Israele, Biden: “Ora la tregua va estesa” e incassa l’ok di Netanyahu
dalla nostra inviata Francesca CaferriGERUSALEMME — «Continueremo a lavorare fino a quando ogni ostaggio non sarà tornato a casa. La piccola Abigail è il segnale che questo è possibile». È un Joe Biden commosso quello che incontra i giornalisti pochi minuti dopo che gli operatori della Croce rossa hanno consegnato agli emissari israeliani i 18 ostaggi (14 israeliani e 4 thailandesi) liberati ieri sera da Hamas. Ma al di là della vicenda umana, quella che il presidente americano ha voluto comunicare alla stampa è la direzione che gli Stati Uniti intendono prendere da oggi, quando ufficialmente scadranno i quattro giorni di cessate il fuoco siglati fra Hamas e Israele con la mediazione di Qatar e Egitto.
«Aiuti umanitari di cui c’è assoluto bisogno stanno entrando e ostaggi stanno uscendo – ha detto Biden – questo accordo è strutturato in modo da essere esteso per portare ulteriori risultati. Questo è il mio scopo: prolungare questa pausa». Una lnea su cui il leader americano ha trovato concorde anche Benjamin Netany…
GERUSALEMME — «Continueremo a lavorare fino a quando ogni ostaggio non sarà tornato a casa. La piccola Abigail è il segnale che questo è possibile». È un Joe Biden commosso quello che incontra i giornalisti pochi minuti dopo che gli operatori della Croce rossa hanno consegnato agli emissari israeliani i 18 ostaggi (14 israeliani e 4 thailandesi) liberati ieri sera da Hamas. Ma al di là della vicenda umana, quella che il presidente americano ha voluto comunicare alla stampa è la direzione che gli Stati Uniti intendono prendere da oggi, quando ufficialmente scadranno i quattro giorni di cessate il fuoco siglati fra Hamas e Israele con la mediazione di Qatar e Egitto.
«Aiuti umanitari di cui c’è assoluto bisogno stanno entrando e ostaggi stanno uscendo – ha detto Biden – questo accordo è strutturato in modo da essere esteso per portare ulteriori risultati. Questo è il mio scopo: prolungare questa pausa». Una lnea su cui il leader americano ha trovato concorde anche Benjamin Netanyahu in una telefonata ieri sera: «Ho detto al presidente Biden: c’è un piano di intesa, prevede la liberazione di 10 ostaggi per ogni giorno ulteriore di tregua. Tutto ciò è positivo», ha detto il premier israeliano in una dichiarazione dopo la chiamata. Ribadendo anche quello che aveva annunciato durante la visita del pomeriggio a Gaza parlando con i soldati impegnati nella Striscia: «Alla fine di quel piano riprenderemo con tutta la forza la nostra azione per conseguire gli obiettivi della guerra».
Si va dunque verso un prolungamento del cessate il fuoco, da ufficializzare oggi: meno chiaro invece è dove si andrà in un futuro di lungo periodo. Secondo Biden nessuno «vuole vedere Hamas avere un ruolo a Gaza» nel futuro e la soluzione dei due Stati «è l’unico modo per garantire la sicurezza a lungo termine sia del popolo israeliano che di quello palestinese. Per garantire che sia gli israeliani che i palestinesi possano vivere in egual misura di libertà e dignità». Ma di questo il leader israeliano al momento non è disposto a parlare, tanto è vero che il suo governo e l’Idf continuano a mettere a punto, giorno dopo giorno, i piani per estendere verso il Sud della Striscia le azioni militari nel momento stesso in cui lo stop ai combattimenti sarà finito. Ad occuparsi della questione sarà nei prossimi giorni ancora una volta il segretario di Stato Usa Antony Blinken, il cui ritorno in Israele è atteso entro questa settimana.
Oggi sarà una giornata di intenso lavoro diplomatico: se Hamas si è detta pronta a discutere l’estensione del cessate il fuoco e il rilascio di altri ostaggi se Israele «lavorerà seriamente per il rilascio di altri palestinesi», i dettagli del prolungamento vanno ancora messi a punto.
Con il primo ministro qatarino Mohammedn bin Adbulrahman al Thani che dice al Financial Times che almeno una quarantina di donne e bambini non sono nelle mani del gruppo e che servirà tempo per trovarli. Quanto tempo servirà, se e quanto Israele sarà disposto a concederne sono i punti su cui è chiamato a lavorare il team negoziale. La delegazione qatarina arrivata in Israele due giorni fa è ancora nel Paese: e oggi avrà una lunga giornata di lavoro da svolgere insieme ai rappresentanti egiziani e a quelli americani incaricati dai rispettivi governi di trattare. È possibile anche che incontri una rappresentanza delle famiglie degli ostaggi: ieri hanno chiesto ufficialmente di essere ricevute.