Prime polemiche su David Cameron, nuovo ministro degli Esteri britannico: “È l’utile idiota della Cina?”
dal nostro corrispondente Antonello GuerreraLONDRA – “David Cameron è davvero l’utile idiota del partito comunista cinese?”, si chiede il settimanale conservatore Spectator. La domanda si aggira da ieri in qualche stanza di Whitehall, dopo la clamorosa riesumazione politica dell’ex primo ministro britannico, voluto dall’attuale leader Rishi Sunak a capo del Foreign Office: “Un profilo eccellente, con enorme spessore internazionale, che sarà molto utile al Paese”, assicura l’inquilino di Downing Street.
Tuttavia, proprio Sunak solo qualche mese fa aveva, seppur indirettamente, criticato Cameron in maniera netta. Quando definì “ingenua” la strategia degli anni scorsi, ossia da parte dell'allora governo dell’ex premier, di un disgelo con la Cina. Per quelli che erano stati ribattezzati “gli anni d’oro” delle relazioni tra Londra e Pechino e che secondo Sunak oggi “sono finiti". Cameron voleva fare della Cina il secondo partner commerciale britannico. Non ci riuscì ma resta indimenticabile la foto di quella pinta di birra insieme…
LONDRA – “David Cameron è davvero l’utile idiota del partito comunista cinese?”, si chiede il settimanale conservatore Spectator. La domanda si aggira da ieri in qualche stanza di Whitehall, dopo la clamorosa riesumazione politica dell’ex primo ministro britannico, voluto dall’attuale leader Rishi Sunak a capo del Foreign Office: “Un profilo eccellente, con enorme spessore internazionale, che sarà molto utile al Paese”, assicura l’inquilino di Downing Street.
Tuttavia, proprio Sunak solo qualche mese fa aveva, seppur indirettamente, criticato Cameron in maniera netta. Quando definì “ingenua” la strategia degli anni scorsi, ossia da parte dell'allora governo dell’ex premier, di un disgelo con la Cina. Per quelli che erano stati ribattezzati “gli anni d’oro” delle relazioni tra Londra e Pechino e che secondo Sunak oggi “sono finiti". Cameron voleva fare della Cina il secondo partner commerciale britannico. Non ci riuscì ma resta indimenticabile la foto di quella pinta di birra insieme al presidente Xi Jinping in un pub di Princess Risborough, a poca distanza dalla residenza di campagna dei primi ministri britannici, Chequers.
Difficile, anzi quasi impossibile, che Cameron, da novello leader del Foreign Office, possa riproporre un atteggiamento così soft nei confronti della Cina. Perché i tempi nel frattempo sono cambiati: Pechino ha imposto leggi liberticide a Hong Kong, ex colonia britannica, nonostante patti differenti con Londra. E ora ovviamente tutti gli occhi sono puntati su Taiwan, su cui la Cina non ha mai smentito (per usare un eufemismo) le sue mire di conquista.
Tuttavia, Cameron è criticato dall’ala più radicale del partito conservatore per altre “connessioni pericolose” con Pechino. L’ex leader tory, infatti, ha avocato per molto tempo la costruzione di una metropoli sul mare a Colombo, capitale dello Sri Lanka. Un progetto, quello della Colombo Port City, che dovrebbe sfidare altri pari come Dubai e Singapore ma che ha scatenato polemiche perché tappa rilevante della controversa nuova “Via della Seta” cinese.
Il piano del Port City è stato svelato nel 2014 da Xi Jinping e l’allora presidente srilankese Mahinda Rajapaksa. Dopo tre anni, però, Colombo ha finito i soldi e la gestione è passata interamente ai cinesi. Il progetto, da almeno 1,3 miliardi di dollari, è stato criticato anche dagli americani. Non solo per questioni ambientali ma soprattutto perché gli Usa temono che Pechino possa installare navi militari in questi siti. Sarebbe una mossa cruciale nello scacchiere sempre più caldo dell’Indo-Pacifico.
Come ricorda Politico, soltanto lo scorso settembre Cameron è volato ad Abu Dhabi e Dubai per parlare a due eventi a sostegno del progetto. Secondo il ministro delle Infrastrutture dello Sri Lanka, Dilum Amunugama, l’obiettivo “era convincere gli investitori occidentali a iniettare fondi nel progetto”. Inoltre, sempre secondo Amunugama, l’idea di “arruolare” Cameron sarebbe stata di Pechino e non di Colombo.
I portavoce del nuovo ministro degli Esteri smentiscono: Cameron “ha parlato a due eventi organizzati dallo Washington Speakers Bureau (Wsb)”, una agenzia americana che recluta importanti personalità per discorsi in summit cui partecipano le più grandi aziende del mondo. “A rivolgersi allo Wsb”, continuano, "è stato lo Sri Lanka, non i cinesi. Con i quali tra l'altro l’ex primo ministro non ha avuto alcun contatto durante i due eventi in questione. Il Colombo Port City è sostenuto interamente dal governo srilankese”.
Non è chiaro quanto Cameron abbia guadagnato da questi discorsi. I suoi non lo rivelano. Il nuovo ministro degli Esteri, secondo diversi osservatori, avrebbe anche un problema di trasparenza con i suoi affari. Per esempio, dopo aver lasciato Downing Street, ha fondato la società a suo nome “Office of David Cameron”, a responsabilità non limitata. Secondo il Times, questo sistema impone ai titolari risarcimenti completi in caso di bancarotta, ma, ed è questo il lato positivo, permette loro di non dichiarare gli introiti pubblicamente. Di conseguenza, nessuna sa davvero quanto abbia guadagnato Cameron dopo le sue dimissioni nel 2016.
Inoltre, sempre dopo aver lasciato il numero 10, Cameron è stato anche vicepresidente del "China-UK investment fund”, con una potenza di fuoco di circa un miliardo di sterline, che però non è mai riuscito a ingranare a causa delle tensioni crescenti tra Pechino e Occidente. Il mese scorso, Ken McCallum, il direttore generale dell’intelligence britannica MI5, ha avvertito: circa 20mila britannici sulla piattaforma online LinkedIn sono stati obiettivo di spie cinesi. E, secondo lui, proprio “lo spionaggio economico di Pechino rappresenta la minaccia più pericolosa agli interessi britannici dopo la Seconda Guerra mondiale”.
Non è l’unica controversia intorno a Cameron. La regina è il referendum sulla Brexit, che lui, da europeista, avallò nel 2016 convinto di vincerlo, come la consultazione sull’indipendenza scozzese due anni prima. E invece. Da quel giorno, Cameron “è un po’ morto dentro”, secondo il suo sodale ex ministro, George Osborne.
Nel 2011, con americani e francesi, Cameron fu alfiere di un altro azzardo, l'intervento in Libia e la cacciata di Gheddafi, che ha lasciato il Paese nel caos. La sua linea soft con la Cina dieci anni fa, l’ha criticata persino Sunak, come abbiamo detto. Negli ultimi mesi, poi, Cameron è stato coinvolto nello scandalo della banca Greensill, per cui avrebbe fatto lobby con i suoi ex colleghi di governo per favori e affari durante l’emergenza Covid. Senza contare che, non essendo più parlamentare, Sunak ha dovuto nominarlo “Lord" per direttissima e dunque non apparirà nemmeno alla Camera dei Comuni a rendere conto ai deputati.