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L’Olanda restituisce a Kiev il “tesoro degli sciti” proveniente dalla Crimea. Ma Mosca protesta

In seguito all’annessione della penisola da parte della Russia, il museo di antichità Allard Pierson di Amsterdam che lo aveva preso in prestito ha custodito la preziosa collezione per dieci anni fino al chiarimento giuridico dell’Aia
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LONDRA - A chi appartiene il “tesoro degli sciti?” Alla Crimea, della quale sono originari i più di duemila pezzi di una preziosa collezione che risale all’epoca in cui la regione era costellata di colonie greche. Ma a chi appartiene la Crimea? All’Ucraina, afferma la Corte Suprema dell’Aia, sebbene da quasi dieci anni la penisola sul mar Nero sia stata invasa, occupata e infine annessa dalla Russia.

La sentenza del tribunale di più alto grado olandese ha così messo in moto la restituzione del cosiddetto oro degli sciti al governo di Kiev, che lo metterà almeno temporaneamente in un museo della capitale e che ha accolto la decisione come il riconoscimento che la Crimea fa giuridicamente parte dell’Ucraina. Il verdetto ha suscitato naturalmente la reazione opposta a Mosca: “L’oro degli sciti fa parte del patrimonio culturale e storico della Crimea”, commenta Dimitrij Peskov, portavoce del Cremlino, “e lì deve rimanere”. O perlomeno tornare.

Il tesoro in questione fu concesso in pr…

LONDRA - A chi appartiene il “tesoro degli sciti?” Alla Crimea, della quale sono originari i più di duemila pezzi di una preziosa collezione che risale all’epoca in cui la regione era costellata di colonie greche. Ma a chi appartiene la Crimea? All’Ucraina, afferma la Corte Suprema dell’Aia, sebbene da quasi dieci anni la penisola sul mar Nero sia stata invasa, occupata e infine annessa dalla Russia.

La sentenza del tribunale di più alto grado olandese ha così messo in moto la restituzione del cosiddetto oro degli sciti al governo di Kiev, che lo metterà almeno temporaneamente in un museo della capitale e che ha accolto la decisione come il riconoscimento che la Crimea fa giuridicamente parte dell’Ucraina. Il verdetto ha suscitato naturalmente la reazione opposta a Mosca: “L’oro degli sciti fa parte del patrimonio culturale e storico della Crimea”, commenta Dimitrij Peskov, portavoce del Cremlino, “e lì deve rimanere”. O perlomeno tornare.

Il tesoro in questione fu concesso in prestito nel 2014 all’Olanda da quattro musei della Crimea e da uno di Kiev per la mostra “Crimea: oro e segreti del mar Nero”, aperta dal febbraio all'agosto di quell'anno al Museo delle Antichità Allard Pierson di Amsterdam. Ma quando la Russia ha invaso la Crimea, poco dopo l’inaugurazione della mostra, il museo olandese non ha saputo più a chi avrebbe potuto restituire la collezione.

Così gli antichi reperti sono rimasti bloccati in un limbo per dieci anni, fino alla sentenza della Corte Suprema dell’Aia che questa estate ha fatto chiarezza, respingendo la richiesta della Russia attraverso le corti di più basso grado e chiudendo definitivamente la disputa dal punto di vista giuridico. Gli oltre duemila pezzi sono arrivati nei giorni scorsi a Kiev, dove saranno autenticati. Includono un elmo d'oro del quarto secolo avanti Cristo, pettorali, monili, per un valore complessivo stimato in un milione di dollari.

Ma è il valore politico ad avere scatenato la polemica. Sergej Aksionov, governatore della Crimea, auspica addirittura una “soluzione militare” per riprendersi il tesoro degli sciti. Lo stesso genere di soluzione, insomma, con cui Putin si è preso la Crimea e ha poi provato a prendersi tutta l’Ucraina, che combatte da quasi due anni per respingere l’invasione e difendere il proprio territorio. Non è detto che Kiev riuscirà a riconquistare la Crimea. Ma intanto ha riavuto almeno l'oro degli sciti.

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