Jack Ma, la nuova vita: “Via al business del cibo preconfezionato”
dal nostro corrispondente Gianluca ModoloJack Ma
(reuters)PECHINO - L’ennesima nuova vita di Jack Ma. L’ex imperatore del tech cinese si lancia in un nuovo business: quello del cibo preconfezionato. Sembra averci visto lungo “Maestro Jack”: secondo gli analisti di mercato, l’industria cinese dei piatti pronti potrebbe valere mille miliardi di yuan (125 miliardi di euro) nel 2026, più del doppio di quanto vale ora.
Il co-fondatore ed ex presidente di Alibaba ha registrato pochi giorni fa a Hangzhou - città natale sua e del suo impero commerciale - una nuova società che si occuperà di “vendita di alimenti preconfezionati e vendita al dettaglio di prodotti agricoli”: la “Cucina di Ma”. Società interamente di proprietà della Hangzhou Dajingtou Culture and Art, che appartiene al 99,9% a Ma. Capitale registrato: 10 milioni di yuan, circa 1,25 milioni di euro.
Non sorprende che Ma si sia buttato in questa nuova impresa. Dopo le turbolenze col Partito comunista, le sparizioni e le riapparizioni, l’imprenditore miliardario, che nel 2019 si è dimesso d…
PECHINO - L’ennesima nuova vita di Jack Ma. L’ex imperatore del tech cinese si lancia in un nuovo business: quello del cibo preconfezionato. Sembra averci visto lungo “Maestro Jack”: secondo gli analisti di mercato, l’industria cinese dei piatti pronti potrebbe valere mille miliardi di yuan (125 miliardi di euro) nel 2026, più del doppio di quanto vale ora.
Il co-fondatore ed ex presidente di Alibaba ha registrato pochi giorni fa a Hangzhou - città natale sua e del suo impero commerciale - una nuova società che si occuperà di “vendita di alimenti preconfezionati e vendita al dettaglio di prodotti agricoli”: la “Cucina di Ma”. Società interamente di proprietà della Hangzhou Dajingtou Culture and Art, che appartiene al 99,9% a Ma. Capitale registrato: 10 milioni di yuan, circa 1,25 milioni di euro.
Non sorprende che Ma si sia buttato in questa nuova impresa. Dopo le turbolenze col Partito comunista, le sparizioni e le riapparizioni, l’imprenditore miliardario, che nel 2019 si è dimesso da presidente di Alibaba, ha iniziato in questi anni a rivolgere sempre più il proprio sguardo al settore dell’agricoltura attraverso la sua fondazione. Pratica che al Partito di certo non dispiace visto che Xi Jinping ha fatto della valorizzazione delle aree rurali arretrate una delle pietre miliari dei suoi mandati.
Durante il suo “esilio” in questi anni Ma è stato avvistato due volte nei Paesi Bassi per studiare le tecniche della produzione alimentare sostenibile; in Spagna per un tour su agricoltura e tecnologia; in Giappone - ricorda il quotidiano South China Morning Post, di proprietà di Alibaba - “ha trascorso del tempo a studiare l'allevamento dei tonni, e sarebbe coinvolto in una start-up che si occupa di pesca e agricoltura”; l’Università di Tokyo lo ha nominato visiting professor su agricoltura sostenibile e produzione alimentare; in Thailandia ha visitato una fabbrica di gamberi e cenato con il presidente del Charoen Pokphand Group, uno dei più importanti produttori di mangimi del Paese.
Dopo tanto peregrinare, a marzo di quest’anno Ma era finalmente riapparso in Cina, sempre ad Hangzhou, una visita letta da molti analisti all’epoca come un messaggio da parte del Partito comunista: fare business in Cina è sicuro. Pechino sa che Jack Ma potrebbe essere una delle migliori occasioni per ristabilire la propria reputazione presso il settore privato nel Paese dopo le campagne normative degli ultimi anni. Iniziate proprio nei confronti di Ma.
L’imprenditore era sparito dai radar dopo che nell’ottobre del 2020 dal palco del Bund Summit di Shanghai se la prese con le banche cinesi e la loro “mentalità da banco dei pegni”; con i regolatori, e la loro ossessione per il rischio, colpevoli di soffocare l’innovazione; con le autorità, per il loro modo di gestire il nuovo mondo della finanza digitale. Il 2 novembre di quell’anno l’agenzia di stampa di Stato Xinhua pubblica un articolo dal titolo insolito: “Non parlare senza pensare, non fare qualunque cosa vuoi, non agire secondo i tuoi desideri”. Nel testo, un dipinto. È del giapponese Higashiyama: un cavallo (Ma) tra le nuvole (Yun). Ma Yun, cioè il nome, in cinese, di Jack Ma. Nemmeno 24 ore dopo, il 3 novembre, arriva lo stop all’Ipo da record in Borsa per la sua fintech Ant da 31,4 miliardi di euro: la più ricca della storia. Nelle settimane che seguono l’Antitrust inizia ad interessarsi più del solito al suo impero. Di lì a poco arriva (aprile 2021) la maxi multa da 2,3 miliardi per abuso di posizione dominante.
Il fondatore di Alibaba ha ancora un'influenza significativa sul gigante dell'e-commerce. Dopo il ritorno di Ma in Cina all'inizio dell'anno, Alibaba ha avviato la più grande ristrutturazione aziendale di sempre, con un piano volto a dividere il colosso in sei unità aziendali indipendenti. La ristrutturazione ha affrontato la sua prima grande sfida il 16 novembre, però: l'azienda ha interrotto i piani di quotazione pubblica di Alibaba Cloud.