Nour el-Taher, detenuta palestinese rilasciata da Israele in cambio degli ostaggi: “Mi batterò per Gaza, il 7 ottobre la nostra vittoria”
di Francesca BorriRAMALLAH – Mentre a Ramallah, davanti al carcere di Ofer, si celebravano i primi 39 detenuti palestinesi rilasciati in cambio dei primi 24 ostaggi israeliani, venerdì sera a Tulkarem un'altra folla si riuniva davanti a un traliccio dell'elettricità per celebrare tutt'altro: l'impiccagione di due presunte spie. Accusate di avere trasmesso all'Idf la posizione Gps di quattro alti comandanti di Hamas uccisi il 6 novembre. Le immagini dell'esecuzione sono sgranate, ma soprattutto, così feroci, che passano molte ore prima che sia accertato che sì: è proprio la West Bank.
Quelle bandiere verdi sono inequivocabili. Non è l'Iraq. Non è l'Afghanistan. Non è un video riciclato. Ma Nour el-Taher commenta solo: "Il nemico è chiunque consenta a Israele di esistere". Di occupare?, chiedi, pensando di avere frainteso. "No. Di esistere". È una dei 39, arrestata a settembre durante scontri alla moschea di al-Aqsa, e ha solo 18 anni. Non lo diresti, data la fermezza della voce. E né puoi intuirlo …
RAMALLAH – Mentre a Ramallah, davanti al carcere di Ofer, si celebravano i primi 39 detenuti palestinesi rilasciati in cambio dei primi 24 ostaggi israeliani, venerdì sera a Tulkarem un'altra folla si riuniva davanti a un traliccio dell'elettricità per celebrare tutt'altro: l'impiccagione di due presunte spie. Accusate di avere trasmesso all'Idf la posizione Gps di quattro alti comandanti di Hamas uccisi il 6 novembre. Le immagini dell'esecuzione sono sgranate, ma soprattutto, così feroci, che passano molte ore prima che sia accertato che sì: è proprio la West Bank.
Quelle bandiere verdi sono inequivocabili. Non è l'Iraq. Non è l'Afghanistan. Non è un video riciclato. Ma Nour el-Taher commenta solo: "Il nemico è chiunque consenta a Israele di esistere". Di occupare?, chiedi, pensando di avere frainteso. "No. Di esistere". È una dei 39, arrestata a settembre durante scontri alla moschea di al-Aqsa, e ha solo 18 anni. Non lo diresti, data la fermezza della voce. E né puoi intuirlo da altro: è coperta fino alla caviglie da un niqab verde. Verde Hamas. Che programmi hai ora?, chiedi. Intendendo proprio: ora. Una serie su Netflix, un tè con le amiche. Ma è un pensiero fisso. Ti risponde: "Mi batterò per Gaza". Non era mai stata in carcere. Ed è così duro che stai sveglio tutta la notte perché hai paura del giorno dopo, dice.
"Ma poi resisti: perché sai che sei innocente. Qualsiasi sia l'accusa, qui, sei innocente, sempre, perché se hai violato la legge, è stato solo per opporti a Israele: per avere giustizia. Dei nostri 7mila prigionieri, 142 sono morti, morti di morte naturale: Israele non rilascia neppure i corpi. Di cosa è mai colpevole un morto?", dice.
"Quando è arrivata la notizia che la Resistenza si era impadronita di alcuni soldati, non ho avuto dubbi: saremmo state liberate. Perché la Resistenza non dimentica chi soffre. E ora è il nostro turno: non dimenticheremo la sofferenza degli altri prigionieri, e quella dei combattenti, e quella di tutta Gaza. E faremo la nostra parte. Faremo a staffetta. Fino all'ultimo. Questa è la nostra vittoria", dice. E non si riferisce a oggi. Si riferisce al 7 Ottobre.
In cui sostiene, appunto, che siano stati solo sequestrati alcuni soldati. Tutto il resto, nega. Gli altri ostaggi, i kibbutz. Il rave. Cita alcuni dei video più citati dai palestinesi. Uno in cui un miliziano tutto affettuoso passa dell'acqua a un ragazzino a cui hanno appena ucciso padre e madre, e gli insegna una frase del Corano: a riprova che Hamas protegge i bambini. E poi un altro, più recente, sul rave. Che sarebbe stato bombardato per errore da elicotteri dell'Idf. Ma è inutile insistere con le domande. Ti dice: "Se per Israele a Gaza non esistono civili, anche per noi Israele non ha civili".
Abita a Nablus. La città dei Lions' Den, i ventenni che per primi, un anno fa, sono tornati alle armi, e da cui tutto è iniziato. Ma anche la città in cui tutto era finito: a settembre, mentre Nour el-Taher era già in carcere, su pressione non solo di Israele, ma delle famiglie, i Lions' Den si sono consegnati all'Autorità Palestinese. Quei pochi ancora vivi. Nablus gli si è rivoltata contro a luglio, quando hanno giustiziato la prima presunta spia.
L'interprete accetta controvoglia di tradurmi la telefonata. E a una condizione: "Nel primo giorno di tregua, 39 palestinesi sono stati rilasciati, sì: ma 17 sono stati arrestati. Torna qui alla fine del cessate il fuoco. Quando, dopo Gaza Nord, sarà rasa al suolo anche Gaza Sud. E vedremo chi sarà ancora con Hamas. Perché sarà la vittoria, sì: ma di Israele".