casa, lo chaogan appunto: piatto particolarmente famoso nella capitale cinese preparato con fegato e intestino di maiale. Conto finale 79 yuan (10 euro al cambio odierno), ma Biden ne lasciò 100, scusandosi per aver disturbato il pranzo degli altri commensali.
“La sua visita non era organizzata”, ci racconta infatti Yao Yan, la proprietaria. “Abbiamo saputo del suo arrivo soltanto due ore prima. Dunque, nessun trattamento speciale. Lo abbiamo trattato come un cliente qualunque. Un leader importante, certo, ma una persona alla mano, amichevole. Ci sono nostri vecchi clienti storici che si ricordano ancora dove era seduto e che cosa aveva mangiato: qualcuno da quel giorno ha iniziato a chiamarlo il ‘menu Biden’”.
Con il viaggio di Xi in America la signora Yao spera che i due Paesi tornino ad andare d’accordo. “Ci vogliono relazioni amichevoli. Spero che tra Cina e Stati Uniti ci sia un rapporto normale, credo nell’amicizia tra i nostri popoli. Se Biden verrà di nuovo a Pechino sarò contenta di dargli ancora il benvenuto nel mio ristorante”.
Sono passati dodici anni da quella visita che la stampa cinese all’epoca battezzò “noodle diplomacy”. Un’era geopolitica fa, difficile da replicare ora. Tra il viavai di camerieri indaffarati a portare ai tavoli piatti fumanti non c’è in realtà molta voglia di parlare: molti non si ricordano nemmeno più che Biden è stato qui. Bisogna fare le poste all’esterno del ristorante per avere qualche risposta dai commensali. “Scontri e distensione, distensione e scontri”, ci dice Zhang, 38 anni, mentre si accende una sigaretta dopo aver finito di pranzare. “È sempre stato un processo ciclico quello tra Cina e Stati Uniti. Ora sembra che questo rapporto si stia ‘scaldando’. Bene. Ma bisogna vedere che cosa succederà dopo questo incontro”.
“Penso che un temporaneo allentamento delle tensioni sia la cosa più probabile, perché entrambe le parti hanno bisogno l'una dell’altra”, ci dice invece il 32enne Bibi. “La Cina, forse, è quella che ne ha più bisogno. Siamo in difficoltà su più fronti: economico, demografico. Non è saggio per la Cina cercare il confronto con gli Stati Uniti in questo momento”. Sul futuro non è così ottimista. “A lungo termine, credo che un nuovo confronto sarà altamente probabile. La potenza militare della Cina continua a crescere e prima o poi avrà un impatto sull'equilibrio nella regione del Pacifico, che sicuramente inciderà sugli interessi degli Stati Uniti. Il governo cinese per ora ha bisogno di un momento di respiro, dovendo affrontare difficoltà da più parti. Se la Cina spera di cercare il confronto o di competere con gli Stati Uniti per l'egemonia in futuro, la prima cosa da fare ora è stabilizzarsi”.
“In superficie sembra che le relazioni siano ok”, taglia corto invece un ragazzo che dice di aver servito nell’esercito e preferisce rimanere anonimo. "Ma dietro le quinte gli Stati Uniti continuano a reprimere la Cina”.