Brics, l’alleanza del Sud del mondo che sogna l’alternativa al dollaro e a cui l’Argentina di Milei non vuole più aderire
di Eugenio OccorsioJavier Milei ha definito il leader brasiliano Lula da Silva «un ladro» e lui l’ha contraccambiato avvertendo che non andrà all’insediamento il 10 dicembre. Quanto alla Cina, peraltro primo partner commerciale dell’Argentina, l’ha bollata come «comunista» annunciando la rottura delle relazioni. Con queste premesse non sorprende che fra le promesse elettorali del nuovo uomo forte della Casa Rosada ci sia la cancellazione della prevista adesione ai Brics – di cui Cina e Brasile sono fra i fondatori – come suggello all’isolamento di pura marca trumpiana che sembra caratterizzerà la sua presidenza. Ma cosa significa in pratica?
I Brics
All’inizio, era una vaga identità geopolitica. Cina, Brasile, Russia e India: le quattro economie emergenti del pianeta cominciavano a scambiarsi sempre più intensamente beni e servizi e a intrecciare una sottile trama di alleanze. Finché nel 2001 il potente capo economista di Goldman Sachs (la maggiore banca d’investimenti del pianeta), Jim O’Neill, coniò i…
Javier Milei ha definito il leader brasiliano Lula da Silva «un ladro» e lui l’ha contraccambiato avvertendo che non andrà all’insediamento il 10 dicembre. Quanto alla Cina, peraltro primo partner commerciale dell’Argentina, l’ha bollata come «comunista» annunciando la rottura delle relazioni. Con queste premesse non sorprende che fra le promesse elettorali del nuovo uomo forte della Casa Rosada ci sia la cancellazione della prevista adesione ai Brics – di cui Cina e Brasile sono fra i fondatori – come suggello all’isolamento di pura marca trumpiana che sembra caratterizzerà la sua presidenza. Ma cosa significa in pratica?
I Brics
All’inizio, era una vaga identità geopolitica. Cina, Brasile, Russia e India: le quattro economie emergenti del pianeta cominciavano a scambiarsi sempre più intensamente beni e servizi e a intrecciare una sottile trama di alleanze. Finché nel 2001 il potente capo economista di Goldman Sachs (la maggiore banca d’investimenti del pianeta), Jim O’Neill, coniò il termine Bric. I quattro Paesi presero molto sul serio l’imprevisto imprimatur, i Bric divennero un’istituzione formale e nel 2009 cominciarono le regolari assemblee annuali. Un anno dopo aderì il Sudafrica e quindi si aggiunse la lettera S alla sigla. Il problema è che, visti i rocamboleschi sviluppi successivi, in realtà l’alleanza non ha mai funzionato. Se si sono sviluppate, le economie l’hanno fatto nel bene o nel male con le loro forze. Intervistato da questo giornale alla fine dell’anno scorso, O’Neill ha definito il suo un «macroscopico errore di visione».
L’allargamento
Il 23 agosto 2023 a Johannesburg, il colpo di coda. L’assemblea annuale dei Brics ha annunciato non senza fanfara un maxi-allargamento, con l’ingresso, concordato e bollinato, di Argentina, Egitto, Etiopia, Iran, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti. Non sono mancate le proteste di chi è stato escluso, Sudan e Nigeria in primis. La nuova grande alleanza entrerà in vigore il 1° gennaio 2024. Per l’Argentina ha firmato il ministro dell’Economia, Sergio Massa, proprio lo sconfitto al ballottaggio di Buenos Aires. Ora, il colpo di scena: il presidente eletto, Milei, ha azzerato tutto. Niente Brics per il suo Paese, e niente alleanze multilaterali.
Gli obiettivi
Oggi i Brics – stando a quanto confermato nell’assemblea di agosto – hanno soprattutto un fine: la “de-dollarizzazione” delle loro economie, e l’affrancamento finale dal blocco occidentale che ruota intorno agli Stati Uniti con la creazione di una vasta area di influenza, il “sud del mondo”, alternativa al G7. L’esatto contrario del programma di Milei (al quale va dato atto di una certa coerenza nell’essersi chiamato fuori). Come si può immaginare, un “vasto programma” del genere suscita qualcosa di più che una perplessità presso gli economisti più responsabili. Non stupisce per l’Iran, la Cina (vero motore di tutto), ovviamente la Russia (che impone pagamenti in rubli ai Paesi che non aderiscono alle sanzioni), ma per altri come l’Arabia Saudita, regno dei petrodollari, o la stessa India proiettata sui mercati globali, l’uscita dal dollaro sembra una contraddizione forìera solo di corto circuiti autodistruttivi.
La moneta alternativa
Per la verità, è fin dal primo summit, tenuto 24 anni fa a Yekaterinburg in Russia, che i Brics si propongono di creare una moneta alternativa al dollaro. Ma è un’idea molto più antica: la propose addirittura un economista del peso di John Maynard Keynes, capo della delegazione britannica al vertice di Bretton Woods nel 1944 dove si cominciarono a disegnare gli scenari per il dopoguerra. C’era anche il nome: Bancor, dal francese “banque or”. L’idea venne però accantonata. E se non c’è riuscito Keynes, è un po’ difficile che ci riescano i Brics.