Dublino, immigrazione record, crisi abitativa e costo della vita alto. Cosa c’è dietro a una notte di guerriglia urbana
dal nostro corrispondente Antonello GuerreraLONDRA. Una giornata drammatica come quella di ieri a Dublino, iniziata con un accoltellamento di tre bambini e una donna a Parnell Square e finita con il centro della capitale irlandese sotto assedio di hooligan anti-migranti e teppisti di estrema destra - lascia molti interrogativi. Innanzitutto, chi è l’aggressore e il movente del suo atroce gesto? È davvero "un nordafricano", come sostengono i violenti? Ma poi: l'Irlanda, un Paese sinora straordinariamente accogliente, in cui oramai circa un cittadino su otto è nato all'estero, mentre 70 milioni di persone che non vivono sull'isola dichiarano di avere origini irlandesi, una terra storicamente di migranti come lo stesso patrono San Patrizio, sta davvero cambiando le sue attitudini nei confronti degli stranieri? E se sì, in che modo?
Chi sono gli hooligans che hanno scatenato gli scontri di strada
Premessa fondamentale: gli estremisti razzisti e xenofobi che hanno scatenato il caos ieri notte a Dublino sono una risicatissima mino…
LONDRA. Una giornata drammatica come quella di ieri a Dublino, iniziata con un accoltellamento di tre bambini e una donna a Parnell Square e finita con il centro della capitale irlandese sotto assedio di hooligan anti-migranti e teppisti di estrema destra - lascia molti interrogativi. Innanzitutto, chi è l’aggressore e il movente del suo atroce gesto? È davvero "un nordafricano", come sostengono i violenti? Ma poi: l'Irlanda, un Paese sinora straordinariamente accogliente, in cui oramai circa un cittadino su otto è nato all'estero, mentre 70 milioni di persone che non vivono sull'isola dichiarano di avere origini irlandesi, una terra storicamente di migranti come lo stesso patrono San Patrizio, sta davvero cambiando le sue attitudini nei confronti degli stranieri? E se sì, in che modo?
Chi sono gli hooligans che hanno scatenato gli scontri di strada
Premessa fondamentale: gli estremisti razzisti e xenofobi che hanno scatenato il caos ieri notte a Dublino sono una risicatissima minoranza della popolazione, e non sono nemmeno rappresentati da un vero partito, bensì da una mini-galassia di formazioni sinora irrilevanti (Irish Freedom Party, Ireland First, Anti-Corruption Ireland, National Party, eccetera). Tuttavia, il sentimento di parte della popolazione irlandese nei confronti dei migranti, arrivati in numeri straordinari negli ultimi anni contribuendo anche al boom economico della “tigre celtica” fino al 2008, ora sta indubitabilmente cambiando.
Dublino, purtroppo, è un esempio negativo. Non per l’alto numero di migranti, ma perché il Paese, e soprattutto la capitale, sono nel pieno di una colossale crisi abitativa e dei prezzi, che hanno reso pressoché impossibile, soprattutto per le nuove generazioni e i più poveri, di trovare un alloggio a prezzi accessibili. Gli sfratti, nel frattempo, si sono moltiplicati. La causa principale sono problemi strutturali di un Paese che, nonostante l’afflusso di svariate multinazionali negli ultimi due/tre decenni grazie a tasse bassissime per le imprese, non è riuscito a generare un sistema sostenibile. Non solo nell’economia reale (tanto che è dovuta ricorrere a un sistema di calcolo parallelo al Pil per misurare la crescita) ma soprattutto nel settore abitativo, con pochissime case popolari costruite negli ultimi anni. Il risultato, come per esempio nel centro di Dublino, è che, a causa di questo crescente disagio, negli ultimi anni sono cresciuti delinquenza, degrado e senzatetto.
L’aumento dell’immigrazione
Questa situazione già estremamente problematica, aggravata poi dal Covid e dalle conseguenze della guerra in Ucraina, è diventata esplosiva con l’afflusso di migranti negli ultimi anni, in sensibile ascesa rispetto al passato. L’Irlanda, con una popolazione di 5,3 milioni, ha accolto circa 94mila rifugiati dall’Ucraina, per esempio, il più grande aumento dei residenti in 15 anni. Per fare un confronto, basti pensare che il Regno Unito (popolazione di oltre 67 milioni) ne ha fatti entrare 170mila.
