Sondaggio Ecfr: “L’Ue è a rischio disgregazione”. Garton Ash: “Cruciale aiutare Kiev. Serve investire nella sicurezza”
di Beatrice Offidani“L’esito della guerra in Ucraina sarà cruciale per la sopravvivenza dell’Europa. Come questo conflitto finirà determinerà tutta la storia successiva dell'Unione”. È deciso Timothy Garton Ash, professore di studi europei all’Università di Oxford e autore, insieme a Ivan Krastev e Mark Leonard, del nuovo sondaggio dello European Council on Foreign Relations. “Siamo in una posizione difficile per via del fatto che l’operazione sul campo sta procedendo molto lenta e, contemporaneamente, il supporto Usa a Kiev sta diminuendo anche a causa del loro coinvolgimento in Israele. O noi europei decideremo di fare di più per supportare l’Ucraina, e questo significa investire molto di più in tecnologie militari, oppure Kiev si troverà in una situazione molto complessa. I dati del sondaggio mostrano chiaramente che il soft power europeo deve essere integrato da maggiori investimenti nella dimensione militare e di sicurezza”, dice Garton Ash a Repubblica.
“L’esito della guerra in Ucraina sarà cruciale per la sopravvivenza dell’Europa. Come questo conflitto finirà determinerà tutta la storia successiva dell'Unione”. È deciso Timothy Garton Ash, professore di studi europei all’Università di Oxford e autore, insieme a Ivan Krastev e Mark Leonard, del nuovo sondaggio dello European Council on Foreign Relations. “Siamo in una posizione difficile per via del fatto che l’operazione sul campo sta procedendo molto lenta e, contemporaneamente, il supporto Usa a Kiev sta diminuendo anche a causa del loro coinvolgimento in Israele. O noi europei decideremo di fare di più per supportare l’Ucraina, e questo significa investire molto di più in tecnologie militari, oppure Kiev si troverà in una situazione molto complessa. I dati del sondaggio mostrano chiaramente che il soft power europeo deve essere integrato da maggiori investimenti nella dimensione militare e di sicurezza”, dice Garton Ash a Repubblica.
I numeri della ricerca mostrano che, al di fuori dell'Europa, 4 intervistati su 10 ritengono che l'Ue si disgregherà nei prossimi 20 anni, e molti sembrano legare il suo destino all'esito della guerra tra Russia e Ucraina. Al di fuori del continente la maggioranza di chi ha partecipato al sondaggio ritiene che il conflitto terminerà con una vittoria della Russia. La maggioranza dei cittadini in Cina, Arabia Saudita, India, Sudafrica e Turchia credono che sia probabile che Putin vinca il conflitto nei prossimi 5 anni. Al di fuori dell'Occidente, c'è inoltre poca voglia di sostenere l'Ucraina a lungo termine. L'opinione prevalente tra gli intervistati è che il conflitto debba terminare il prima possibile, anche se ciò significa che Kiev sarà costretta a cedere il controllo di alcune aree alla Russia. Gli Stati Uniti, nel frattempo, sembrano essere sempre più disinteressati all’area, perché impegnati su altri fronti.
Vivere in un mondo “à la carte”
La ricerca fotografa uno scenario occidentale sempre più precario anche a causa della crescita delle nuove potenze tra cui India, Cina e Brasile. “Quello che dovremmo fare è smettere di continuare a guardare con sufficienza a questi Paesi, definendoli ‘il Sud del mondo’. Dovremmo avere una strategia molto chiara e differenziata per ciascuna di queste nazioni, accettando al contempo che tali Stati potrebbero voler comunque avere delle strette relazioni con la Russia o la Cina in altri ambiti”, prosegue Garton Ash. Gli autori dello studio sono convinti che sia nato un mondo “à la carte”, in cui le nazioni tenderanno sempre di più a scegliere le proprie alleanze focalizzandosi non tanto sul vecchio ordine mondiale post-guerra fredda, ma decidendo con chi lavorare a seconda del partner più conveniente in quel determinato settore. “Se devo scegliere uno Stato a cui l’Europa dovrebbe guardare con interesse direi l’India. È l’unica altra nazione, oltre alla Cina, che potrebbe diventare una superpotenza ed è ancora una democrazia anche se con dei problemi”.
L’attrattività dell’Occidente
A essere dubbiosi, sulla sopravvivenza dei propri sistemi democratici sono proprio gli abitanti degli stessi Paesi occidentali. Ben il 47% dei cittadini americani è "pessimista" sul futuro della propria nazione, in contrasto con il diffuso ottimismo delle potenze emergenti, tra cui la stessa India (dove l'86% si è dichiarato ottimista) ma anche l’Indonesia la Cina, la Russia e il Brasile. Il sondaggio riconosce che, per la maggior parte dei partecipanti, Europa e America sono ancora viste come più attrattive dal punto di vista valoriale. Gli Stati europei sono considerati i luoghi dove i diritti umani, la libertà di stampa e di espressione sono più tutelati.
Il mondo occidentale, però, sta perdendo sempre più la propria importanza sotto il profilo politico. La Francia, la Germania o gli Stati Uniti, per esempio, rimangono i luoghi dove la maggior parte delle persone vorrebbero vivere ma, allo stesso tempo, non quelli con cui le grandi potenze decidono di fare affari o collaborare militarmente. Dal punto di vista economico, la Cina rimane la nazione più in ascesa, quella di cui i cittadini delle medie potenze accettano maggiormente la presenza all’interno dei propri mercati. “Se vuole sopravvivere alle prossime lotte di potere, l'Ue deve resistere alla tentazione di aggrapparsi al mondo di ieri”, conclude Garton Ash.