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Biden-Xi: al summit passi avanti sul clima. Ma dal Medio Oriente al commercio la Cina resta lontana. E per il presidente Usa il leader cinese è “un dittatore”. La risposta: “Inaccettabile”

(afp)
Schiarita sul fronte della lotta al riscaldamento globale e al Fentanyl così come sul dialogo militare. Non si conoscono le risposte di Pechino sui rapporti con Mosca e Iran.
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WOODSIDE - Era quasi arrivato indenne alla fine della conferenza stampa Biden, commentando il vertice che dovrebbe avviare il disgelo tra Usa e Cina, quando una giornalista gli ha chiesto se definirebbe ancora il collega e rivale Xi "un dittatore", come aveva fatto nei mesi scorsi, provocando l’ira di Pechino. Il presidente avrebbe potuto evitare di rispondere, oppure sviare l’argomento. Invece si è fermato e ha confermato: "Bene, guardi, lo è. Intendo dire che è un dittatore, nel senso che è il tipo che guida un Paese comunista".

È stato sincero, perché è ciò che davvero pensa, e difficilmente si potrebbe dargli torto, visto che Xi non è stato certo eletto in maniera libera e democratica dalla maggioranza convin…

WOODSIDE - Era quasi arrivato indenne alla fine della conferenza stampa Biden, commentando il vertice che dovrebbe avviare il disgelo tra Usa e Cina, quando una giornalista gli ha chiesto se definirebbe ancora il collega e rivale Xi "un dittatore", come aveva fatto nei mesi scorsi, provocando l’ira di Pechino. Il presidente avrebbe potuto evitare di rispondere, oppure sviare l’argomento. Invece si è fermato e ha confermato: "Bene, guardi, lo è. Intendo dire che è un dittatore, nel senso che è il tipo che guida un Paese comunista".

È stato sincero, perché è ciò che davvero pensa, e difficilmente si potrebbe dargli torto, visto che Xi non è stato certo eletto in maniera libera e democratica dalla maggioranza convinta dei cinesi. Però questo commento, aldilà del fatto che fosse voluto o rappresentasse una gaffe, dimostra quanto profonde siano le differenze tra America e Repubblica popolare, e quindi quanto difficile sarà gestire la loro competizione in maniera responsabile, senza incappare nella "trappola di Tucidide", secondo cui la potenza emergente e quella dominante finiranno comunque per scontrarsi, come era successo a Sparta e Atene.

La reazione cinese non si è fatta attendere: la portavoce del ministero degli Esteri Mao Ning ha affermato che Pechino "si oppone fermamente" a queste osservazioni. Si tratta, ha aggiunto Mao, di una "affermazione estremamente sbagliata e di una manipolazione politica irresponsabile”.

E pensare che il bilaterale era cominciato con le migliori intenzioni. Prima ancora che i due presidenti si stringessero la mano nella cornice hollywoodiana della tenuta di Filoli, costruita a sud di San Francisco dalla famiglia Bourn arricchita con la corsa all’oro, il New York Times aveva anticipato che i rispettivi inviati speciali per il clima, John Kerry e Xie Zhenhua, avevano raggiunto un’intesa: "Stati Uniti e Cina riconoscono che la crisi climatica sta avendo un impatto sempre crescente sui paesi del mondo". Quindi hanno concordato di "compiere sforzi per triplicare la capacità globale di energia rinnovabile entro il 2030".

Non a caso, lunedì Kerry sarà a Boston con l’amministratore delegato dell’Eni Claudio Descalzi, per visitare il luogo dove l’azienda italiana sta sviluppando il suo progetto per realizzare i rettori a fusione nucleare. L’accordo non impegna Pechino a terminare l’uso e la costruzione delle centrali a carbone, anche se la promessa era di toccare il picco nel 2030 e poi iniziare a calare. Però sottolinea che "allo scopo di accelerare la sostituzione di carbone, petrolio e gas, entrambi i paesi anticipano una significativa riduzione delle emissioni assolute del settore energetico". Una spinta importante anche per la conferenza Cop 28 in programma a Dubai a fine mese, che dovrebbe portare ad impegni futuri più stringenti.

