Israele, è crisi con Spagna e Belgio. Sánchez: “Fermate il massacro”, la replica: “Sostenete i terroristi”
di Alessandro OppesIl viaggio in Medio Oriente del premier spagnolo Pedro Sánchez – prima missione internazionale a pochi giorni dalla riconferma alla guida del governo – si conclude con una grave crisi diplomatica con Israele. Il ministro degli Esteri Eli Cohen ha convocato gli ambasciatori di Spagna e Belgio (Sánchez, presidente di turno dell’Unione europea, era accompagnato dal premier belga Alexander de Croo, che guiderà l’Unione nel prossimo semestre) per contestare duramente le dichiarazioni fatte durante l’ultima tappa della visita, al valico di Rafah, in Egitto. «Confermo il diritto di Israele a difendersi, ma all’interno dei parametri e dei limiti che impone il diritto internazionale umanitario. E ciò non sta avvenendo», ha detto Sánchez. «Il massacro indiscriminato di civili innocenti, compresi migliaia di bambini e bambine, è completamente inaccettabile. La violenza condurrà solo ad altra violenza». Per il governo israeliano si tratta di «false affermazioni» che «appoggiano il terrorismo». La…
Il viaggio in Medio Oriente del premier spagnolo Pedro Sánchez – prima missione internazionale a pochi giorni dalla riconferma alla guida del governo – si conclude con una grave crisi diplomatica con Israele. Il ministro degli Esteri Eli Cohen ha convocato gli ambasciatori di Spagna e Belgio (Sánchez, presidente di turno dell’Unione europea, era accompagnato dal premier belga Alexander de Croo, che guiderà l’Unione nel prossimo semestre) per contestare duramente le dichiarazioni fatte durante l’ultima tappa della visita, al valico di Rafah, in Egitto. «Confermo il diritto di Israele a difendersi, ma all’interno dei parametri e dei limiti che impone il diritto internazionale umanitario. E ciò non sta avvenendo», ha detto Sánchez. «Il massacro indiscriminato di civili innocenti, compresi migliaia di bambini e bambine, è completamente inaccettabile. La violenza condurrà solo ad altra violenza». Per il governo israeliano si tratta di «false affermazioni» che «appoggiano il terrorismo». La replica, quasi immediata, è arrivata dal ministro degli Esteri di Madrid, José Manuel Albares, che ha liquidato le accuse come «totalmente false e inaccettabili» e ha convocato l’ambasciatrice israeliana.
L’incidente diplomatico ha colto di sorpresa l’esecutivo spagnolo perché le parole pronunciate da Sánchez ieri in Egitto (dove ha incontrato anche il presidente Abdel Fattah al-Sisi) ricalcano i concetti già formulati il giorno prima in Israele durante i colloqui con il presidente Isaac Herzog (a cui ha detto: «Bisogna fermare questa catastrofe umanitaria, la risposta non può implicare la morte di gente innocente») e con lo stesso primo ministro Benjamin Netanyahu («il numero di palestinesi morti è realmente insopportabile, bisogna distinguere tra obiettivi militari e la protezione dei civili»).
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Ma è probabile che, a irritare in modo particolare Israele sia il fatto che ieri Sánchez ha aperto la porta a riconoscere, eventualmente anche in modo unilaterale, lo Stato palestinese: «È arrivato il momento per la comunità internazionale, e specialmente per l’Ue, di prendere una decisione sul riconoscimento dello Stato di Palestina. Sarebbe importante che molti membri dell’Ue lo facessero insieme. Ma se questo non succede, ovviamente la Spagna prenderà le proprie decisioni». E a spingerlo su questo terreno è la principale alleata nella coalizione di governo, la vicepremier e leader di Sumar, Yolanda Díaz, che in un post su X (l’ex Twitter) lo invita a «passare dalle parole ai fatti: è stato un impegno preciso nell’accordo di governo, è una questione di giustizia farlo subito».
Sánchez è stato fin dall’inizio uno dei leader europei più critici sugli attacchi indiscriminati di Israele contro i palestinesi a Gaza, più in sintonia con l’alto rappresentante per la politica estera Josep Borrell (anche lui spagnolo e socialista) che non con gli equilibrismi della linea ufficiale di Bruxelles, che si è limitata a chiedere «pause umanitarie» nel conflitto.