Ecuador, lo strapotere dei narcos: il boss Santacruz scarcerato poche ore dopo la cattura
di Daniele MastrogiacomoArrestato e subito rilasciato. In Ecuador comandano ancora i narcotrafficanti. Fanno pressioni, minacciano, sono in grado di condizionare la giustizia. L’ultimo, clamoroso esempio è avvenuto tra domenica e il primo pomeriggio di ieri. Un forte dispiegamento di fanti della Marina, impiegati nella lotta alla criminalità, ha intercettato un camion a bordo del quale c’era Jaime Henrique Santacruz Cruz, alias “Mito”, il leader de Los Lobos, il più forte Cartello dell’Ecuador e di gran parte dell’America Latina. Un’organizzazione legata a Jalisco Nueva Generación, gruppo dominante in Messico. Vanta un vero esercito di 8 mila aderenti.
Il mezzo stava transitando nel settore 4 aprile del quartiere di Achala, vicino a Puerto Bolivar. Si è fermato per un guasto. I militari lo hanno circondato e verificato chi si trovava all’interno. Seduto sul lato del passeggero c’era Jaime. L’uomo ha mantenuto la calma e ha presentato i suoi documenti. Addosso aveva una pistola e due caricatori, oltre a un b…
Arrestato e subito rilasciato. In Ecuador comandano ancora i narcotrafficanti. Fanno pressioni, minacciano, sono in grado di condizionare la giustizia. L’ultimo, clamoroso esempio è avvenuto tra domenica e il primo pomeriggio di ieri. Un forte dispiegamento di fanti della Marina, impiegati nella lotta alla criminalità, ha intercettato un camion a bordo del quale c’era Jaime Henrique Santacruz Cruz, alias “Mito”, il leader de Los Lobos, il più forte Cartello dell’Ecuador e di gran parte dell’America Latina. Un’organizzazione legata a Jalisco Nueva Generación, gruppo dominante in Messico. Vanta un vero esercito di 8 mila aderenti.
Il mezzo stava transitando nel settore 4 aprile del quartiere di Achala, vicino a Puerto Bolivar. Si è fermato per un guasto. I militari lo hanno circondato e verificato chi si trovava all’interno. Seduto sul lato del passeggero c’era Jaime. L’uomo ha mantenuto la calma e ha presentato i suoi documenti. Addosso aveva una pistola e due caricatori, oltre a un bel rotolo di dollari: 15 mila, in biglietti da cento. Non ha saputo giustificare da dove provenissero questi soldi. Gli è stato chiesto il porto d’armi, lo ha tirato fuori e sembrava regolare.
Ma è bastato un confronto con il database per scoprire che si trattava del boss più ricercato del Paese, già arrestato nell’aprile del 2022 per traffico internazionale di stupefacenti e di armi, regista della serie di rivolte in carcere che in due anni avevano provocato il massacro di oltre 300 detenuti, la presa di ostaggi, lunghe trattative, assedi, fino alla proclamazione dello stato di emergenza permanente che aveva poi portato alla crisi di governo, alle dimissioni dell’allora presidente Guillermo Lasso, a nuove elezioni anticipate segnate da un clima di terrore, scandite da attentati e dall’assassinio del candidato presidenziale Fernando Villavicencio. Fino alla vittoria di Daniel Noboa, entrato in carica il 23 novembre scorso, che ha sancito l’inizio di una nuova era per il paese andino.
La cattura del boss de Los Lobos era stato il primo segnale di questa svolta legalitaria. Ma è durata meno di 12 ore. Santacruz è stato fermato e trasferito nel commissariato di Puerto Bolivar. Si doveva procedere all’interrogatorio di garanzia e alla formalizzazione delle accuse. Ma è arrivato di corsa l’avvocato di fiducia. Ha spiegato che si trattava di un equivoco, che il suo cliente in realtà era un imprenditore nel settore nautico, proprietario di una barca ormeggiata sulla banchina del porto. I soldi facevano parte delle necessità personali, portava una pistola per motivi di sicurezza perché minacciato dagli estorsori.
Mentre il legale mandava avanti la difesa, all’esterno scoppiavano gli incidenti. Si era sparsa la voce dell’arresto del capo de Los Lobos e decine di persone si sono radunate attorno e davanti al commissariato chiedendo l’immediata liberazione del detenuto. Sono state bloccate le strade principali, hanno dato fuoco ad alcune auto e a dei camion. È intervenuta la polizia ma ha dovuto desistere dopo essere stata investita da un fitto lancio di pietre e bastoni mentre echeggiavano i primi colpi di pistola. Un agente è rimasto ferito.
All’interno della stazione di polizia i dirigenti hanno contattato il pubblico ministero Junot Minuche che era di turno. Il magistrato ha deciso di lasciare il caso al giudice delle indagini preliminari e non ha confermato il fermo. Non c’erano, a suo parere, gli elementi di prova per giustificare l’ordine restrittivo. Il giudice Ramiro Loayza ha accolto il parere del pm. Niente arresto, bastano le indagini che determineranno le accuse.
Jaime Herinque Santacruz ha sorriso. È uscito libero dal commissariato. All’esterno la rivolta si è placata. Il boss è stato salutato da grida e applausi. Ha ripreso la sua strada con calma, a bordo di un’auto che nel frattempo era arrivata a prelevarlo. Il nuovo Ecuador può attendere. Sradicare il potere dei Cartelli non sarà facile.