Svezia, record di sparatorie tra gang: “Sembriamo l’Afghanistan”
di Enrico FranceschiniLONDRA – “Sono scene di guerra come quelle che si vedono al telegiornale sull’Afghanistan”, commenta un abitante di Uppsala dopo l’esplosione di un’abitazione in uno dei quartieri residenziali della città, in cui ha perso la vita un’insegnante di 24 anni. L’insegnante è morta per sbaglio: bersaglio dell’attacco era il vicino di casa. Ma la Svezia si sta tragicamente abituando a episodi di questo tipo: da uno dei Paesi più pacifici di Europa, recentemente è diventata quello con il più alto numero di aggressioni armate. In rapporto alla popolazione, ce ne sono cinque volte di più che in Italia: al ritmo di una sparatoria o una bomba quasi tutti i giorni negli ultimi due mesi.
La guerra tra gang in Svezia
A provocare l’ondata di violenza è una feroce guerra tra gang giovanili. Solo che fino a qualche anno fa morivano quasi esclusivamente i membri delle bande rivali, ma adesso finiscono nel mirino anche persone innocenti, come l’insegnante 24enne saltata in aria a Uppsala, quarta maggiore…
LONDRA – “Sono scene di guerra come quelle che si vedono al telegiornale sull’Afghanistan”, commenta un abitante di Uppsala dopo l’esplosione di un’abitazione in uno dei quartieri residenziali della città, in cui ha perso la vita un’insegnante di 24 anni. L’insegnante è morta per sbaglio: bersaglio dell’attacco era il vicino di casa. Ma la Svezia si sta tragicamente abituando a episodi di questo tipo: da uno dei Paesi più pacifici di Europa, recentemente è diventata quello con il più alto numero di aggressioni armate. In rapporto alla popolazione, ce ne sono cinque volte di più che in Italia: al ritmo di una sparatoria o una bomba quasi tutti i giorni negli ultimi due mesi.
La guerra tra gang in Svezia
A provocare l’ondata di violenza è una feroce guerra tra gang giovanili. Solo che fino a qualche anno fa morivano quasi esclusivamente i membri delle bande rivali, ma adesso finiscono nel mirino anche persone innocenti, come l’insegnante 24enne saltata in aria a Uppsala, quarta maggiore città svedese, sede della più antica università scandinava e apice del fenomeno. In passato, inoltre, le gang erano coinvolte principalmente nel traffico di droga, mentre ora si occupano di attività criminali di ogni genere.
Il tema dell’immigrazione
Alla radice del problema c’è l’immigrazione. Le gang sono composte per lo più da immigrati della seconda generazione, nati in Svezia da genitori provenienti da altri Paesi. Le due bande rivali più violente sono guidate da svedesi di origine curda. Famosa per il suo generoso stato assistenziale, negli ultimi tre decenni la Svezia ha accolto più richiedenti asilo in fuga dai Balcani e dal Medio Oriente di ogni altra nazione europea, aggiungendo 2 milioni di immigrati a una popolazione di appena 10 milioni di abitanti. E ora, davanti all’aumento di una violenza che polizia e magistratura collegano alle gang di immigrati, i partiti di destra affermano che occorre fermare l’immigrazione, i partiti di sinistra obiettano che occorre migliorare l’integrazione, ma tutti concordano che bisogna fare qualcosa.
Le possibili soluzioni
Da un lato si propone una strategia simile a quella adottata con successo per ridurre la violenza a Malmò, terza più grande città svedese, principale punto d’arrivo per gli immigrati e in precedenza “capitale” del crimine nazionale: un piano copiato dagli Stati Uniti, chiamato Group Violence Intervention, per coinvolgere l’intera comunità, non soltanto le forze dell’ordine, nel persuadere i membri delle gang e potenziali simpatizzanti a rinunciare alla violenza. Uno sforzo concentrato sulla prevenzione più che sulla repressione del crimine. Dall’altro si mette l’accento sui mutamenti politici e sociali che hanno contribuito al fenomeno: la crescita del gap ricchi-poveri in quella che un tempo era una società largamente egualitaria, la privatizzazione dei servizi sociali, che ha finito per colpire maggiormente le aree urbane più disagiate, creando un terreno favorevole per gang e crimine.
“Il migliore vaccino contro il crimine è la scuola, studiare almeno fino alle scuole secondarie superiori, ma molti ragazzi dei quartieri più poveri non finiscono nemmeno le elementari”, dice un politico locale, Anders Friborg, al Financial Times, che ha dedicato questa settimana un’inchiesta alla questione. Qualcuno sdrammatizza, notando che, per quanto siano aumentati violenza e sparatorie, “la Svezia non è il Messico”. Ma intanto le guerre di gang nelle strade di Uppsala forniscono nuovo materiale agli autori del noir scandinavo.