Argentina, urne aperte per le presidenziali: il “pancake” Massa contro “il loco” Milei. Tutto quello che c’è da sapere su un’elezione storica
dalla nostra inviata Laura LucchiniBUENOS AIRES – Circa 35 milioni di argentini sono chiamati a votare oggi, consapevoli di trovarsi di fronte a un’elezione cruciale. È la sfida più importante dal ritorno della democrazia nel Paese, esattamente 40 anni fa. “È un voto che sarà ‘contro’ più che ‘a favore’”, insistono gli analisti. Si tratta di decidere se dare continuità al peronismo di governo o svoltare drasticamente verso un nuovo esperimento politico. Segio Massa, 51 anni, attuale ministro dell’Economia, si presenta come il garante della continuità democratica, costruita a fatica sulle macerie della dittatura militare. Lo sfidante, l’outsider Javier Milei, 53 anni, vuole “far saltare in aria” il sistema attuale per imporre un nuovo modello economico, politico e culturale per mettere fine ai privilegi e la corruzione “della casta al governo”.
Javier “il loco”
L’autodefinitosi “anarco-capitalista” Javier Milei è nato a Buenos Aires e rappresenta i colori di La Libertad Avanza (La Libertà va avanti), un gruppo che mett…
BUENOS AIRES – Circa 35 milioni di argentini sono chiamati a votare oggi, consapevoli di trovarsi di fronte a un’elezione cruciale. È la sfida più importante dal ritorno della democrazia nel Paese, esattamente 40 anni fa. “È un voto che sarà ‘contro’ più che ‘a favore’”, insistono gli analisti. Si tratta di decidere se dare continuità al peronismo di governo o svoltare drasticamente verso un nuovo esperimento politico. Segio Massa, 51 anni, attuale ministro dell’Economia, si presenta come il garante della continuità democratica, costruita a fatica sulle macerie della dittatura militare. Lo sfidante, l’outsider Javier Milei, 53 anni, vuole “far saltare in aria” il sistema attuale per imporre un nuovo modello economico, politico e culturale per mettere fine ai privilegi e la corruzione “della casta al governo”.
Javier “il loco”
L’autodefinitosi “anarco-capitalista” Javier Milei è nato a Buenos Aires e rappresenta i colori di La Libertad Avanza (La Libertà va avanti), un gruppo che mette insieme più componenti radicali della destra argentina, in contrasto con il peronismo-kirchnerista, che si è alternato al potere negli ultimi 20 anni con il macrismo, la destra moderata dell’ex presidente Mauricio Macri e Patricia Bullrich. Questi ultimi, dopo un risultato deludente al primo turno, hanno deciso di appoggiare Milei.
Milei, un personaggio istrionico e di indiscutibile carisma, ha studiato economia ed è diventato famoso grazie a varie rubriche televisive che spaziano dalla finanza al sesso tantrico. Nel suo progetto politico c’è l’intenzione di dollarizzare l’economia per fermare la spirale dell’inflazione, successivamente operare tagli drastici alla spesa pubblica e dare via a un’ampia campagna di privatizzazioni.
Ad apparire particolarmente controverse sono le sue posizioni negazioniste verso la dittatura militare ma anche la sua stessa vita privata caratterizzata da stravaganze e stranezze che gli hanno guadagnato il nomignolo di “loco”, pazzo, e sicuramente potrebbero diventare un problema una volta al potere.
Sergio, “il pancake”
Sergio Massa, leader di Union por la Patria (Up, Unione per la patria) ha fatto campagna sulla paura verso l’ignoto rappresentato dallo sfidante. Ha puntato il suo discorso sulla moderazione e proposto una pioggia di sussidi ed esenzioni fiscali. Detto “panqueque”, pancake, per la volubilità della sua ideologia, è stato già sia rivale che alleato dell'ex presidente Cristina Kirchner. In campagna ha giocato la carta del pragmatismo e dell’esperienza per far fronte al candidato ultraliberista e soprattutto alla crisi monetaria e di bilancio che sta trascinando l'Argentina verso l'abisso.
Il peronismo al potere rappresentato da Massa viene accusato di corruzione endemica – due grandi scandali sono esplosi proprio durante la campagna elettorale – ed è questa la causa dell’ondata di rabbia che ha portato alla nascita dell’esperimento anti-sistema di Milei.
Il contesto economico
Il contesto economico spiega perché la posta in gioco è alta. L’inflazione ha superato il 142%. Un argentino su quattro vive sotto la soglia della povertà: due salari minimi sommati non sono sufficienti a coprire il prezzo del paniere. Al cambio convivono una decina di diverse valutazioni del dollaro.
Il Pil del Paese non cresce da tre mesi e negli ultimi anni è cresciuto soltanto nel 2013, 2015, 2017. Infine il Paese deve al Fondo Monetario Internazionale (Fmi) 44 miliardi di dollari. Chi assumerà il potere alla Casa Rosada il 10 dicembre dovrà traghettare il Paese fuori da queste acque.
Il processo elettorale e i numeri
Il Paese oscilla tra campagna elettorale e urne di fatto da sei mesi. Il 13 agosto si sono celebrate le primarie aperte e obbligatorie (Paso), che diversamente da quanto accade in Italia sono una vera e propria simulazione di voto. È in questa occasione che il mondo ha iniziato a guardare verso Buenos Aires. Con un risultato senza precedenti per un candidato outsider, Javier Milei si è imposto con il 30% dei voti sugli sfidanti Bullrich, al 28%, e Massa, al 27%.
Lo scorso 22 ottobre, nel primo turno presidenziale, c’è stato il ribaltone: Massa ha battuto a sorpresa Milei con ben 6,7 punti di vantaggio (36,7 a 30%), mentre Bullrich è crollata al 23%. Il risultato ha indotto Massa a festeggiare: "Il peggio è passato", ma in realtà non è così.
Da allora ci sono stati due eventi che peseranno sul voto di oggi: Patricia Bullrich e Mauricio Macri hanno appoggiato Milei. Parallelamente, vari ambiti di quella società civile, pur stanchi del peronismo e arrabbiati per la situazione economica e la corruzione, si sono mobilitati per “il male minore”, incarnato da Sergio Massa.
A seconda dell’istituto demoscopico di riferimento, Milei è dato in vantaggio con da 1,4 a 4 punti percentuali. Il quotidiano spagnolo El País ha fatto una media tra i 15 principali sondaggi e il risultato è Milei al 51,1% e Massa al 48,8%. Fino ad ora i rilevamenti hanno però ampiamente sbagliato i margini. La gara è dunque più aperta che mai.