Ovviamente i poveri ucraini in fuga non hanno alcuna colpa, ma contemporaneamente sono entrati in gioco altri fattori. Per esempio, solo nel 2022 l’Irlanda aveva 81.526 rifugiati, per un aumento del 748% rispetto all’anno precedente. Sempre l’anno scorso c’è stato un altro record di sempre dal dopoguerra: 13.651 richieste di diritto di asilo in 12 mesi, con gli arrivi da Algeria, Nigeria, Somalia e Zimbabwe saliti del 234% rispetto all’anno precedente. L’immigrazione netta (cioè la differenza tra arrivi e partenze di residenti) tra aprile 2022 e aprile 2023 ha fatto segnare quota 77.600, oltre 25mila in più rispetto ai 12 mesi precedenti. Solo nel 2007, ossia l’ultimo anno di boom economico poco prima della feroce crisi economica dei subprime, è stata più alta, sforando i 104mila arrivi netti. Secondo un sondaggio di Ireland Thinks Poll, riportato dal Financial Times, il 56% degli irlandesi pensa che siano stati fatti entrare troppi rifugiati. E stando a un sondaggio dell'Economic and Social Research Institute, più in generale solo il 58% degli irlandesi sostiene l’ingresso nel Paese di immigrati bianchi, contro il 41% verso l’arrivo di musulmani e il 25% per i rom.
La crisi abitativa
E così, case, alberghi e strutture di emergenza sono presto diventate stracolme, in tutto il Paese: basti pensare che l’Irlanda a fine settembre 2023 aveva 12.827 senzatetto accolti in sistemazioni di fortuna, di cui un terzo bambini, record dal dopoguerra. Mentre i richiedenti asilo con alloggio sono 24.222. La situazione è presto diventata insostenibili e nel corso del 2023 il governo irlandese ha scoraggiato più volte i richiedenti asilo a dirigersi in Irlanda: “Non sapremmo come accogliervi”. Il Taoiseach - il primo ministro irlandese - Leo Varadkar, ha aggiunto: “Gli irlandesi sono un popolo generoso, ma c’è un limite alla compassione. Credo che dovremmo allinearci agli standard di accoglienza di altri Paesi in Europa".
Questo cocktail letale di coincidenze, ha fatto sì che l’estrema destra e i movimenti xenofobi siano diventati sempre più rumorosi e visibili in Irlanda, non solo con slogan e cori “l’Irlanda è piena” e “Irish Lives Matter”, ma anche con azioni clamorose e inquietanti. Come attacchi ai campi di migranti con cani inferociti e bastoni, oppure l’enorme cappio con il quale alcuni estremisti si sono presentanti la scorsa settimana fuori il Dáil, il Parlamento nazionale di Dublino, minacciando i deputati e bloccando i cancelli. Sono una sparuta minoranza, ma la tensione nell’isola smeraldo è crescente anche perché i tempi delle vacche grasse della crescita economica, quando l’Irlanda era la “Tigre Celtica”, sono lontani.
Una possibile nuova forza politica
Quelle centinaia di vandali di estrema destra ieri sera, spesso pure complottisti, potranno presto diventare qualcosa di più inquietante e pericoloso in Irlanda? Difficile prevederlo. Ma come ha scritto il celebre commentatore irlandese Fintan O’Toole, sinora la loro influenza e forza sono state paradossalmente contenute anche da Sinn Féin. L’ex braccio politico dell’Ira, che secondo i sondaggi sarà clamorosamente primo partito alle prossime elezioni nella Repubblica d’Irlanda nel 2025, è un partito di sinistra radicale. Ma le sue istanze nazionalistiche e sociali - come per esempio un’azione immediata contro l’emergenza abitativa - hanno sinora tenuto a bada le spinte più estreme da destra. Tuttavia, come nota O’Toole, il programma di Sinn Féin e della sua leader nazionale Mary Lou MacDonald è molto ideologico “e difficilmente realizzabile”.
A quel punto, con il possibile fallimento di un governo di Sinn Féin e il vacuum partitico, politico e ideologico che potrebbe crearsi, l’estrema destra, che in Irlanda non ha mai toccato palla visto che hanno dominato per un secolo dalla sua creazione i partiti centristi Fianna Fáil e Fine Gael, potrebbero paurosamente acquisire peso e influenza crescenti. Il romanzo “Prophet Song” di Paul Lynch, finalista al Booker Prize 2023 la cui premiazione è prevista questa domenica, parla proprio di un’Irlanda che nel prossimo futuro viene conquistata da un partito di estrema destra. Molti, a Dublino, sperano che, almeno stavolta, la finzione non superi la realtà.