Accogliendo Xi sulla porta della villa diventata ormai un set cinematografico, da "Dinasty" a "Wedding Planner", Biden ha manifestato subito l’intenzione di avviare il disgelo: "Capirsi reciprocamente da leader a leader in modo chiaro e fare in modo che la competizione non sfoci in conflitto". Xi gli ha dato ragione, aggiungendo che "il mondo è abbastanza grande per la convivenza e per il successo di Cina e Stati Uniti, due paesi che non possono voltarsi le spalle".

Dopo oltre quattro ore di vertice, e un pranzo di lavoro a base di ravioli di ricotta, carciofi e pollo, il capo della Casa Bianca ha assicurato che "abbiamo fatti alcuni importanti progressi. I colloqui sono stati molto costruttivi e produttivi".

Il bicchiere mezzo pieno, oltre all’intesa sul clima, riguarda la ripresa dei contatti diretti fra i militari dei due paesi, e l’impegno a combattere insieme il traffico dell’oppiaceo sintetico Fentanyl, che uccide oltre 180 americani ogni giorno. Poi i due leader si sono accordati per avere conversazioni più frequenti, e iniziare a studiare insieme pericoli e opportunità dell’intelligenza artificiale applicata alle armi.

Il bicchiere mezzo vuoto, o quanto meno ancora tutto da colmare con la ripresa del dialogo, riguarda invece tutti gli altri temi più caldi del momento. Biden ha chiesto a Xi di aiutare la stabilizzazione del Medio Oriente, scoraggiando l’Iran dalla tentazione di provocare l’allargamento della guerra a Gaza, ma non è dato conoscere la risposta. Discorso simile sull’Ucraina e sulla relazione pericolosa che l’autocrate di Pechino ha stabilito con quello di Mosca, allo scopo di sfidare le democrazie occidentali mettendosi alla testa della rivolta del Sud globale. Quanto a Taiwan, Biden ha ribadito che resta in vigore la "One China Policy" e Washington non vuole l’indipendenza di Taipei, però intende conservare lo satus quo. Xi ha risposto che gli Usa dovrebbero "intraprendere azioni concrete per onorare il proprio impegno a non sostenere l'indipendenza di Taiwan, smettere di armarla e sostenere la riunificazione pacifica della Cina". Un obiettivo che tanto è "inarrestabile", ossia verrà raggiunto con le buone o con le cattive. Nessuna discussione approfondita invece sulla Corea del Nord e le armi nucleari, perché la Repubblica popolare si rifiuta di discutere il loro controllo, fino a quando non avrà costruito un numero di testate equiparabile a quello di Usa e Russia.

Poi Xi si è lamentato delle azioni americane "in materia di controllo delle esportazioni, verifica degli investimenti, e le sanzioni unilaterali che danneggiano gravemente gli interessi legittimi della Cina". Ha chiesto che siano tolte subito, "in modo da creare un ambiente equo, giusto e non discriminatorio per le imprese cinesi". Biden gli ha risposto che lo farebbe volentieri, perché non vuole il decoupling, ma solo sicurezza e reciprocità. Proprio perciò non intende vendere a Pechino i chip e la tecnologia che può usare per potenziare il proprio arsenale. Quanto agli investimenti delle compagnie Usa, che Xi ha corteggiato dopo il vertice incontrando i leader di diverse grandi industrie, il capo della Casa Bianca ha avvertito: "Non accetterò più che la condizione per le aziende americane di operare in Cina sia cedere i nostri segreti commerciali".

Biden ha ricordato "l'universalità dei diritti umani e la responsabilità di tutti i paesi a rispettare gli impegni internazionali presi", sollevando obiezioni per gli abusi avvenuti nello Xinjiang, Tibet e Hong Kong. Tornando sul Medio Oriente, ha detto che Hamas ha commesso crimini di guerra, tenendo il suo quartier generale e armi nell'ospedale di Gaza, e le operazioni militari di Israele cesseranno quando il gruppo terroristico "non sarà più in grado di fare cose orribili a quel Paese". Quindi ha sollecitato di nuovo Netanyahu a limitare le vittime civili e non rioccupare Gaza, ribadendo che "l’unica soluzione duratura è quella dei due stati".

Il dialogo dunque è ripartito, sì, ma le differenze rimangono molte e profonde. Resta ora da vedere se l’incontro di Filoli è stato l’inizio di un percorso comune per risolverle, o quanto meno gestirle in maniera responsabile e senza scontri, oppure ha consolidato la convinzione nei due leader che la "trappola di Tucidide" sia un destino ineluttabile.

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