La Russia vuole bandire il movimento Lgbt per “estremismo”
di Riccardo RicciMOSCA - Il Ministero della Giustizia ha chiesto alla Corte suprema di riconoscere quello che definisce “movimento pubblico Lgbt internazionale” come “organizzazione estremista”. Un tale status, in base alla legislazione vigente in Russia, potrebbe condurre a gravi conseguenze legali per molti attivisti che ancora operano nel Paese.
Le attività del “movimento” in Russia, si legge nella nota del Ministero, presentano gli elementi dell’“incitamento alla discordia sociale e religiosa”. Dal comunicato del Ministero si capisce che non si tratta di un’organizzazione specifica, ma della comunità Lgbt nel suo complesso. Non è chiaro inoltre come le autorità intendano dimostrare l’esistenza di una organizzazione.
Sulla petizione…
MOSCA - Il Ministero della Giustizia ha chiesto alla Corte suprema di riconoscere quello che definisce “movimento pubblico Lgbt internazionale” come “organizzazione estremista”. Un tale status, in base alla legislazione vigente in Russia, potrebbe condurre a gravi conseguenze legali per molti attivisti che ancora operano nel Paese.
Le attività del “movimento” in Russia, si legge nella nota del Ministero, presentano gli elementi dell’“incitamento alla discordia sociale e religiosa”. Dal comunicato del Ministero si capisce che non si tratta di un’organizzazione specifica, ma della comunità Lgbt nel suo complesso. Non è chiaro inoltre come le autorità intendano dimostrare l’esistenza di una organizzazione.
Sulla petizione la Corte Suprema si pronuncerà il 30 novembre: se accolta, il cosiddetto “movimento Lgbt” sarebbe equiparato a gruppi religiosi radicali e movimenti sovversivi. Di recente nella lista è stata inserita l’organizzazione creata dall’oppositore Aleksej Navalny.
Gli individui giudicati colpevoli di coinvolgimento in un gruppo “estremista” rischiano lunghe pene detentive. “La messa al bando priverebbe le organizzazioni Lgbt dell’opportunità di operare e esporrebbe i loro attivisti e dipendenti al rischio di procedimenti penali”, ha affermato un attivista che ha preferito restare anonimo.
Gli attivisti e le persone Lgbt in generale subiscono pressioni tanto dallo Stato quanto da parte di gruppi omofobi. Fino al 1993 l’omosessualità in Russia era considerata un reato e fino al 1999 è stata trattata come una malattia mentale.
Dopo circa un decennio di parziale apertura, sotto la spinta degli ambienti conservatori e religiosi, i funzionari hanno iniziato a esercitare crescenti pressioni sui diritti delle persone Lgbt. Nel 2013, il parlamento ha approvato una legge contro la cosiddetta “propaganda gay”, che vieta di promuovere in pubblico rapporti sessuali “non tradizionali” in presenza di minori.
Nel 2022 l’ambito di applicazione di questa legge è stato ampliato, arrivando al bando completo di manifestazioni pubbliche riconducibili a relazioni e stili di vita non tradizionali, qualsiasi sia l’età delle persone presenti.
In seguito all’adozione della legge, cinema ed editoria hanno dovuto adattare la loro produzione, rimuovendo dagli scaffali e dai siti di streaming libri, serie tv e giochi interessati dai divieti. Le prime sanzioni per “propaganda Lgbt” hanno colpito i cinema online nell’estate di quest’anno.
Nel luglio 2023, il presidente Putin ha firmato una legge che vieta le operazioni relative alla transizione transgender, vale a dire la modifica dell’indicatore del sesso nei documenti. In precedenza era possibile, previo parere di una commissione medica.
Dal canto suo, il governo russo difende le proprie posizioni, insistendo sul fatto che il sistema legale prende di mira solo la “propaganda delle relazioni sessuali non tradizionali” che minacciano i valori tradizionali e non l’orientamento del singolo. “I diritti dei cittadini Lgbt in Russia sono protetti dalla prassi legislativa - ha affermato il viceministro della Giustizia, Andrej Loginov – “la legislazione vieta la discriminazione sulla base dell'orientamento sessuale e dell'identità di genere, così come qualsiasi altra discriminazione".