La missione speciale di Oms e Onu: così sono stati evacuati i 31 neonati prematuri di al-Shifa
di Sami al-AjramiUn operatore Onu preleva un neonato da al-Shifa. Foto pubblicata su X dall'Oms
KHAN YUNIS — Un convoglio di sei ambulanze inviate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, con la collaborazione delle Nazioni Unite, è entrato ieri dal valico di Rafah con una missione speciale: portare in salvo i 31 bebè prematuri, ancora intrappolati in quell’ospedale al-Shifa dove nei giorni scorsi si sono concentrati i combattimenti e dove l’esercito israeliano ha fatto irruzione in cerca di un commando di Hamas. Sono gli stessi neonati che una foto diventata virale mostrava raggruppati su un lettino nel tentativo di scaldarli dopo che le loro incubatrici si erano spente per mancanza di elettricità. Nel frattempo, due di loro sono morti proprio a causa dello stop forzato delle macchine, portando a dodici il totale dei neonati morti nell’ultima settimana.
Minuscoli cadaveri che si aggiungono alle migliaia di corpi lasciati senza vita dalle bombe cadute in 44 giorni di guerra. Determinarne il numero esatto è impossibile, molti bambini sono ancora sotto le macerie, ma second…
KHAN YUNIS — Un convoglio di sei ambulanze inviate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, con la collaborazione delle Nazioni Unite, è entrato ieri dal valico di Rafah con una missione speciale: portare in salvo i 31 bebè prematuri, ancora intrappolati in quell’ospedale al-Shifa dove nei giorni scorsi si sono concentrati i combattimenti e dove l’esercito israeliano ha fatto irruzione in cerca di un commando di Hamas. Sono gli stessi neonati che una foto diventata virale mostrava raggruppati su un lettino nel tentativo di scaldarli dopo che le loro incubatrici si erano spente per mancanza di elettricità. Nel frattempo, due di loro sono morti proprio a causa dello stop forzato delle macchine, portando a dodici il totale dei neonati morti nell’ultima settimana.
Minuscoli cadaveri che si aggiungono alle migliaia di corpi lasciati senza vita dalle bombe cadute in 44 giorni di guerra. Determinarne il numero esatto è impossibile, molti bambini sono ancora sotto le macerie, ma secondo più fonti sono ormai quasi cinquemila. Una cifra che oggi, nella Giornata internazionale dell’Infanzia, fa ancor più impressione.
Ad accompagnare via da al-Shifa i piccoli nati troppo presto e nel momento peggiore, solo tre medici e due infermiere: alle mamme non è stato concesso di andare con loro e affrontare un viaggio lungo, non solo per la pericolosità delle strade.
Il fatto è che all’ospedale Nasser di Khan Yunis dove verranno portati — che non ha un reparto maternità perché si occupava solo delle emergenze — le incubatrici a disposizione sono appena 18. Non bastano per tutti. Secondo al-Jazeera, verranno trasferiti in Egitto e poi forse in Europa. La Francia ha annunciato di essere pronta ad accogliere negli ospedali i bambini di Gaza che necessitano di cure urgenti. Di sicuro i medici dell’Oms — lo hanno scritto su Twitter — non hanno lasciato l’ospedale a cuor leggero.
Nel più grande nosocomio della Striscia ci sono infatti ancora 291 pazienti in gravissime condizioni che non possono essere trasferiti. Di loro si occupa un manipolo eroico di medici che ha deciso di restare. Mentre nei giorni scorsi un lugubre corteo di feriti, persone con arti amputati o febbricitanti, ha lasciato al-Shifa insieme ad addetti sanitari e agli sfollati che ancora si riparavano nell’ospedale.
A peggiorare la situazione da più di 24 ore è arrivata sulla Striscia di Gaza la pioggia, accompagnata da un vento gelido. Una vera burrasca che soffia dal mare, così potente da spazzare via parte della tendopoli che l’Unrwa aveva eretto nel cortile del Palestine Technical College di Deir el Balah, per poi estenderla fino alla spiaggia con l’arrivo dei nuovi rifugiati. Sotto l’impatto del maltempo centinaia di tende, le più esposte, sono crollate bagnando fino alle ossa gli abitanti — e fra questi moltissimi bambini che per il freddo ora rischiano di ammalarsi in modo anche grave — e devastando i loro averi. Persone ora ancor più disperate che si vedono impossibilitate a trovare riparo: ogni millimetro del poco spazio asciutto a disposizione è già occupato.
Se fino a oggi gli uomini dormivano all’aperto o nei cortili, lasciando le aule alle donne e ai bambini, ora tutti sono costretti a ripararsi all’interno, con problemi di sovraffollamento tali da dover riposare a turni, metà sui materassi e metà sulle sedie. La pioggia è un problema anche per quanto riguarda la preparazione dei pasti perché in assenza di gas le pietanze venivano cotte su fuochi allestiti in strada. E ora è impossibile. Tocca accenderli in casa in bracieri improvvisati. Scaldano un po’ ma il fumo invade ogni cosa. Intanto le riserve di cibo diminuiscono e non aiuta il blocco dell’unico mulino della zona, colpito giorni fa da una bomba israeliana. Presto potrebbe non esserci più farina per il pane. La pioggia torrenziale sta anche disperdendo le montagne di immondizia, aumentando il rischio di epidemie. E ci sono timori persino per la tenuta del sistema fognario, che ovviamente non ha più la consueta manutenzione.
(testo raccolto da Anna Lombardi)