Spagna, Sánchez eletto presidente con la maggioranza assoluta
di Alessandro OppesUn sì chiaro, alla prima votazione. Pedro Sánchez è stato confermato presidente del governo spagnolo a maggioranza assoluta: 179 voti, 3 in più di quelli necessari per l’investitura. Il leader socialista ha ottenuto il sostegno di Psoe e Sumar (le due formazioni che daranno vita al nuovo esecutivo progressista) con l’appoggio di tutti i partiti nazionalisti e indipendentisti, catalani e baschi, della Galizia e delle Canarie. Un fronte unito dalla comune volontà di isolare politicamente l’ultradestra di Vox e che, proprio per questo, potrebbe garantire al governo Sánchez una solidità maggiore persino rispetto a quella dell’ultima legislatura.
Nel suo lunghissimo intervento di ieri (un’ora e tre quarti) con il quale ha presentato la propria candidatura davanti al…
Un sì chiaro, alla prima votazione. Pedro Sánchez è stato confermato presidente del governo spagnolo a maggioranza assoluta: 179 voti, 3 in più di quelli necessari per l’investitura. Il leader socialista ha ottenuto il sostegno di Psoe e Sumar (le due formazioni che daranno vita al nuovo esecutivo progressista) con l’appoggio di tutti i partiti nazionalisti e indipendentisti, catalani e baschi, della Galizia e delle Canarie. Un fronte unito dalla comune volontà di isolare politicamente l’ultradestra di Vox e che, proprio per questo, potrebbe garantire al governo Sánchez una solidità maggiore persino rispetto a quella dell’ultima legislatura.
Nel suo lunghissimo intervento di ieri (un’ora e tre quarti) con il quale ha presentato la propria candidatura davanti al Congresso dei deputati, il premier ha difeso con tenacia la decisione di varare una legge di amnistia per gli indipendentisti catalani coinvolti nelle inchieste giudiziarie per la sfida separatista allo Stato centrale. E l’ha spiegata anche con l’urgenza di creare un argine contro Vox. “Oggi, qui, ci tocca scegliere il cammino. O apriamo le porte all’ultradestra reazionaria o la freniamo erigendo un muro di democrazia, convivenza e tolleranza. Dobbiamo scommettere sulla convivenza per consolidare i progressi conquistati in questi quattro anni”. Sánchez punta sul “dialogo e il perdono” per aprire una nuova tappa nei rapporti con le forze indipendentiste catalane.
Dai banchi dell’opposizione, il leader del Pp Alberto Núñez Feijóo (che a fine settembre aveva visto bocciate dal Parlamento le sue aspirazioni a ottenere l’investitura per la premiership) ha accusato Sánchez di “corruzione politica e frode elettorale” e di “vendere per un pugno di voti la dignità di tutti gli spagnoli”. Ma alla fine ha riconosciuto la legittimità del governo che sta per insediarsi. Un passo avanti rispetto alle dichiarazioni apocalittiche dei giorni scorsi e alle prese di posizione di alcuni suoi compagni di partito: dalla presidente regionale di Madrid Isabel Díaz Ayuso, che accusa il premier di aver trasformato la Spagna in una “dittatura” (e ieri, dalla tribuna degli invitati, lo ha chiamato “figlio di puttana”) all’ex primo ministro José Maria Aznar che, con un’oscura minaccia, ha detto che è arrivato il momento di “passare dalle parole ai fatti”.
Il leader di Vox, Santiago Abascal, ha invece accusato direttamente Sánchez di essere responsabile di un “colpo di Stato”. E questo mentre, da una settimana, attivisti dell’estrema destra incendiano le strade di Madrid con manifestazioni violente e atti di teppismo contro le sedi del Partito socialista.