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Olanda, l’agenda di Wilders: Nexit, migranti e disgelo con Russia

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La vittoria dell’estrema destra nei Paesi Bassi fa esultare gli alleati in vista delle europee
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Non se l’aspettava neanche lui. Solo tre giorni prima aveva prenotato senza ambizione il locale dove seguire la serata elettorale con i suoi fan: il piccolo caffè Seepaardje di Scheveningen. E invece ha stravinto, con il 24% e 37 seggi su 150: dal dopoguerra mai un partito era cresciuto tanto in Olanda da un’elezione all’altra. La sinistra di Frans Timmermans e il centrodestra Vvd di Dilan Yesilgoz-Zegerius, erede dell’ex premier Mark Rutte, si sono fermati al 15%, con 25 e 24 seggi, contro i 20 del centrista Pieter Omtzigt, che ha ottenuto il 13% con il suo Nsc fondato ad agosto.


È un terremoto per i Paesi Bassi, che decidono di riempire il vuoto creato dall’uscita di scena di Rutte, premier per 13 anni, con un estremista di destra che ha f…

Non se l’aspettava neanche lui. Solo tre giorni prima aveva prenotato senza ambizione il locale dove seguire la serata elettorale con i suoi fan: il piccolo caffè Seepaardje di Scheveningen. E invece ha stravinto, con il 24% e 37 seggi su 150: dal dopoguerra mai un partito era cresciuto tanto in Olanda da un’elezione all’altra. La sinistra di Frans Timmermans e il centrodestra Vvd di Dilan Yesilgoz-Zegerius, erede dell’ex premier Mark Rutte, si sono fermati al 15%, con 25 e 24 seggi, contro i 20 del centrista Pieter Omtzigt, che ha ottenuto il 13% con il suo Nsc fondato ad agosto.


È un terremoto per i Paesi Bassi, che decidono di riempire il vuoto creato dall’uscita di scena di Rutte, premier per 13 anni, con un estremista di destra che ha fondato il suo Pvv, Partito per la Libertà, nel 2006, e che è diventato famoso due anni dopo con il suo film anti-islamico Fitna.

Finora aveva solo appoggiato un governo Rutte tra il 2010 e il 2012, poi era scattato il cordone sanitario contro di lui per le sue posizioni politiche. Stavolta però Wilders è pronto a governare. Già in campagna elettorale aveva detto che la lotta all’Islam – chiede la chiusura delle moschee e la messa al bando del Corano e del velo negli edifici pubblici – “non è oggi la priorità”. E dopo il successo di mercoledì sera ha ricordato che la lotta contro gli immigrati è il cardine del suo programma, ma ha annunciato: “Non possono ignorarci, governeremo. Se diventassi premier, lo sarei di tutti gli olandesi, indipendentemente dalla loro religione, preferenza sessuale, colore di pelle, genere o altro".

Ha indicato anche con chi vuole allearsi: Vvd (che già aveva aperto le porte in campagna elettorale), il Partito dei contadini (che hanno detto di sì) e Omtzigt (che aveva detto di no ma ci sta pensando). E pure l’altro estremista di destra Thierry Baudet ha già assicurato i suoi voti. Ma sarà premier? Dipende da come giocherà le sue carte. Se non farà disastri, sarà perlomeno il cuore del governo. E questo rappresenterà un terremoto anche per l’Ue. A partire dalla sua proposta di referendum per la Nexit, l’uscita dall’Unione.

[il seguente video è stato girato nel 2014]

2014 - Wilders taglia la stella dalla bandiera Ue

Il portavoce della Commissione europea Eric Mamer ha commentato: “I Paesi Bassi sono un membro fondatore dell'Ue, un membro molto forte, le elezioni non mettono in dubbio in alcun modo la permanenza e continuiamo a contare sulla forte partecipazione dei Paesi Bassi all'Ue".

I sovranisti esultano pensando a un effetto Wilders in vista delle Europee di giugno, da Viktor Orbán a Marine Le Pen, da Vox agli austriaci Fpoe a Matteo Salvini che parla sarcasticamente di “effetto Schlein”, con la segretaria del Pd che ha buon gioco a ricordargli quando nel 2020, al tempo del Recovery Fund, Wilders andava in giro con un cartello che diceva ‘non un euro’ all'Italia", i cui cittadini, diceva, “difficilmente pagano le tasse".

(ansa)

Cattolico, 60 anni, chioma platinata, Wilders cambierà la musica a Bruxelles. Paladino dell’estrema destra europea, con il suo motto trumpiano “l’Olanda agli olandesi”, le sue invettive contro la “feccia marocchina”, farà risuonare le sue proposte choc in tema di sicurezza, di ambiente e di migranti (l’Italia certo non potrà contare su di lui per una redistribuzione di chi sbarca nel nostro Paese): fine dell’asilo per i rifugiati, revoca della cittadinanza olandese e la deportazione per gli immigrati che commettono reati, divieto di doppia cittadinanza, 14enni trattati come adulti dai tribunali, sì a carbone e gas e uscita dagli accordi sul clima.

A inquietare sono anche le sue vecchie simpatie per l’amico Putin, che secondo dei leak di hacker ucraini lo ha coltivato attivamente per anni. Wilders considera illegale l’invasione russa dell’Ucraina, ma è contrario all’invio di aiuti militari a Kiev. Una netta svolta rispetto a Rutte, tra i pochi ad essersi impegnato nell’Ue per l’invio di caccia F-16 all’alleato. Per lui uomini e mezzi dell’esercito servono in patria, per “controllare le frontiere e impedire ai richiedenti asilo di mettere piede sul suolo olandese”.

Quattro anni dopo l’annessione russa della Crimea, nel febbraio del 2018, Wilders andò a Mosca. Il viaggio fu duramente criticato dai familiari delle vittime olandesi del volo civile Mh17, abbattuto dai filorussi mentre sorvolava il Donbass. Quando andò alla Duma, il possibile prossimo premier dell’Aia postò su Twitter una foto tutto sorridente, con la scritta: “Dalla Russia con amore”.

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