Israele-Hezbollah, provocazione e rappresaglia
di Gianluca Di FeoIl funerale di Abbas Raad, figlio del leader parlamentare di Hezbollah Mohammed.
(afp)L’attesa per la tregua si è trasformata in una mattinata di guerra totale sul fronte libanese. Hezbollah ha lanciato quasi 50 razzi contro Israele: dal 7 ottobre non c’era mai stato un attacco così massiccio. La reazione è stata immediata, con artiglieria e cacciabombardieri che hanno colpito postazioni dei miliziani, trasformando l’intera frontiera in un campo di battaglia.
L’escalation del movimento sciita è una rappresaglia per il raid dell’aviazione israeliana che mercoledì sera ha ucciso sei esponenti di punta in una casa di Beit Yahoun, nel Libano meridionale. Tra loro, Khalil Jawad Shahimi, uno dei comandanti della Radwan Force (il reparto incaricato delle operazioni terroristiche contro lo Stato ebraico), e soprattutto Abbas Raad, il figlio del capogruppo parlamentare Mohammed.
Mohammed Raad è una delle figure più importanti di Hezbollah e ha un ruolo chiave nelle vicende libanesi: siede in Parlamento dal 1992 ed è il volto politico del movimento. Ha stretti rapporti c…
L’attesa per la tregua si è trasformata in una mattinata di guerra totale sul fronte libanese. Hezbollah ha lanciato quasi 50 razzi contro Israele: dal 7 ottobre non c’era mai stato un attacco così massiccio. La reazione è stata immediata, con artiglieria e cacciabombardieri che hanno colpito postazioni dei miliziani, trasformando l’intera frontiera in un campo di battaglia.
L’escalation del movimento sciita è una rappresaglia per il raid dell’aviazione israeliana che mercoledì sera ha ucciso sei esponenti di punta in una casa di Beit Yahoun, nel Libano meridionale. Tra loro, Khalil Jawad Shahimi, uno dei comandanti della Radwan Force (il reparto incaricato delle operazioni terroristiche contro lo Stato ebraico), e soprattutto Abbas Raad, il figlio del capogruppo parlamentare Mohammed.
Mohammed Raad è una delle figure più importanti di Hezbollah e ha un ruolo chiave nelle vicende libanesi: siede in Parlamento dal 1992 ed è il volto politico del movimento. Ha stretti rapporti con l’Iran ed è considerato uno dei possibili successori del leader supremo Nasrallah. Persino il cardinale cattolico maronita, Bechara Butros Rai, gli ha fatto le condoglianze «perché il sangue dei martiri serve a proteggere il Libano e a mantenerlo una terra di convivenza».
Abbas Raad faceva parte delle unità combattenti di Hezbollah ed aveva il nome di battaglia Siraj. Non è chiaro se fosse membro della Radwan Force, il reparto dedicato alla memoria del leader militare Imad Mughniyeh che è incaricato di condurre le infiltrazioni terroristiche oltre il confine. Di sicuro l’altra vittima del bombardamento, Khalil Jawad Shahimi, era al vertice della squadra speciale.
Molti a Beirut ritengono che l’azione israeliana sia stata una provocazione. Poche ore prima del bombardamento, Nasrallah aveva pubblicamente aderito alla tregua dichiarando che i suoi uomini avrebbero rispettato il cessate il fuoco. E questa mattina era in programma il suo incontro (poi avvenuto) con il ministro degli Esteri iraniano Hossein Amirabdollahian.
Diplomatici statunitensi ed europei temono che il Libano possa diventare il nuovo fronte del conflitto: da settimane ci sono colloqui condotti in maniera estremamente riservata per dissuadere Hezbollah dal coinvolgimento nella guerra. Il movimento filo-iraniano dispone di quasi trentamila combattenti, veterani della campagna in Siria al fianco del regime, e di un arsenale stimato in oltre cinquantamila tra razzi, missili e droni.
Ieri sera il ministro degli Esteri israeliano Eli Cohen aveva ammonito su X: “Gli attacchi di Hezbollah, che agisce per conto dell’Iran, possono portare alla guerra in Libano. Israele non ha interesse ad aprire un altro fronte, ma non può tollerare questi assalti. La responsabilità della comunità internazionale è di attuare completamente la Risoluzione 1701 per prevenire un conflitto in Libano”.
Si tratta della risoluzione delle Nazioni Unite che affida ai caschi blu della missione Unifil, con circa mille militari italiani, il compito di disarmare le fazioni al nord del fiume Litani, in base agli accordi che nel 2006 hanno portato al cessate il fuoco dopo l’offensiva israeliana contro Hezbollah.
Su questo tema oggi è intervenuto anche il ministro della Difesa Guido Crosetto: “Sarò all’Onu lunedì – ha dichiarato a Sky Tg24 - per parlare del futuro di Unifil, dei problemi delle regole di ingaggio, per vedere se i compiti di Unifil sono stati assolti. Ricordiamo che l’incidente nel nord di Israele [l’ondata dei razzi, ndr] deriva probabilmente anche dal fatto che Hezbollah ha potuto costruire al confine con Israele delle basi di lancio: in teoria la costruzione di quelle basi di lancio doveva essere una delle cose che Unifil aveva il compito di impedire». E ha aggiunto: «Bisogna fare un ragionamento serio su come sono fatte queste regole d'ingaggio e se le regole sono adeguate ai rischi e ai tempi che stiamo vivendo. Va fatto in modo molto razionale e molto freddo: se sbagli crei le condizioni perché la situazione possa esplodere».
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