La Russia mette al bando per estremismo il movimento Lgbt internazionale
di Riccardo RicciIl giudice Nefedov durante la lettura della sentenza a Mosca
MOSCA - La Corte Suprema della Federazione Russa ha riconosciuto “estremista” il “movimento internazionale Lgbt”. Il prevedibile esito del procedimento, avviato dal ministero della Giustizia meno di due settimane fa, è stato annunciato al termine di un’udienza a porte chiuse durata quattro ore. In aula sono stati ammessi solo i rappresentanti del ministero. Ai media è stato concesso di ascoltare solo la decisione.
Nell’istanza presentata il 17 novembre il ministero della Giustizia ha fatto riferimento ad un generico “movimento sociale internazionale Lgbt” senza specificare nel concreto quale fosse l’organizzazione ritenuta pericolosa per la stabilità del Paese.
Un generico divieto del “movimento Lgbt”, subito condannato dall’Onu, che come hanno osservato attivisti e difenso…
MOSCA - La Corte Suprema della Federazione Russa ha riconosciuto “estremista” il “movimento internazionale Lgbt”. Il prevedibile esito del procedimento, avviato dal ministero della Giustizia meno di due settimane fa, è stato annunciato al termine di un’udienza a porte chiuse durata quattro ore. In aula sono stati ammessi solo i rappresentanti del ministero. Ai media è stato concesso di ascoltare solo la decisione.
Nell’istanza presentata il 17 novembre il ministero della Giustizia ha fatto riferimento ad un generico “movimento sociale internazionale Lgbt” senza specificare nel concreto quale fosse l’organizzazione ritenuta pericolosa per la stabilità del Paese.
Un generico divieto del “movimento Lgbt”, subito condannato dall’Onu, che come hanno osservato attivisti e difensori dei diritti umani potrebbe trasformarsi nella condanna indiscriminata di un intero gruppo sociale fino alla persecuzione delle persone con “orientamento non tradizionale”, come definite dalla legge russa, semplicemente per il fatto stesso della loro esistenza.
Sullo sfondo di una legislazione dai contorni sfumati la comunità Lgbt potrebbe avere ancora meno opportunità di condurre il dibattito pubblico e difendere i propri diritti.
Finora la legge ha punito solo la propaganda pubblica delle tematiche relative all'identità di genere non tradizionale: nel 2013, il Parlamento ha adottato una legge che vieta di trattare tali temi in presenza di minori, nel 2022, i parlamentari hanno esteso i divieti alla vita pubblica nel complesso, media e cinema compresi, qualunque sia l’età delle persone a cui sono destinate le informazioni.
La decisione della Corte suprema rischia di creare un pericoloso precedente: il bando di un gruppo di persone, sia pure non organizzate, solo perché accomunate da alcune caratteristiche personali. “Tanto assurdo quanto, ad esempio, chiamare ‘movimento sociale’ tutti i pensionati o le persone di un certo gruppo etnico”, hanno osservato gli attivisti di Memorial, che insieme a Ovd-Info, ed altre ong nei giorni scorsi hanno fatto appello contro la proposta del Ministero.
In assenza di un movimento organizzato e strutturato, rappresentato da un organigramma, il processo si è svolto anche senza un imputato che potesse difendersi. Alcuni attivisti hanno cercato di avere accesso agli atti, creando in tutta fretta un’organizzazione dal nome "Movimento Sociale Lgbt Internazionale" che potesse ricevere i materiali del procedimento.
“L'organizzazione che il Ministero della Giustizia intende riconoscere come estremista non esisteva fino a questa settimana. Quindi abbiamo dovuto crearla", ha dichiarato uno dei cofondatori, Jaroslav Rasputin.
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In precedenza un tentativo autonomo di essere ammesso al processo era stato fatto dall’attivista Igor Kochetkov, poi confluito nel nuovo movimento. “Cambieremo tattica e strategia, ma continueremo. Non sarà possibile intimidirci – ha dichiarato Kochetkov - È chiaro che molte persone sono già spaventate”. Il nuovo movimento, ha assicurato, farà appello contro questa decisione. Non solo in Russia, ma anche alle agenzie competenti delle Nazioni Unite, oggi tra le ultime piattaforme di dialogo dalle quali la Russia non si è ritirata.