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Xi-Biden, il vertice di San Francisco. Così la propaganda di Pechino ha preparato il disgelo

(afp)

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La crisi economica impone all’agenda cinese di lavorare per una distensione dei rapporti con gli Usa. Le tensioni spaventano gli investitori
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PECHINO — La macchina della propaganda si è messa in moto da giorni, rimodulando una narrazione sull’America per fare in modo che l’incontro di Xi Jinping con Joe Biden sia un successo. Il leader cinese ne ha bisogno, per questioni interne, specialmente economiche, alla sua Cina. L’ultimo anno non è stato costellato di successi per il leader cinese: le proteste per il Covid, l’economia zoppicante, la crisi immobiliare, le epurazioni di ministri chiave. Dare l’impressione di stare guidando le relazioni con gli Stati Uniti verso acque più calme aiuta eccome.

Ecco allora i lunghi servizi sui viaggi passati di Xi negli States e il rapporto amichevole con il popolo americano: a cominciare da quella sua prima trasferta oltreoceano nel 1985 con tanto di foto riesumata dagli archivi di un trentenne Xi in posa davanti proprio al Golden Gate di San Francisco. Gli editoriali dell’agenzia di stampa ufficiale Xinhua (“La vasta Terra può ospitare il rispettivo sviluppo e la prosperità comune di Ci…

PECHINO — La macchina della propaganda si è messa in moto da giorni, rimodulando una narrazione sull’America per fare in modo che l’incontro di Xi Jinping con Joe Biden sia un successo. Il leader cinese ne ha bisogno, per questioni interne, specialmente economiche, alla sua Cina. L’ultimo anno non è stato costellato di successi per il leader cinese: le proteste per il Covid, l’economia zoppicante, la crisi immobiliare, le epurazioni di ministri chiave. Dare l’impressione di stare guidando le relazioni con gli Stati Uniti verso acque più calme aiuta eccome.

Ecco allora i lunghi servizi sui viaggi passati di Xi negli States e il rapporto amichevole con il popolo americano: a cominciare da quella sua prima trasferta oltreoceano nel 1985 con tanto di foto riesumata dagli archivi di un trentenne Xi in posa davanti proprio al Golden Gate di San Francisco. Gli editoriali dell’agenzia di stampa ufficiale Xinhua (“La vasta Terra può ospitare il rispettivo sviluppo e la prosperità comune di Cina e Stati Uniti”) e quelli del Quotidiano del Popolo (“La storia ha dimostrato che i due Paesi guadagnano dalla cooperazione e perdono, invece, se scelgono la via del confronto”). Fiumi di inchiostro sui giornali di Partito sulle recenti visite in Cina dell’American Ballet Theater e dell’Orchestra di Filadelfia, o la storia dei veterani statunitensi delle Flying Tigers che hanno aiutato la Cina a combattere il Giappone durante la Seconda Guerra Mondiale. Tutto si tiene in questa giravolta propagandistica a 180 gradi.

Xi si siede davanti al leader Usa con una precisa strategia e una priorità: la sua economia in crisi. La stabilizzazione delle relazioni con Washington gli permetterebbe di concentrarsi meglio sulle sfide interne. Il leader cinese non può permettersi allora di fare a meno di continuare a corteggiare e rassicurare il business Usa. A questo servirà la cena con gli imprenditori statunitensi, che sborseranno diversi bigliettoni verdi per partecipare (dai 2mila ai 40mila dollari). Le tensioni sino-americane stanno minando la fiducia degli investitori. Xi deve mandare messaggi concilianti: la sua Cina ha registrato una perdita di 11,8 miliardi di dollari in investimenti esteri nel terzo trimestre e vuole fermare il deflusso.

Proverà a convincere Biden a non applicare nuovi dazi, che l’attuale amministrazione Usa ha in larga parte tenuto in piedi dall’era Trump. E cercherà di evitare controlli ancora più severi sulle esportazioni di semiconduttori e altre tecnologie chiave.

«Xi sta affrontando una crescente pressione in patria a causa della debolezza dell’economia, ma anche dell’impressione di almeno una parte delle élite cinesi che la relazione diplomatica più importante per la Cina, quella con gli Stati Uniti, sia gestita male», spiega Alicia Garcia Herrero, capo economista per l’Asia-Pacifico di Natixis.

Cercherà di ottenere rassicurazioni sul fatto che gli Usa «non sostengono» l’indipendenza di Taiwan. Anzi, vorrebbe una dichiarazione di «opposizione all’indipendenza». L’isola rimane la questione più delicata nei rapporti tra Pechino e Washington. Sul fronte militare Pechino non ha nessun interesse di andare allo scontro frontale con gli Usa o dare agli americani altri motivi per avvicinarsi alle sue porte di casa nell’Asia-Pacifico.

Ma, come scrivono gli stessi giornali di Stato, «gli Stati Uniti devono essere sinceri. La Cina ha compiuto molti sforzi per rafforzare le relazioni tra i due Paesi. Ora è responsabilità degli Stati Uniti ricambiare».

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