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Medio Oriente, Turchia e Germania non trovano un terreno comune

(afp)
Incontro a Berlino tra i rappresentanti dei due Paesi Nato con le posizioni più distanti sul conflitto in corso. Scholz: “Israele ha diritto di difendersi”. Erdogan: “Viola la Torah”
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BERLINO – Facce tese, protocollo ridotto al minimo, parole forti ma molto meno infuocate della vigilia: l’incontro a Berlino tra il presidente turco Recep Tayyip Erdogan il cancelliere Olaf Scholz era stato preceduto da giorni di polemiche a distanza. E davanti alla stampa, i due Paesi Nato con le posizioni più distanti sulla guerra in Israele non hanno nascosto le distanze. “Caro presidente, abbiamo visioni molto diverse sul conflitto in Medio Oriente”, ha esordito il padrone di casa, ricordando che la posizione tedesca resta quella della “condanna più severa” dell’attacco di Hamas del 7 ottobre, “della solidarietà insindacabile” verso Israele, che per la Germania ha l’”inconfutabile” diritto di esistere, della tolleranza zero “verso ogni forma di antisemitismo”.

Ma dopo settimane di piazze infiammate dal conflitto a Gaza, Scholz ha anche criticato “chi vuole togliere diritti a cinque milioni di musulmani che vivono in Germania” e ha ribadito l’importanza che “riusciamo a parlar…

BERLINO – Facce tese, protocollo ridotto al minimo, parole forti ma molto meno infuocate della vigilia: l’incontro a Berlino tra il presidente turco Recep Tayyip Erdogan il cancelliere Olaf Scholz era stato preceduto da giorni di polemiche a distanza. E davanti alla stampa, i due Paesi Nato con le posizioni più distanti sulla guerra in Israele non hanno nascosto le distanze. “Caro presidente, abbiamo visioni molto diverse sul conflitto in Medio Oriente”, ha esordito il padrone di casa, ricordando che la posizione tedesca resta quella della “condanna più severa” dell’attacco di Hamas del 7 ottobre, “della solidarietà insindacabile” verso Israele, che per la Germania ha l’”inconfutabile” diritto di esistere, della tolleranza zero “verso ogni forma di antisemitismo”.

Ma dopo settimane di piazze infiammate dal conflitto a Gaza, Scholz ha anche criticato “chi vuole togliere diritti a cinque milioni di musulmani che vivono in Germania” e ha ribadito l’importanza che “riusciamo a parlarci direttamente” con il presidente turco. Anzitutto, provando a rinnovare l’accordo sui migranti tra Ue e Turchia del 2016: il cancelliere tedesco ha detto che Berlino e Ankara “hanno un obiettivo comune: fermare l’immigrazione irregolare” e Scholz ha intenzione di battersi a Bruxelles per un rinnovo dell’intesa da 6 miliardi di euro che era stata fortemente voluta dall’ex cancelliera Angela Merkel. “È un buon accordo e mi batterò per estenderlo”, ha sottolineato il cancelliere. Che non ha mancato di ringraziare Erdogan per la mediazione con la Russia sul grano ucraino e di ribadire che sia la Turchia sia la Germania condannano l’invasione dell’Ucraina delle truppe di Putin. Scholz ha anche espresso l'auspicio che il Parlamento turco approvi rapidamente l’adesione della Svezia alla Nato.

Anche Erdogan è partito dalle differenze. “Tutti parlano di Hamas, ma cosa fa Israele?”, ha esordito. La potenza militare delle due fazioni, ha proseguito, è incomparabile. E Israele “ha ucciso 13mila persone a Gaza”, ha sostenuto, compresi i bambini. “Uccidere bambini - ha concluso - non è compreso nella Torah”. In conferenza stampa, però, Erdogan ha rinnovato la richiesta di un cessate il fuoco provando a coinvolgere anche la Germania: “cerchiamo di assicurare insieme” uno stop ai combattimenti che stanno martoriando la Striscia.

Finora la Germania si è battuta in tutte le sedi internazionali per ostacolare la richiesta, arrivata anche dall’Onu, oltre che da alcuni Paesi europei, di un cessate il fuoco. Scholz era stato il primo leader internazionale in assoluto a recarsi in Israele dopo il massacro del 7 ottobre e da allora non ha fatto che ribadire il suo sostegno incondizionato al Paese. In conferenza stampa Erdogan, che ha notoriamente rapporti con Hamas, ha anche risposto positivamente all’auspicio che era arrivato nei giorni scorsi da alcuni politici tedeschi e si è offerto “di aiutare” nella mediazione sulla drammatica questione degli ostaggi in mano ai terroristi. Il presidente turco si è spinto sino a sostenere di essere “il primo a guidare la lotta contro l'antisemitismo nel mondo".

Durante la breve visita a Berlino, Erodgan ha incontrato anche il suo omologo tedesco Frank-Walter Steinmeier. E il capo dello Stato tedesco ha voluto “enfatizzare con forza” la posizione tedesca sul conflitto e sul diritto di Israele a esistere. Ma nei colloqui, secondo quanto rivelato da Erdogan dopo il faccia a faccia con il presidente tedesco, sarebbe emersa anche una proposta per arrivare a un negoziato che faccia tacere le armi. ”Steinmeier va in Israele tra pochi giorni”, ha detto il presidente turco: “è un’occasione per proporsi come garante per Israele. Noi faremo da garanti per i palestinesi. La Turchia fa tutto quello che può, ma la Germania deve fare la propria parte; si tratterebbe di un contributo importante per giungere a un cessate il fuoco. La storia ha mostrato che non c'è altra soluzione che quella della dei due Stati”. E su questo, la Germania e la Turchia sono d’accordo.

La differenza siderale tra Erdogan e Scholz sul conflitto a Gaza era emersa in modo molto più brutale nei giorni scorsi quando il presidente turco aveva definito Israele “uno Stato terroristico” e Hamas “un movimento di liberazione”, addirittura “un normale partito politico”, mentre la Germania si era impegnata in tutte le sedi internazionali per difendere Tel Aviv opponendosi testardamente alle richieste dell’Onu e di molti Paesi europei di un cessate il fuoco nella Striscia. Alle dichiarazioni di Erodgan, Scholz aveva risposto definendole “assurde”. Ma la vicepresidente del Bundestag Oezoguz, aveva cercato di buttare acqua sul fuoco sottolineando che l’incontro può contribuire alla de escalation in Medio oriente. “È indiscutibile”, ha sostenuto la politica socialdemocratica di origine turca, che il presidente turco abbia contatti con Hamas e possa ritagliarsi un ruolo di mediazione.

I tedeschi hanno volutamente ridotto il protocollo al minimo e limitato la visita del presidente turco a pochissime ore. E gli hanno impedito di fare i bagni di folla del passato nella comunità turca: quella in Germania è la più grande del mondo ed è attraversata in queste settimane dalla rabbia per il destino dei civili palestinesi. Millecinquecento poliziotti sono stati impegnati a garantire la sicurezza nel centro di Berlino, le aree intorno agli edifici governativi e all’ambasciata turca e all’adiacente Tiergarten sono state blindate per ore.

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