No al “terrore” contro i civili a Gaza, quella telefonata difficile tra il Papa e Herzog
di Iacopo ScaramuzziPapa Francesco ha qualificato come “terrore” l’intervento militare israeliano a Gaza nel corso di una telefonata avvenuta nelle scorse settimane con il presidente israeliano Isaac Herzog. A riferirlo, citando come fonte un alto funzionario israeliano, è il Washington Post.
Terroristi e civili
Secondo il quotidiano statunitense, nel corso di una telefonata avvenuta a fine ottobre Herzog ha parlato al Pontefice dell’eccidio compiuto da Hamas il 7 ottobre al sud di Israele e Bergoglio ha replicato che è “vietato rispondere al terrore con il terrore”. Il riferimento del Papa sembra essere alla guerra dell’esercito israeliano a Gaza: “Come potrebbe essere interpretato altrimenti?”, afferma il funzionario israeliano. Il presidente israeliano ha protestato, affermando che il governo a Gaza stava facendo quel che è necessario per difendere i propri cittadini, e il Papa ha ribattuto che gli autori degli attentati devono considerati responsabili ma non i civili. Lo scambio, scrive sempre il Was…
Papa Francesco ha qualificato come “terrore” l’intervento militare israeliano a Gaza nel corso di una telefonata avvenuta nelle scorse settimane con il presidente israeliano Isaac Herzog. A riferirlo, citando come fonte un alto funzionario israeliano, è il Washington Post.
Terroristi e civili
Secondo il quotidiano statunitense, nel corso di una telefonata avvenuta a fine ottobre Herzog ha parlato al Pontefice dell’eccidio compiuto da Hamas il 7 ottobre al sud di Israele e Bergoglio ha replicato che è “vietato rispondere al terrore con il terrore”. Il riferimento del Papa sembra essere alla guerra dell’esercito israeliano a Gaza: “Come potrebbe essere interpretato altrimenti?”, afferma il funzionario israeliano. Il presidente israeliano ha protestato, affermando che il governo a Gaza stava facendo quel che è necessario per difendere i propri cittadini, e il Papa ha ribattuto che gli autori degli attentati devono considerati responsabili ma non i civili. Lo scambio, scrive sempre il Washington Post, è stato così poco gradito che le autorità israeliane all’epoca decisero di non renderlo pubblico.
Con i palestinesi e gli israeliani
Le parole pronunciate al telefono dal Papa, che come vuole la prassi non vengono confermate né smentite dalla Santa Sede, rispecchiano quanto Francesco ha detto, sempre a quanto riferito indirettamente, nel corso dei due recenti incontri a porte chiuse con un gruppo di famigliari israeliani degli ostaggi di Hamas a Gaza e ad un gruppo di palestinesi parenti di persone che abitano nella Striscia di Gaza. Nel corso di un successivo incontro degli ospiti palestinesi con la stampa, in particolare, Yousif al Houry ha riferito che il Papa avrebbe detto: “Il terrore non può giustificare altro terrore”. Secondo Shirin Hilal, quella nella Striscia “non è una guerra, perché nella guerra c’è un equilibrio di poteri”, avrebbe detto Francesco: “E’ una guerra contro i civili, è un genocidio”. Sempre a quanto riferito dalla donna palestinese, Francesco avrebbe “condannato chiaramente quanto ha fatto Hamas” e “detto che gli ostaggi devono ritornare a casa”, ma avrebbe affermato che “anche quello che accade ai palestinesi è terrorismo”. In piazza San Pietro per l’udienza generale, quella mattina, il Papa ha pregato per la pace raccontando ai fedeli presenti di avere incontrato separatamente i due gruppi affermando: “Loro soffrono tanto e ho sentito come soffrono ambedue”, e poi aggiungendo: “Le guerre fanno questo, ma qui siamo andati oltre le guerre, questo non è guerreggiare, questo è terrorismo”. Parole che, ha riferito nella conferenza stampa degli ospiti israeliani Yair Rotem, il Papa avrebbe indirizzato anche a loro: “Quello che vi è accaduto è oltre la guerra, è terrorismo”.
La posizione della Santa Sede
In seguito alle critiche sollevate il giorno dopo dall’Assemblea Rabbinica d’Italia nei confronti del Papa, il cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin ha sottolineato che per quanto riguarda il “terribile attacco che ha subito Israele e che va condannato, mi pare che la parte della Santa Sede c'è sempre stata una presa di posizione molto netta nei confronti dell'attacco di Hamas: non è che non abbiamo sorvolato su questo punto. Nello stesso tempo – ha proseguito Parolin – non possiamo neppure ignorare quello che succede dall'altra parte, dove ci sono ci sono stati tanti morti, tanti feriti, tante distruzioni. Il Papa vuole essere vicino alle sofferenze di tutti coloro che soffrono”.