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Cina-Usa, Xi fa ripartire la diplomazia dei panda: “Sono ambasciatori dell’amicizia tra i due popoli”

(afp)
Il presidente cinese, parlando agli imprenditori americani a San Francisco, ha aperto al ritorno degli animali. Una settimana fa aveva fatto tornare in patria la famiglia che era allo zoo di Washington
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PECHINO - No, la diplomazia dei panda non è finita, come sostenevano alcuni giornali americani qualche settimana fa dopo il ritorno in Cina dallo zoo di Washington di Mei Xiang, Tian Tian e del loro cucciolo Xiao Qi Ji. La famigliola era ripartita mercoledì scorso su un volo speciale, il Panda Express della FedEx, con direzione Chengdu, banalmente perché il prestito ventennale era finito, come da prassi cinese. Tutti a chiedersi, verranno rimpiazzati? Pare proprio di sì.

(reuters)

L’apertura di Xi Jinping

Almeno questo è quello che ha lasciato intendere Xi Jinping durante la cena a San Francisco con gli imprenditori statunitensi. “Mi è stato detto che molti americani, soprattutto bambini, erano riluttanti a dire loro addio. Ho anche saputo che un altro zoo, quello di San Diego, non vede l’ora di riaccogliere altri panda”, dice il leader. “I panda sono stati a lungo ambasciatori dell'amicizia tra i popo…

PECHINO - No, la diplomazia dei panda non è finita, come sostenevano alcuni giornali americani qualche settimana fa dopo il ritorno in Cina dallo zoo di Washington di Mei Xiang, Tian Tian e del loro cucciolo Xiao Qi Ji. La famigliola era ripartita mercoledì scorso su un volo speciale, il Panda Express della FedEx, con direzione Chengdu, banalmente perché il prestito ventennale era finito, come da prassi cinese. Tutti a chiedersi, verranno rimpiazzati? Pare proprio di sì.

(reuters)

L’apertura di Xi Jinping

Almeno questo è quello che ha lasciato intendere Xi Jinping durante la cena a San Francisco con gli imprenditori statunitensi. “Mi è stato detto che molti americani, soprattutto bambini, erano riluttanti a dire loro addio. Ho anche saputo che un altro zoo, quello di San Diego, non vede l’ora di riaccogliere altri panda”, dice il leader. “I panda sono stati a lungo ambasciatori dell'amicizia tra i popoli cinese e americano. E siamo pronti a continuare la nostra cooperazione con gli Stati Uniti”. Ulteriore gesto per stemperare le tensioni e aprire un nuovo capitolo tra le due superpotenze.

Un’America (quasi) senza panda

Senza nuovi accordi gli zoo americani rischiano di rimanere senza, infatti, per la prima volta in oltre cinquant’anni. Ad aprile di quest’anno era tornata in patria Ya Ya, dopo 20 anni a Memphis. Un ritorno segnato da non poche polemiche sulle presunte scarse attenzioni che la femmina di panda riceveva dagli americani. Lo zoo di San Diego ha restituito i suoi nel 2019. Resta soltanto una coppia, ad Atlanta, ma il prestito scade il prossimo anno. Ora Xi è pronto a far ripartire la collaborazione.

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La storia della "panda diplomacy”

Il prestito dei panda è da decenni un indicatore non ufficiale delle buone relazioni tra la Cina e il resto del mondo. E i simpatici animali sono strumento di quel soft power che il Dragone tenta di esportare all’estero. La panda diplomacy con gli Usa iniziò nel 1972, dopo il grande disgelo tra Mao e Nixon. "Non sono carini? Li adoro”, disse l’allora first lady americana in visita a Pechino ammirando l’immagine di due panda sul logo di un pacchetto di sigarette durante un banchetto di benvenuto per la coppia presidenziale. Zhou Enlai, l’abile premier di Mao, che le era seduto accanto, le rispose “te ne darò un po’”. "Sigarette?", chiese lei. “No”, rispose Zhou. “Panda”. Due mesi dopo Ling Ling e Hsing Hsing arrivarono allo zoo di Washington.

La Cina presta i panda a condizione che tornino a casa per vivere i loro ultimi giorni. Dalla metà degli Anni ’80 i panda non si regalano più, si affittano (circa un milione di euro all’anno, denaro che Pechino destina alla conservazione della specie). Prestiti che, non a caso, coincidono spesso con la firma di importanti accordi commerciali o per segnalare l’apertura di buone relazioni diplomatiche.

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Una “diplomazia del panda” iniziata addirittura nel 685 quando l’imperatrice Wu Zetian ne regalò una coppia al Giappone. Il primo panda come dono politico nell’era moderna risale invece al 1941: la moglie del Generalissimo Chiang Kai-shek ne diede due in dono allo zoo del Bronx per ringraziare gli Stati Uniti nella lotta contro i giapponesi occupanti. Anche con l’arrivo al potere dei comunisti la pratica è continuata: Mao li regalava agli alleati socialisti (Corea del Nord e Urss), poi i doni si sono allargati anche all’Occidente. Aumentati durante la presidenza Xi che, pare, firmi personalmente l’autorizzazione ad ogni prestito.

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